Scelti dai lettori: la nuova legislazione islandese sulla liberta’ di stampa

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C'erano tante idee per la rubrica scelti dai lettori - a me appassionava molto una Beppe Grillo story, magari la teniamo buona per la prossima settimana! - ma stavolta ci occupiamo della legislazione islandese per la libertà di stampa.

Sì, perché mentre da noi per mesi si è discusso della Legge Bavaglio, del ddl Alfano Intercettazioni, insomma, di norme che la libertà di stampa la limitavano a livelli onestamente inopportuni per una democrazia moderna, altrove che accadeva?

Bé, In Islanda accadeva che il provvedimento chiamato Icelandic Modern Media Iniziative - qui una serie di faq - passava in parlamento. Molti hanno parlato da quel momento di "Islanda paradiso della libertà di stampa", ma vediamo bene di che si tratta in concreto...

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Dell'Icelandic Modern Media Iniziative potete leggervi qualcosa sul sito ufficiale: naturalmente c'è anche l'inglese, visto che immagino pochi di voi abbiano dimestichezza con l'islandese. Per farvi un'idea, c'è un pezzo di Wired e uno di Repubblica, migliore e più approfondito quello del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari:

Stando alle premesse, l'Islanda potrebbe diventare il bunker mondiale del giornalismo investigativo, le Cayman Islands di un'informazione né manipolatoria né omissiva. Ma anche attirare specialisti della disinformazione e mestieranti della calunnia. Potrebbe arretrare sotto l'incalzare di silenziose pressioni internazionali. Oppure restituire la voce agli zittiti - dissidenti, perseguitati, disomogenei. Nel frattempo l'interesse che la deputata Birgitta Jonsdottir ha registrato nel parlamento europeo, soprattutto nel gruppo liberale, suggerisce che l'iniziativa islandese abbia già ottenuto un risultato cospicuo: chiamare alla riscossa contro la massa di divieti, ingiunzioni e intimidazioni che da quasi un decennio sta comprimendo la libertà d'espressione anche negli Stati di diritto occidentali, spesso con il pretesto della lotta al terrorismo.

Per quanto poi riguarda l'Italia, quel che offre l'Islanda già adesso permette di aggirare i divieti che in origine appartenevano alla goffa proposta del ministro Alfano. Nel concreto, chi volesse divulgare intercettazioni dal contenuto significativo non dovrebbe fare altro che mandare le fotocopie del documento originale ad un sito specializzato nella divulgazione di segreti (il più seguito, Wikileaks.org, ora ha la base ufficiale in Islanda). Per posta, ad uno degli indirizzi indicati nel sito Wikileaks; oppure via Internet attraverso il software Tor, gratuito, che costruisce un gioco di carambole tra computer e rende difficilissimo identificare il mittente. Il personale di Wikileaks verificherebbe l'autenticità del documento attraverso i suoi collaboratori in Italia, e tempo qualche giorno o qualche settimana, lo metterebbe in rete


Ecco, qui ora è tutto più chiaro? Una nazione che coprirebbe Wikileaks, il sito ideato da Julian Assange e balzato agli onori della cronaca settimana scorsa, quando divulgò oltre 90mila file segreti sulla guerra in Afghanistan. Se volete il testo tradotto dell'Icelandic Modern Media Initiative, Gilioli sul suo blog ne ha pubblicato una traduzione in italiano

L’iniziativa legislativa qui delineata si ripropone di rendere l’Islanda un ambiente attraente per la registrazione e l’operatività di organizzazioni internazionali della stampa, nuove start up nel settore dei media, gruppi di attivisti per i diritti umani e data center di Internet. Si prefigge di rafforzare la nostra democrazia tramite il potere della trasparenza e di promuovere lo status internazionale e l’economia della nazione

Foto | Boston.com

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