Berlusconi "illude" sull'IMU. Ma tace sulle stangate dell'IVA e ticket sanitari

Prima di incontrare l’altro giorno la Merkel il nostro neo premier Letta avrà letto e riletto i dati dell’economia in Germania, dove il traguardo della “piena occupazione” è oramai a portata di mano. Una differenza abissale, quindi, rispetto all’Italia, dove i partiti – “costretti” da Napolitano all’esecutivo di larghe intese – assistono passivamente all’inesorabile martellamento della crisi giocando a fregarsi fra loro con proposte populiste di stampo elettoralistico.

In queste ore tiene banco la contesa sull’IMU, nodo decisivo per Berlusconi, che addirittura già minaccia di staccare la spina se la tassa non viene tolta, ridando anche indietro agli italiani il “maltolto”.

Perché nessuno ricorda che dal primo luglio ci sarà la mazzata dell’aumento dell’Iva da 4,5 miliardi? Perché tutti tacciono sull’aumento dal primo gennaio dei ticket sanitari, altra botta da più di 2 miliardi? Insomma, con una mano si promette, con l’altra si toglie illudendo gli italiani: da una parte si risparmia 100, dall’altra parte si spende 2-3 volte tanto. Una vera e propria presa in giro, da smascherare.

Si prosegue con le furbate dei ritocchi, senza affrontare – nel contesto europeo e internazionale – i problemi alla radice, cambiando il senso di marcia: dalle politiche di austerità a una politica economica della domanda, quindi finalmente espansiva. A dire il vero, non sono solo i partiti italiani a menare il can per l’aia.

Che dire, infatti, degli autorevolissimi istituti internazionali – dalla Bce all’Ocse alla Commissione Europea – che da anni toppano clamorosamente sulle previsioni di crescita economica peggiorandole nel tempo, sempre al ribasso?

“In questi errori previsionali – afferma il segretario confederale della Cgil Danilo Barbi - si è distinto il governo Monti che stimò per il 2012 crescita zero, rivedendola al ribasso col tempo fino a constatare che il Pil è calato lo scorso anno del 2,4%”. Le politiche portate avanti fin qui sono sbagliate e inutilizzabili per uscire dalla crisi. Anche l'Ocse insiste su di una politica dell'offerta, dell'austerità: la priorità è la riduzione dei costi di produzione e la spesa sociale. Bisogna invece fare una politica economica della domanda, cioè una politica espansiva".

Ma con quali risorse? Con investimenti pubblici, nazionali o europei, per creare direttamente lavoro aggiuntivo, soprattutto per i giovani, come ha proposta la Cgil con il Piano del Lavoro. Si può realizzare sostenendo i consumi attraverso una restituzione fiscale, per i lavoratori e i pensionati, come propongono oggi Cgil Cisl Uil. E' comunque sicuro che c'è bisogno di una politica espansiva. Sia il governo americano che quello giapponese hanno imboccato la linea della politica espansiva: perché noi non li seguiamo?

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO