Conflitto di interessi: a volte ritornano?


Ci sono stati mesi, forse anni in cui parlare di conflitto di interessi era diventato praticamente tabù. Sia tra i partiti di sinistra - convinti di non dover esagerare nell'"antiberlusconismo" - che tra quelli di destra, secondo i quali il problema, se mai c'era stato, era stato risolto dalla Legge Frattini del 2004.

In queste burrascose settimane di agosto che sembrano preludere ad una fine anticipata della legislatura sembra però che questo spettro che si aggira nella politica italiana fin dal 1994 sia destinato a tornare in scena con, secondo alcuni commentatori, esiti dirompenti.

Un primo vagito di dibattito si è avuto su "Il Fatto Quotidiano" dove Paolo Flores D'Arcais ha lanciato un appello "a Vendola e Di Pietro" affinchè sostengano (dopo la caduta del Berlusconi IV, che viene data per scontata) un governo di salute pubblica che ripristini "il pluralismo dell'etere televisivo", condizione imprescindibile secondo D'Arcais della democraticità delle elezioni.

nella situazione attuale, e con un governo Berlusconi dimissionario ma in carica per “l’ordinaria amministrazione” (questo significa elezioni subito), le elezioni sarebbero democratiche? Io credo di no. Non sono democratiche elezioni in cui uno solo dei contendenti controlla totalitariamente la risorsa elettorale decisiva, la comunicazione (e l’informazione). (..) Perciò, se volete (vogliamo) elezioni DEMOCRATICHE, anziché smaccatamente truccate, dobbiamo prima volere, e ottenere, le CONDIZIONI perché le elezioni non siano una truffa. Primo: la restituzione al pluralismo dell’etere televisivo, bene pubblico per antonomasia – proprio come l’aria che si respira. Che al pubblico pluralismo è stato invece espropriato da Berlusconi, grazie a quella “cricca” ante-litteram che fu il suo sodalizio con Craxi

Le risposte all'appello di D'Arcais (che, sia detto per inciso, curiosamente si rivolge al leader di un partito non rappresentato in parlamento, e quindi ininfluente sugli esiti di un'eventuale crisi di governo), sono state entrambe negative. A cominciare da Di Pietro:

scendiamo entrambi dalle nuvole e rimettiamo i piedi per terra: Non esiste, e non potrà mai esistere, una maggioranza parlamentare che in questa legislatura abbia il coraggio di smarcarsi da Berlusconi per varare le due “condizioni minime” di cui tu parli; Non esiste, e non esisterà mai, una maggioranza parlamentare disposta a dare la fiducia ad un governo di “lealtà istituzionale” formato da altissime personalità tecniche non provenienti dalla politica. Piaccia o non piaccia è così e non sarà certo una manifestazione pubblica in più a far cambiare idea ai mestieranti della politica che infestano il Parlamento. Non esiste, e non può esistere, la possibilità che si realizzi un’inedita coalizione politica elettorale che veda insieme la destra di Fini e la sinistra del Partito democratico. Gli elettori di entrambi gli schieramenti li manderebbero a quel paese

La risposta è stata giudicata deludente da più di un militante di quell'area della blogosfera che ruota attorno a Il Fatto, IdV, Travaglio e Grillo. Ha scritto ad esempio sul suo blog Tooby:

Berlusconi ha sempre le televisioni, e l’italiano tipo che vota Berlusconi difficilmente s’informa in rete o, figuriamoci, leggendo i manifesti. Inutile: con questa legge elettorale a Berlusconi non serve la maggioranza degli italiani, serve solo una relativa maggioranza rincoglionita o rincoglionibile, che è certamente fuori dalla portata di qualunque partito di opposizione o simil-tale. (..) Provarci, almeno? Se Berlusconi rassegna le dimissioni perché, come è evidente, non ha una maggioranza, vogliamo dare una possibilità ad un nuovo governo che cambi questa accidenti di legge? Tanto se fallisce si va a votare comunque con questa stessa legge, quindi che cambia? Chi ti vieta di fare tutte le coalizioni che vuoi, ma nel frattempo tentare di abolire la porcata? Perché remare contro a prescindere?

