Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente, scontri Israele-Libano: una situazione in sospeso. Una scaramuccia o “un caso isolato”. Così sono stati definiti gli scontri di ieri tra forze armate israeliane e libanesi lungo il confine che separa i due Stati. L’incidente, che ha provocato quattro morti (due soldati e un giornalista da parte libanese e un militare israeliano), sembra essere, per il momento, chiuso.

Le Nazioni Unite hanno fatto immediatamente pressioni su Beirut e Tel Aviv chiedendo a entrambi gli Stati la massima moderazione. Se a livello diplomatico le due parti si sono subito rinfacciate la responsabilità dell’accaduto, le armi hanno comunque taciuto per il resto della giornata di ieri.

Al Jazeera riporta che il Generale Gadi Eisenkot, a capo delle forze armate israeliane nel nord del Paese, ha definito gli scontri di ieri "un caso isolato". La Tv israeliana ha inoltre riferito che nella sparatoria di ieri non sono stati coinvolti miliziani di Hezbollah. Dopo che oggi, come annunciato, si sarà riunito il Consiglio di Sicurezza israeliano, sapremo anche la posizione ufficiale di Tel Aviv sull’intera vicenda.

Il leader del Partito di dio Hassan Nasrallah ha tuonato ieri contro Israele affermando di aver trattenuto i propri miliziani dall’intervenire, ma di essere pronto a farlo se l’esercito libanese sarà nuovamente attaccato in zone dove c’è una presenza di Hezbollah.

Al di là del contenuto minaccioso, sembra più che altro retorica di repertorio, al momento priva di conseguenze reali. Stessa cosa vale per le dichiarazioni del Presidente iraniano Ahmadinejad, che chiede una non precisata reazione della Comunità internazionale.

In realtà, in questo momento, una guerra non conviene a nessuno. Non conviene al Libano e a Hezbollah per i motivi che vi abbiamo spiegato ieri e non conviene a Israele che dovrebbe trovarsi a risolvere il problema rappresentato dal contingente dei caschi blu dell’Unifil nel sud del Libano.

Non bisogna dimenticare che l’interposizione della missione Unifil dopo la guerra del 2006 ha dato origine a una tregua, o meglio uno stallo, nello scontro tra Tel Aviv e il Partito di dio, che ha congelato la situazione senza risolverla.

Quello che è chiaro a tutti è che le tensioni di Israele con il Libano riflettono la crisi profonda con l’Iran. Israele considera Hezbollah, finanziato dal regime degli Ayatollah, una quinta colonna di Teheran a ridosso dei propri confini settentrionali.

Nello sbocco di questa crisi molto dipende dall’Iran e dalla sua volontà di proseguire nella realizzazione del proprio contestato programma nucleare. Il continuo alternarsi da parte di Teheran di offerte di dialogo alla Comunità internazionale e dichiarazioni di voler tirare dritto sulla strada del nucleare non lasciano per ora intravedere una conclusione chiara della vicenda.

L'eventualità di una guerra sembra per ora rimandata, ma non facciamoci illusioni. Il rischio è scongiurato solo nel breve periodo.

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