Ore 12 - La caduta degli ... "dei"

altroDov’è finito il Cavaliere di “cappa e spada”, sicuro di sé, decisionista, certo di avere dalla sua tutta la ragione, oltre che tutto il popolo?

E’ nel pantano di quei miseri 299 voti portati a casa su Caliendo, è smarrito, titubante, demoralizzato: pensa al colpo risolutore delle elezioni anticipate, ma, per la prima volta, le teme.

Come teme il capo dello Stato Napolitano, l’unico che ha davvero il bandolo della intricata matassa, l’unico cui spetta decidere sullo scioglimento delle Camere.

Dopo il pesante errore della cacciata del “traditore” Fini, Berlusconi adesso teme il secondo e definitivo passo falso, quello di andare alle elezioni anticipate, e perderle.

Ma soprattutto teme di essere messo sulla graticola, cotto a fuoco lento, da una parte ostaggio di Bossi, sempre più famelico e bramoso di portare a casa il federalismo di cartapesta, dall’altra ostaggio di Fini, che, forte dei “suoi” numeri, può davvero staccare la spina e fare aprire la crisi, con il premier in brache di tela.

A settembre, Berlusconi si preoccuperà solo di salvare se stesso, di come incastrare Fini, dandogli la responsabilità della rottura finale e della caduta del governo.

Il voto è però oramai una strada obbligata: "È l'unica via che abbiamo – dice ai suoi il Cavaliere - e dobbiamo imboccarla prima del 14 dicembre" - quando la Consulta con molta probabilità gli boccerà lo scudo del legittimo impedimento, con tutti gli annessi e connessi …

Così il Governo rimarrà in apnea, nudo e crudo, senza muovere un dito, in attesa del “tutti a casa”.

Sono le ultime settimane dell’impero. I “peones”, allo sbando, cercano nuovi approdi. Anche Giulio Tremonti prepara il trasloco. Per andare a casa o per sbarcare a Palazzo Chigi?

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