François Hollande, un anno dopo l'elezione il cambiamento sembra ancora lontano

E' un Hollande in grande crisi di popolarità quello che si appresta a vivere il giorno dell'anniversario della sua elezione.



Un Hollande affaticato, ingrassato persino e di sicuro parecchio indebolito in materia di influenza mediatica. A pochi mesi di distanza siamo ormai lontani dai trionfi del maggio 2012.
Vincitore delle presidenziali 2012 contro il rivale uscente Sarkozy e insediatosi il 15 maggio, al primo giro di boa del suo mandato quinquennale, il primo cittadino francese ha parecchie gatte da pelare. In un Annus horribilis, costellato da scandali di ogni sorta, primo tra tutti quello che ha coinvolto il suo ministro del budget Cahuzac, imponenti situazioni di crisi sul fronte estero come l'intervento in Mali, la presa in ostaggio di un'intera famiglia i Moulin-Fournier, risoltasi felicemente dopo due mesi di sequestro, e poi il recente attentato all'ambasciata francese di Tripoli, le forti pressioni sociali che gravitano intorno al matrimonio per tutti, la montata inarrestabile dell'estrema destra populista di Marine Le Pen...
Tra pressioni di rimpasto, sospetti di ogni sorta e scheletri messi alla luce del giorno, la situazione non è certo rosea.

Sguardo sui media d'oltralpe


Libération

parla di un anno di errori e scivoloni, soprattutto in materia di comunicazione definita "mediocre e in certi casi persino contro-produttiva", i cui momenti cardine sono riuniti nell'analisi di Grégoire Biseau, giornalista politico della testata incaricato degli affari dell'Eliseo, consulenti avvertiti.
E se Le Monde si lancia nei bilanci comparati, facendo un confronto con i primi dodici mesi dei predecessori Valéry Giscard d'Estaing, François Mitterrand e Jacques Chirac, ne risulta una certa lentezza che paradossalmente accomuna gli ultimi due presidenti, entrambi non rapidi nella famosa métamorphose, la trasformazione che porta il politico di turno ad incarnare alla perfezione il ruolo di presidente.
A Le Figaro non aspettavano altro e si sono concentrati sullo stato attuale, dalla grafica competitiva che ricorda quella degli indici bancari, delle 60 promesse elettorali, un conto in divenire, nel quale risulta che solo una parte delle "brillanti proposizioni" (circa 26 ma non tutte per intero) sono state realizzate, come il contratto di generazione e il matrimonio per tutti, lasciando nell'ombra alcuni punti fondamentali come il divieto alle banche del paese di esercitare nei paradisi fiscali, avvalorando la tesi degli analisti politici secondo i quali la crisi del presidente francese è un'inevitabile prodotto dell'enorme scarto tra le eccessivamente ottimistiche volontà per le quali è stato eletto e la triste realtà dei fatti.

Photo by THOMAS COEX/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO