Rassegna stampa estera: la problematica Italia, lontana dall'Europa


Non c'è solo la crisi della maggioranza (e del governo?) nel presente dell'Italia visto dalla stampa straniera. C'è tutta un'altra serie di problemi - più o meno cronici - che sembrano comprometterne futuro e ruolo in Europa. Vediamone qualcuno, attraverso le voci di alcune testate d'oltre confine.

El Pais, in un pezzo dal titolo "Logge, giudici e videopoker" ha intrecciato il rebus dei rifiuti di Napoli con le recenti vicende legate alla P3:

Napoli era sommersa dalla spazzatura nei mesi precedenti le elezioni dell’aprile 2008. Silvio Berlusconi è tornato al potere e la monnezza è scomparsa. Il miracolo è stato attribuito alla Camorra, proprietaria del business dei rifiuti legali e illegali in Campania. Il Governo ha venduto l’operazione pulizia come uno dei suoi grandi successi

Due anni e mezzo dopo il centro di Napoli si mostra abbastanza pulito. Solo in periferia si vede spazzatura gettata in strada. Nel quartiere di Ponticelli, dove comanda il clan Sarno, tra i più potenti della Camorra, si accumulano di nuovo i sacchi. Ma i turisti là non ci vanno. Il luogo ha una brutta fama da maggio del 2008, quando donne e giovani organizzati dal clan locale diedero fuoco a vari accampamenti rom e obbligarono 3.000 persone a fuggire. Fu l’inizio della campagna antizingari, con leggi razziali incluse, condotta dall’esecutivo nei mesi successivi. (..) Ormai nessuno ne parla più in Campania. Il tema scottante è la P3. (..) Nato a Casal di Principe e lì conosciuto come Nick O’mericano (l’americano), Cosentino è uno dei dirigenti regionali che hanno aiutato Berlusconi a operare il miracolo della spazzatura due anni fa. Ulteriore coincidenza:l’indagine sulla P3 è nata in modo casuale nel quartiere di Ponticelli, il feudo del clan Sarno che ha aiutato a cacciare gli zingari da Napoli. I magistrati avevano intercettato i telefoni di alcuni prestanome napoletani che riciclavano il denaro della Camorra e che cercavano di investire nel crescente mercato del gioco d’azzardo: casinò e sale da gioco reali, poker e scommesse su internet. A questo scopo i membri della Camorra si sono messi in contatto con il leader massone Flavio Carboni e con il fascista confesso Lele Mora, un altro vecchio amico di Berlusconi, habitué delle notti sarde, maestro del fotografo e ricattatore Fabrizio Corona e talent scout di Mediaset. La polizia ha scoperto che un prestanome dei Sarno parlava con Carboni e con Mora su una “nuova legge che dovrebbe permettere l’apertura di casinò nei grandi alberghi”. Ma gli inquirenti hanno deciso di accantonare momentaneamente la matassa del poker su internet. La loggia infiltrata nelle istituzioni dello Stato non lascia tempo per queste minuzie

Sempre il quotidiano spagnolo ha intervistato la conduttrice di Report Milena Gabanelli:

Oggi, sotto un governo intollerante nei confronti dell’informazione critica, la Gabanelli continua a lottare contro la tendenza generale della televisione italiana: pubblicità e silicone. Il suo programma racconta la cattiva amministrazione del paese più corrotto ed evasore d’Europa, che una volta fu definito da Leonardo Sciascia come un paese senza verità. “Veritá è una parola molto grossa. Diciamo, più correttamente, che raccontiamo cose verosimili”. (..) ” Il problema è che l´opposizione è inesistente e il popolo si fa sentire poco”, conclude. “C’è chi delinque, chi evade, e anche chi guarda e tace pur essendo una persona onesta. Detto questo, ogni mattina c’è un treno che parte, una scuola che apre, un ospedale che cura, ossia c’è gente che ancora lavora bene. Non si spiegherebbe altrimenti come l’Italia sembra finita da 30 anni e poi, rapportandoci agli altri, non sembriamo quelli che stanno peggio”. Quel che è sicuro è che la popolarità di Berlusconi, al culmine dopo l’aggressione subita a Milano, è scesa al minimo storico con gli scandali di corruzione e la divisione interna

L'autorevole The Economist ha dedicato un articolo della sua pagina sulle politiche comunitarie a spiegare in maniera convincente "Perché l’Italia non dà peso al proprio ruolo in Europa":

L’Italia (..) raramente ha giocato un ruolo decisivo all’interno dell’Unione Europea. Perché? L’eccentrico approccio di Berlusconi agli affari esteri fornisce una risposta. Ma l’Italia non ha reso molto a Bruxelles da prima che Berlusconi salisse al governo. La maggioranza delle spiegazioni di questo fenomeno iniziano con un’osservazione. Gli italiani, a differenza di inglesi, francesi e, in numero sempre maggiore, tedeschi, non considerano l’UE come il luogo in cui risolvere interessi nazionali in conflitto. Invece “l’Europa”, a cui si fa sempre riferimento come se si trovasse da qualche altra parte, è un’integrazione – e forse un giorno sarà un’alternativa – al proprio governo che è palesemente incapace. La UE è come un creatore, misericordioso ma severo, che compare dalle nuvole nei capolavori del Rinascimento. Per una serie di governi italiani, l’”Europa” è stata una scusa comoda per imporre misure impopolari. (..) Tuttavia questa idea utilitaristica dell’Unione Europea si mischia con un genuino idealismo che non permette all’Italia a giocare duro. Mette raramente in pratica ciò che a Bruxelles è chiamata la tecnica del “trattativa a tavolo incrociato” (scambio di favori reciproco per cui uno stato membro aiuta un altro su una certa questione, in cambio di un aiuto con un altro problema). E raramente ha usato il proprio diritto di veto. (..) Questi atteggiamenti si sono tradotti in una lunga tradizione di benevole trascuratezze. Per esempio, è notevole che, caso quasi unico all’interno dell’Europa, l’Italia non abbia stabili alleanze, neppure con le altre nazioni del bacino mediterraneo. Fino a poco tempo fa, le sue posizioni nelle trattative, quando c’erano, erano preparate dai rappresentanti permanenti a Brussels alla vigilia degli incontri del Consiglio. I dipartimenti del governo non riuscivano a coordinare le politiche europee

Lo svedese Dagens Nyheter si è invece concentrato su una storia di speranza, raccontando dell'associazione “Addio Pizzo" dei commercianti di Palermo e intervistandone un membro:

Edoardo Zaffuto appare calmo e impavido, ma di certo non si fa illusioni. Dice che la mafia ha perso un po’ l’influenza, ma che tuttavia non è sconfitta.- La maggior parte dell’economia siciliana ha ancora, in un modo o in un altro, un legame con la mafia. Finché sarà così non possiamo in realtà parlare di indipendenti poteri di mercato. Non è un mercato libero, la mafia ha sempre una sorta di monopolio, spiega Edoardo.Il pizzo è un dettaglio insignificante in confronto ai guadagni che arrivano dal commercio di droga e dalla infiltrazione nella pubblica amministrazione, la quale gestisce i grossi appalti. Ed è grazie agli intermediari che gli appalti spesso finiscono per essere vinti da imprese controllate dalla mafia.Nei quartieri mafiosi di Palermo, come Resuttana, La Noce e Brancaccio, la mafia sta però perdendo il controllo e non ha più un posto assicurato in tabaccheria, in ricevitoria o tra le bancarelle del mercato di Ballarò dove i venditori si coprono la voce a vicenda urlando di avere il pesce spada migliore

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