Altri mille soldati e 364 milioni di euro per l'Afghanistan: la crisi non ferma l'inutile guerra italiana


Nemmeno i documenti pubblicati da Wikileaks sono riusciti a far rinsavire la maggioranza dei nostri parlamentari che in Senato hanno votato in favore della proroga della nostra missione in Afghanistan: i nostri soldati saliranno a 3790 (+ 1000), la spesa per la guerra passerà a 364 milioni di euro (+ 54 milioni), quella per la cooperazione rimarrà ferma a 18 milioni. Lo squilibrio tra i vari capitoli rende evidente quale sia lo scopo di questa missione. Solo l'Italia dei valori ha votato contro mentre il Partito democratico si è allineato al Pdl dimostrando di condividere questo utilizzo dei soldi pubblici e questo approccio alla democrazia portata con i missili.

La "scoperta" delle ricchezze minerarie del sottosuolo afgano non ha aperto gli occhi ai sostenitori dell'intervento umanitario, della guerra a fin di bene, dello sterminio di civili come accettabile effetto collaterale dell'esportazione coatta della democrazia.

Tutti gli analisti dicono che il territorio dell'Afghanistan è sempre più in mano ai Talebani, che i famosi droni (aerei senza pilota) non sono così infallibili e non risolvono la guerra, che stranamente dopo 7 anni di attacchi a quelli che dovrebbero essere degli insorti male armati e in inferiorità numerica e tecnologica i guerriglieri barbuti tengono ancora sotto scacco le forze internazionali che hanno invaso il paese. Qualcuno si spinge anche a ricordare i miliardi di dollari svaniti nel nulla e il curriculum criminale di coloro sono stati scelti per governare questa nuova democrazia armata. Ma tutto questo, per i nostri senatori, non conta.

Foto | Flickr

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