La convenzione è diventata commissione per le riforme

Proposta da Enrico Letta nel corso del suo discorso di insediamento alla Camera: ecco cos'è sulla carta, cosa dovrebbe diventare, come sarà composta, cosa dovrebbe fare.

4 giugno 2013: alla fine, la convenzione c'è. E si chiama Commissione per le riforme. La compongono 35 "saggi" secondo il punto di vista di Enrico Letta.

Cambia il nome, non cambia la sostanza.

Convenzione per le riforme: cos'è?

Enrico Letta

La convenzione per le riforme è questione centrale per la sopravvivenza del Governo Letta, e diventa già terreno di scontro politico e mediatico.

Ma che cos'è, esattamente, la convenzione per le riforme? L'idea era nata già in seno al Pd di Bersani: il segretario del Pd, dopo le elezioni (e prima del suo fallimento politico e delle sue dimissioni), aveva detto chiaramente al Pdl che non avrebbe voluto sentir parlare di un governo insieme, ma al massimo di accordi per le riforme. Bersani la chiamava Costituente. Ma su Repubblica si leggeva già il termine convenzione.

La formalizzazione della proposta di istituire una Convenzione per le riforme, tuttavia, è figlia del governo Letta e delle larghe intese.

Nel suo discorso per ottenere la fiducia alla Camera, mentre Enrico Letta tentava di esporre anche il programma del suo Governo, ecco apparire la proposta:

«Al fine di sottrarre la discussione sulla riforma della Carta fondamentale alle fisiologiche contrapposizioni del dibattito contingente, sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisioni sulla base delle proposte formulate da una Convenzione, aperta alla partecipazione anche di autorevoli esperti non parlamentari e che parta dai risultati della attività parlamentare della scorsa legislatura e dalle conclusioni del Comitato di saggi istituito dal Presidente della Repubblica. La Convenzione deve poter avviare subito i propri lavori sulla base degli atti di indirizzo del Parlamento, in attesa che le procedure per un provvedimento Costituzionale possano compiersi».

Contestualmente, Letta individuava anche un termine per queste riforme, e dunque per i lavori della Convenzione, che da molti punti di vista ricorda la bicamerale di dalemiana memoria: 18 mesi. Ecco il passo del discorso del Presidente del Consiglio:

«Dal momento che questa volta l’unico sbocco possibile per questo tema è il successo nell’approvazione delle riforme che il paese aspetta da troppo tempo, fra 18 mesi verificherò se il progetto sarà avviato verso un porto sicuro. Se avrò una ragionevole certezza che il processo di revisione della Costituzione potrà avere successo, allora il nostro lavoro potrà continuare. In caso contrario, se veti e incertezze dovessero minacciare di impantanare tutto per l’ennesima volta, non avrei esitazioni a trarne immediatamente le conseguenze».

La possibilità di creare una Convenzione per le riiforme era anche un'idea dei 10 saggi di Napolitano e quindi fa parte integrante della "road map" delle larghe intese volute dal Presidente della Repubblica e poste in essere da Letta e Alfano, (colleghi di Vedrò).

Convenzione per le riforme: come opera

Il regolamento per la Convenzione, ovviamente, non esiste ancora. Non si sa, dunque, come opererà questa struttura, con quali poteri, con quali compiti e con quali modalità.

L'unica cosa certa è che dovrebbe prendere in mano la seconda parte della Costituzione e proporre una serie di modifiche che poi dovrebbero arrivare in aula per il dibattimento e il voto. Ma al momento non ci è dato di sapere nulla di più.

Convenzione per le riforme: com'è composta

Ma chi dovrebbe comporre la convenzione per le riforme?

Non è ancora chiaro, visto che per Letta ci dovrebbero essere anche figure non parlamentari e di alto profilo e per altri (si vedano, per esempio, recenti dichiarazioni di Fabrizio Cicchitto), invece, dovrebbe essere esclusivamente d'ispirazione e composizione parlamentare.

Il vero nodo, però, è un altro

Convenzione per le riforme: chi la presiede

La Presidenza della Convenzione per le riforme è già parte del dibattito politico che, come al solito, si rivela straordinariamente slegato dalla realtà e molto concentrato verso l'autoreferenzialità.

Silvio Berlusconi non ha fatto alcun mistero di volere per sé (o perlomeno per il Pdl. Ma se fosse per sé sarebbe meglio) la poltroda di Presidente della Convenzione. Berlusconi, si sa, vuole da sempre legare il proprio nome alla riforma della Costituzione (un vero e proprio mantra, per il Cavaliere. O forse addirittura una specie di ossessione). Sul tema, però, sono arrivati i primi veti e si è assistito alle prime schermaglie e ai primi scontri in seno alla larga maggioranza. Renzi ha detto no a Berlusconi, per esempio. E così Fassina.

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