I "tormenti" del Pd

Il caos della maggioranza di governo non spinge ancora il Pd ad alzare con decisione le vele e prendere il largo del … “rischio” elezioni anticipate.

Sotto l’incalzare dell’elettorato di sinistra (e dintorni) che non ne può più di vedere Silvio Berlusconi inchiodato a Palazzo Chigi e vuole andare subito alla conta, il partito di Bersani mostra i muscoli dicendo che non ha paura del voto, anche se fosse in ottobre.

Esibizione propagandistica dovuta o effettiva e realistica volontà politica?

Nel Partito democratico gli interrogativi restano molti, a cominciare dal più importante: governo di transizione o voto subito?

Sulla strada del governo “tecnico” ci sono tutt’ora enormi macigni: sulla sua mission (esecutivo solo per cambiare la legge elettorale?), sulla sua durata (fino in primavera, poi elezioni?), sulla sua guida (No a Vendola e a De Magistris, ni a Casini e a Montezemolo), sulla composizione delle alleanze (ammucchiata “anti Cavaliere, con tutti dentro o le ali estreme fuori?).

Se, come tutto lascia presagire, Berlusconi non recupera lo strappo con Fini e il Governo cade, la patata bollente va in mano al capo dello Stato. A quel punto le elezioni anticipate sono tutt’altro che scontate.

Solo allora il governo di transizione (Pd, Udc, Idv, finiani, Api, frange del Pdl, ecc.) potrebbe davvero prendere corpo e sostanza.

Ma uno come Luca Cordero di Montezemolo si “accontenta” di fare il premier “pro tempore” per … salvare la patria?

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