Rassegna stampa estera: la rottura Berlusconi - Fini e le sorti del governo


La traumatica nascita di Futuro e Libertà che ha seguito l'espulsione di Fini e dei suoi sodali dal Popolo della Libertà ha risvegliato l'attenzione dei media stranieri per le vicende politiche del nostro paese, che da qualche tempo sembravano aver stufato, con la loro routine fatta di leggi controverse e scandali a ripetizione.

Già prima della rottura finale, lo svedese Dagens Nyheter titolava "La cinghia si stringe intorno a Berlusconi":

Oggi Berlusconi appare sempre più debole. Da una parte l’ex collaboratore di coalizione, Gianfranco Fini, ha messo in evidenza la questione morale e la corruzione all’interno del PdL. Fini è rimasto nel partito, ma ha istituito una propria falange. Dall’altra parte il partito di governo Lega Nord è scontento del modo in cui Berlusconi ha condotto la politica in merito ad un’ulteriore indipendenza economica per il ricco Nord Italia.

In vista del rischio di perdere un voto di fiducia, Berlusconi ha immediatamente scelto di sacrificare il suo sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Nicola Cosentino, sospettato, tra l’altro, di avere legami con la Camorra a Napoli. Questa primavera il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, si è dimesso. Aldo Brancher invece, non è durato più di tre settimane come Ministro per il Federalismo. Una nomina che, alla luce dei fatti, appare sempre più un favore amichevole fatto a Brancher perché non si dovesse presentare in Corte per un processo che lo vedeva accusato di aver accettato tangenti. Nel caldo estivo di luglio è dunque cominciato l’autunno per Berlusconi. I suoi consensi sono ai minimi storici, 39 percento, ed è passato un po’ di tempo dalla sua ultima dichiarazione standard per rispondere alle critiche; quella di indire le elezioni anticipate. Berlusconi continua tuttavia sempre a sottolineare che non ha intenzione di lasciare prima del termine del suo mandato nel 2013

Anche il britannico The Daily Telegraph ha espresso un giudizio severo sull'esecutivo:

L’aspra faida tra i due uomini politici ha rinforzato l’impressione di un governo che ha perso gli scopi e la rotta da quando ha ottenuto il potere nel maggio 2008. Il gradimento per Berlusconi tra gli elettori è precipitato dal 50% di un anno fa al 39. Il gradimento complessivo per la coalizione conservatrice è caduto al 31 per cento, secondo un sondaggio – solo tre punti in più dell’opposizione di centro-sinistra.

El Pais parla esplicitamente di "declino del Berlusconismo":

Gianfranco Fini, l’alleato cofondatore del Popolo della Libertà, ha portato all’estremo il rapporto con il leader. La ribellione è già in sé un colpo duro per Berlusconi. Il suo motivo fondante lo rende un colpo potenzialmente letale. Fini propone una “questione morale” alla base del dissenso. Lui e i suoi mettono quotidianamente le dita negli occhi del governo, ad ogni caso di corruzione, abuso di potere o di semplice indecenza dell’esecutivo. Ogni volta che l’esecutivo difende l’interesse di un individuo rispetto alla collettività. La questione morale tocca un nervo sensibile, il potente mondo cattolico sta mostrando segni di impazienza e la pentola giudiziaria è in ebollizione. Il copione adesso è chiaro: Berlusconi combatterà fino in fondo per portare a termine la legislatura, che scade nel 2013. Senza lo scudo del potere dovrebbe passare sotto le terribili forche caudine della Giustizia. E gli avversari? Fini, i democratici di centro, il centrosinistra? Saranno tentati di ricorrere alla vecchia formula italiana del governo tecnico. Berlusconi può vincere la partita, la sua rete di potere è ancora forte. Ma il berlusconismo sembra ferito a morte, con la constatazione della propria incapacità di cristallizarsi in una leadership che guidi il paese ordinatamente. Ciò lo danneggerà più del cattivo stato dell’economia o delle scappatelle sessuali. Molti italiani sembravano disposti a perdonare i peccati gravi fintanto che si sentivano garantiti dalla sua leadership.

