Chiara Moroni tradisce papà (Sergio) e Papi (Silvio)?


Il passaggio di Chiara Moroni dal Popolo della Libertà (di Silvio Berlusconi) a Futuro e Libertà (di Gianfranco Fini), poco prima del voto sulla mozione Caliendo, ha rappresentato di fatto la vera notizia politica degli ultimi giorni che potrebbero essere gli ultimi di questo Governo se a settembre alla maggioranza il triumvirato Fini-Casini-Rutelli, in collaborazione con il Pd e l’Idv, negasse la riforma sulla giustizia voluta fortemente da Silvio Berlusconi.

Classe 1974, Chiara Moroni rappresenta per il Parlamento italiano una vera e propria anomalia dal 2001, anno in cui entro a far parte del Governo a soli, si fa per dire, 27 anni. La figlia di Sergio Moroni ha infatti 38 primavere in meno rispetto all’attuale Presidente del Consiglio.

Fu proprio la sua giovane età a immischiarla nell’unico incidente diplomatico della sua carriera politica. E’ l’agosto del 2004, durante un’amministrazione Berlusconi, quando gli esponenti leghisti Alessandro C’è e Dario Galli le rinfacciano di avere un posto in Parlamento grazie al successo ottenuto dal padre, Sergio, al fianco di Bettino Craxi.

Alle polemiche dei due uomini Chiara Moroni risponderà con la seguente dichiarazione.

“Io - dichiarò in quell’occasione l’esponente politica - so benissimo perché sto in questo Parlamento: per ricordare ogni giorno il gesto di mio padre, che ha ritenuto di dover difendere la sua innocenza suicidandosi. Io sono orgogliosa e fiera di stare qui perché sono la figlia di Sergio Moroni, di stare qui per tenere in vita la sua memoria e il significato politico del suo messaggio.

Mentre loro sventolavano i cappi in Parlamento (ha detto in riferimento alla Lega) qualcuno moriva per sostenere le sue idee socialiste. E io oggi qui continuo a rappresentarle, orgogliosamente, dopo aver fatto doverosamente i conti con gli errori.

Lo considero un tributo alla memoria di mio padre. Lo faccio soprattutto per ricordare quel suo gesto politico, cosa successe, cosa si poteva evitare, quali furono gli errori. So che siedo in Parlamento per questo, anche se ogni giorno cerco di dare sostanza politica al mio essere qui”.



Proprio la figura del padre è stata al centro del discorso che Chiara Moroni ha fatto prima di lasciare il Popolo delle Libertà per Futuro e Libertà.

“La mia - ha dichiarato l’esponente prima del voto sulla mozione Caliendo - è una storia autenticamente e profondamente garantista. Negli anni di Tangentopoli mio padre, raggiunto da due avvisi di garanzia per un investimento illecito al PSI, ritenne di togliersi la vita. Gesto estremo per gridare la sua innocenza.

Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o peggio ancora con l’impunità. Penso che il dibattito sul sottosegretario Caliendo si stia svolgendo su un piano sbagliato.

E’ un problema di opportunità politica tra il suo incarico istituzionale e i suoi comportamenti. E’ un problema di responsabilità e di etica pubblica. Ne deve rispondere all’opinione pubblica prima ancora dell’attività giudiziaria.

Proprio per questo credo che niente abbia a che fare il garantismo con quello di cui stiamo discutendo qui, oggi. Lo ripeto. E’ l’opportunità politica che dovrebbe suggerire un passo indietro per difendersi meglio, pienamente tutelato, con le garanzie democratiche che non ebbe mio padre nel ’92”.

Il 2 settembre 1992 Sergio Maroni, padre di Chiara si suicidò. Prima, come riporta la pagina che Wikipedia gli dedica, scrisse all’allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano.

“Egregio Signor Presidente, ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l’atto conclusivo di porre fine alla mia vita. E’ indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l’espressione.

Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo.
Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali.

Rimane comunque la necessità di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri.

Mi rendo conto che esiste un diritto d’informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciacalaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori”.

Alle parole, che a diciotto anni di distanza suonano ancora attuali, rispose l’attuale Presidente delle Repubblica durante la commemorazione.

“Non a caso - dichiarò all’epoca Giorgio Napolitano - il collega Moroni si è rivolto al Presidente della Camera come destinatario e come tramite delle sue estreme brevi considerazioni. Egli ha creduto di dover in questo modo sollecitare una riflessione comune, non di parte, sui problemi tormentosamente vissuti dal momento in cui era stato coinvolto nel procedimento avviato dalla procura della Repubblica di Milano.

In effetti noi dobbiamo, come istituzione, misurarci con quei problemi, collocati oggettivamente nel contesto della crisi politica e morale che il paese sta attraversando. Dobbiamo farlo mediante iniziative appropriate ed efficaci, volte a rimuovere le cause di una crisi così grave affrontandone concretamente tutti gli aspetti essenziali”.

Oggi sappiamo che quel tanto auspicato cambiamento non avvenne tanto che chi oggi contesta Chiara Moroni, per la posizione presa contro Giacomo Caliendo, le imputa di aver voltato le spalle al padre e alla storia che ha rappresentato.

Scriveva ieri, su Libero, Maurizio Belpietro:

“Ora Chiara ha deciso di seguire il presidente della Camera, dicono perché convinta dalle posizioni di Fini sui temi etici. Il caso vuole che segua un uomo che usa la questione morale per abbattere gli avversari, come fece Di Pietro ai tempi di suo padre rischiando di trovarsi al fianco un Pd di cui fa parte Gerardo D’Ambrosio, il quale all’epoca da magistrato liquidò questa tragedia senza pietà: “Si vede che c’è ancora qualcuno che per vergogna si suicida”. Dopo aver visto Bobo Craxi allearsi con i carnefici di suo padre non c’è nulla che possa stupire”.

Bobo Craxi, citato dal giornalista, ha fatto già sapere di condividere la scelta di Chiara Moroni.

“Chiara Moroni - secondo l’esponente politico - ha avuto il pregio di compiere un gesto politico coraggioso: non è la prima volta. Mi auguro di ritrovare Chiara laddove ci siamo divisi: in una forza di limpida e coerente tradizione socialista.

Penso che la memoria politica dei padri vada sempre spesa per cause giuste, non confondendola con la polemica politica di giornata o per giustificare ciò che non può essere giustificato. La memoria è amica se traguarda un obiettivo più lungo. E la ricostruzione dell'area riformista”.

Contrario all’editoriale di Maurizio Belpietro si è detta la fondazione, di Gianfranco Fini, “Fare Futuro”. Scrive Domenico Naso:

“Quello a cui non eravamo abituati, però, è la strumentalizzazione di una immane tragedia personale e familiare a fini politici. Ed è esattamente quello che è successo con Chiara Moroni. Basta leggere la prima pagina di Libero di oggi per rendersi conto a che livello siamo arrivati. “Chiara Moroni tradisce papà e Papi”, questo il titolo di un articolo pubblicato in prima pagina dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro”.

Contraria alla scelta di Chiara Moroni, ma per ragioni diverse da quelle sostenute da Libero, si è detta anche la parlamentare Margherita Boniver (nota alle cronache anche per i danni che ha subito in volto a causa dell’utilizzo del botulino).

Oltre ad aver precisato che il garantismo oggetto dell’intervento alla Camera della stessa Moroni è da ritenersi un argomento vecchio, e figlio del socialismo del padre, l’esponente del Pdl ha sostenuto che l’attenzione che i media stanno dedicando alla ragazza è da ritenersi eccessiva malgrado sia lei stessa a menzionarla.

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