A quella dell'ex Pm è seguita la risposta di Vendola che - fatta la tara del solito stile pseudo-poetico - ne ripete sostanzialmente le argomentazioni:

C’è in Parlamento una maggioranza disposta a regolamentare in maniera seria il conflitto d’interessi? Magari, che si proceda! Mi sia consentito di dubitare di queste condizioni certo auspicabili. (..) trovo sbagliato che alla fine ingloriosa della Seconda Repubblica si replichi con ricette fresche fresche di Prima Repubblica. E poi trovo nauseante il cumulo di politicismo, di cattiva realpolitik, con quella ciclica tentazione di cercare ancore di salvezza di negozi improbabili. Dobbiamo aiutare i democratici a non avere paura, a cominciare da quella ridicola paura per il fantasma delle primarie. Il Pd e il suo popolo sono una immensa e indispensabile risorsa per costruire il cantiere dell’alternativa, e per rimettere in campo quella cosa smarrita che chiamavamo “sinistra”. Lo dico con amicizia a Di Pietro e a quanti, fuori dal Pd, sentono la gravità del momento: non perdiamo la bussola e non perdiamo la rotta.Facciamocicaricodella costruzione di un’alleanza nuova, plurale, larga, popolare, giovanile, riformatrice nella politica e innovativa nelle idee. Facciamo che ogni nostra differenza venga agìta come arricchimento,sfuggiamoallatentazione del piccolo cabotaggioe chiediamo a noi stessie a tutti e tutte di mettere in campo una grande narrazione. Che, con semplicità, sappia dire: c’è un’Italia migliore!

L'assunto di base di entrambi i leader del centrosinistra, che "i numeri in parlamento non ci siano", potrebbe però non essere così granitico, almeno secondo quanto riportato ieri da "La Stampa". Fini, messo alle strette dal "trattamento Boffo" che gli viene riservato in questi giorni sul caso della casa di Montecarlo, starebbe pensando ad un'"arma finale":

Futuro e Libertà è pronto a sganciare la bomba atomica; un ordigno nucleare con su scritto «conflitto di interessi», quello che da anni da sinistra viene rinfacciato a Silvio Berlusconi. E’ la mossa dirompente che verrà fatta se dovesse continuare la «massacrante e ossessiva campagna mediatica» del Giornale e delle televisioni che sono di proprietà del premier. (..) Apre anzi un vero e proprio conflitto istituzionale che vede il presidente del Consiglio attaccare la terza carica dello Stato con tutti i mezzi a sua disposizione, quelli che controlla sia direttamente per vincolo familiare e proprietario sia indirettamente attraverso la politica. Ecco perché in Parlamento a settembre potrebbe essere sollevato il conflitto di interessi. Fini ha fatto sapere alle truppe parlamentari che non intende arretrare di un millimetro, che non ha alcuna intenzione di dimettersi. E’ il momento di andare all’attacco, di non farsi intimidire. (..) I finiani si chiedono come sia possibile che in un Paese occidentale possa accadere che l’«aggressione giornalistica» sia condotta da quei media così direttamente legati al premier proprio quando uno dei protagonisti della vicenda politica decide di dar vita un soggetto politico autonomo in dissenso dal leader del Pdl

Al di là di qualsiasi considerazione sulla coerenza di Gianfranco Fini - che per più di tre lustri ha grandemente approfittato del conflitto di interessi del suo sodale politico - resta il fatto che una maggioranza parlamentare pro-revisione della Legge Frattini potrebbe non essere così campata in aria come sostengono Vendola e Di Pietro.

Che cosa ne pensate: orizzonte realistico o ipotesi bizzarra da politica agostana a bocce ferme?

Foto | Flickr.

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