Immigrazione e sicurezza tornano sull'agenda politica? Ecco perchè succede


Forse non ci avete fatto caso, ma sono mesi che non si sente più parlare di immigrazione, nè di sicurezza. Tutto contribuisce a dare l'impressione che dopo l'arrivo dei militari nelle strade (e dopo la rivolta di Rosarno) questi due fenomeni - da molti politici considerati come sinonimi - non siano più un problema all'ordine del giorno del paese, nè della politica.

Secondo molti osservatori questo fa parte di una strategia della disinformazione, operata dal complesso politico-mediatico che fa capo a Silvio Berlusconi, che tenderebbe ad enfatizzare i dati su criminalità e ingressi clandestini quando è all'opposizione o nelle prime fasi del proprio arrivo al governo, per poi smettere una volta preso qualche provvedimento di sicuro effetto mediatico.

In questi primi giorni di agosto, però, questi intermittenti cavalli di battaglia del centrodestra sembrano voler tornare al centro del dibattito. Il perchè è intuibile fin dal titolo dell'intervista di ieri del ministro della Difesa a "Repubblica": "La Russa sfida i finiani "Norme più dure sull'immigrazione"".

Le ragioni di questa improvvisa riscoperta sono infatti da ricercarsi nella rottura Berlusconi-Fini e nella minaccia sempre più concreta di elezioni anticipate.

Dando per scontato che l'elettorato si dimostrerà ben disposto (come finora è stato) a fronte di qualsiasi ipotesi di inasprimento legislativo sul fronte della sicurezza e dell'immigrazione e che premierà chi se ne fa portatore, La Russa e i suoi nuovi compagni del PdL sperano in questo modo di mettere in difficoltà il presidente della Camera.

Il leader di Futuro e Libertà si è distinto infatti in questi mesi per posizioni molto più moderate sul tema rispetto ai suoi alleati, giungendo persino a rifiutare l'equazione "immigrazione = criminalità" che è alla base del discorso politico di Berlusconi e della Lega.

Posizioni che hanno valso a Fini un aumento di popolarità presso l'elettorato di centro-sinistra, ma che non è sicuro che trovino altrettanta buona accoglienza tra i sostenitori del centro-destra italiano, che da ormai 16 anni ha abituato il paese ad una retorica xenofoba con pochi eguali in Europa.

Ma non c'è solo la volontà di spiazzare Fini - e di spostare il dibattito politico dal terreno minato (per il PdL) della legalità: mano a mano che le elezioni anticipate sembrano diventare sempre più probabili, Berlusconi & co. hanno bisogno di cominciare a "scaldare i motori" per la campagna elettorale. E il ricorso al tema immigrazione = criminalità si è fino ad ora rivelato un arma invincibile nelle urne.

E qui qualcuno potrebbe obiettare: "Ma come, ma non sono loro al governo? Gridare all'aumento della criminalità e dei clandestini dovrebbe danneggiarli elettoralmente, perchè ne sarebbero ritenuti responsabili". Chi - come il PD - punta su questa linea di contrasto del governo dimostra di non conoscere il celebre paradosso sociologico del poliziotto.

Il poliziotto (intenso in senso lato come ruolo sociale), per giustificare l'indispensabilità della propria figura deve infatti bilanciare attentamente due argomenti. Da un lato deve mostrare che la sua azione è efficace nel combattere il crimine, dimostrando così di essere utile.

Dall'altro però, non deve esagerare nell'affermare che "il crimine è stato sconfitto", in quanto metterebbe in pericolo la stessa ragion d'essere del suo ruolo. Senza crimine, per farla semplice, non ci sarebbe più bisogno di polizia. Per questo il discorso tipico delle forze dell'ordine è solitamente un ben bilanciato: "La nostra azione è molto efficace, la criminalità recede, ma resta forte e non va assolutamente sottovalutata".

Esattamente quello che fa l'attuale governo, che spera di rendersi indispensabile agli occhi dei cittadini presentandosi esattamente come un organo di polizia. Considerate le parole di ieri di La Russa:

"A differenza di altre cose, su sicurezza e immigrazione è stato fatto molto. Ecco perché, forse, il ministro Alfano, che ha annunciato il programma in 4 punti, non ne ha parlato. Io ho voluto solo sottolineare che su questo fronte la guardia non va abbassata. Il governo deve continuare il suo impegno"

Ecco perchè un comeback del binomio sicurezza-immigrazione sulla scena politica, con annesso florilegio di mirabolanti promesse di inasprimenti legislativi, ha una grande probabilità di essere ancora una volta fondamentale nella corsa elettorale di Lega e PdL verso le urne (anticipate).

Le opposizioni - e il PD in particolare - non dovrebbero avere nessun interesse a far sì che questo accada. Eppure, a giudicare dalle prese di posizione di questi ultimi giorni, sembrano non averlo capito. Ce ne occuperemo presto su queste pagine, in un altro post.

Foto | Flickr.

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