In Germania Die Welt ha raccontato la "fine di un'amicizia politica", indicando le tre ragioni per cui la coalizione di centrodestra è in difficoltà:

In primo luogo è proprio Berlusconi che nega di confezionarsi leggi ad personam e soprattutto di presentarsi in scena come un invincibile Superman. Questo funziona certo grazie alla forza e allo charme di Berlusconi, ma non contribuisce affatto a creare un’alleanza tra pari al di fuori della coalizione di regime. In secondo luogo Bossi, che certo dal punto di vista politico economico è in sintonia col capo di governo concentrato sul nord, ma che con il suo partito resta fissato sull’illusione separatista. E infine c’è Fini, che da molto tempo non si preoccupa più, di nascondere il suo scontento sullo stile autocratico di Berlusconi. Fini ha riconosciuto che è stato un errore rinunciare alla posizione di un proprio partito. Il suo tentativo di trovare ascolto e peso nel governo sembra fallito. Adesso tenta, lui che una volta era l’erede di Berlusconi, di formare una formazione propria, e forse un proprio partito. Tutto ciò mostra come anche in Italia – proprio in Italia – non ci sia uno schieramento che rappresenti i cittadini.

Il brasiliano O Estado de Sao Paulo ha titolato "Il partito di Berlusconi implode":

Senza l´appoggio di Fini Berlusconi può ritrovarsi ostaggio dei piccoli partiti e della Lega Nord che già causò la caduta del suo primo governo nel 1994. Ma la situazione causata dall´implosione del partito di governo è inedita, e non ci sono precise indicazioni costituzionali su quello che deve accadere adesso. Vari analisti hanno detto venerdì che Berlusconi sarebbe intenzionato a convocare nuove elezioni ritenendo che il suo partito guadagnerà dall´assenza di Fini. Berlusconi ha affermato che spetterà ai parlamentari decidere se Fini dovrà o no restare presidente della Camera. Fini ha detto che non intende rinunciare alla presidenza della Camera, carica che gli dá un enorme potere nella gestione dei lavori parlamentari.

In Spagna El Periódico de Catalunya ha recensito vari libri sull'Italia, tra cui "Il sacco di Roma" di Alexander Stille:

Berlusconi è stato colui che ha tratto maggior beneficio dal vecchio sistema politico italiano. “È difficile pensare a qualcuno che ne abbia approfittato di più”, scrive Stille, però ciò lo metteva anche nella situazione di vittima del ricatto degli stessi politici che tanto generosamente ungeva. Da lì il salto in politica. Stille scrive un libro demolitore e allo stesso tempo deprimente e allarmante. Primo perché ricostruisce minuziosamente ciascuno dei passi, praticamente tutti fuori legge, dell’ascesa dell’imprenditore a politico, in quello che sembra un catalogo di reati, mancanze, abusi e comportamenti disonesti. Deprimente, perché rivela un’Italia che chiude gli occhi davanti a tanti abusi, che non reagisce, che non si scandalizza di niente, mentre continua a esaltarne il potere. Papi di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo (Ed. Duomo), è un altro libro deprimente. Completa il precedente descrivendo la patetica vita personale di Berlusconi negli ultimi tre anni, fatta di scandali con ragazze giovani. Due libri sconfortanti che però conviene leggere perché la storia della decadenza della democrazia italiana e l´insediamento del populismo che tracciano può riprodursi altrove.

Dopo il cruciale voto sulla sfiducia a Caliendo, il Guardian ha previsto un futuro poco roseo per il premier italiano:

Il risultato ha indicato chiaramente a Berlusconi che ora è ostaggio del suo ex-alleato e dei nuovi partner di Fini al centro dello spettro politico.

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