Leggiamo i classici: la regola maggioritaria secondo Robert A. Dahl

Dahl

"Le condizioni principali che, in un paese, favoriscono la pratica maggioritaria sono le seguenti: in primo luogo, quanto più omogenea è la popolazione di un paese - soprattutto riguardo a caratteristiche strettamente legate a orientamenti politici - tanto minore è la probabilità che una maggioranza sostenga linee politiche nocive per una minoranza e, quindi, tanto più probabile è l'esistenza di un ampio consenso circa l'auspicabilità della regola maggioritaria.

Al limite, la popolazione di un paese potrebbe essere tanto omogenea che una maggioranza non potrebbe mai recare danno a una minoranza senza al tempo stesso nuocere ai propri membri - una tesi di Rousseau, che consente a quest'ultimo di affidare con tanta fiducia alla maggioranza le decisioni collettive relative al bene comune.

In secondo luogo, quanto più forte è l'aspettativa dei membri di una minoranza politica di far parte della maggioranza di domani, tanto più la regola maggioritaria parrà loro accettabile, e tanto meno sentiranno l'esigenza di garanzie particolari come il diritto di veto - che tanto più vedranno come un ostacolo alla loro prospettiva di partecipare a un futuro governo maggioritario.

Infine, o in conseguenza delle prime due menzionate o per altre ragioni, la regola maggioritaria acquisterà un seguito maggiore tra i componenti di una minoranza, se essi avranno fiducia nel fatto che le decisioni collettive non metteranno mai seriamente in pericolo gli elementi fondamentali del loro stile di vita, né dal punto di vista religioso, né da quello linguistico, economico, della sicurezza e via dicendo.

Al contrario, nella misura in cui manchino una o più di queste condizioni, certi gruppi saranno portari a opporre resistenza alla regola rigidamente maggioritaria e a negare la legittimità delle decisioni maggioritarie. [...] La maggior parte dei paesi del mondo manca di queste condizioni (come anche, spesso, di altri fattori favorevoli alla democrazia); questa è, quindi, una delle ragioni per cui tanti paesi non sono democratici.

Ma anche in paesi con istituzioni (altrimenti) democratiche - o poliarchiche - le condizioni favorevoli al maggioritarismo che abbiamo appena elencato sono frequentemente deboli o assenti. Di conseguenza, in questi paesi democratici, il rigido maggioritarismo è stato generalmente respinto in favore di diversi assetti non maggioritari e consensuali per il processo decisionale collettivo.

Confrontati con condizioni che minerebbero gravemente la portata e la legittimità della regola maggioritaria, i democratici preferiscono in genere adottare delle limitazioni al maggioritarismo. Sostenere che così facendo essi debbono necessariamente violare i requisiti del processo democratico mi sembra infondato.

Il risultato del nostro esame della regola maggioritaria è in conclusione il seguente: la ricerca di un'unica regola per definire come debbano essere prese le decisioni collettive in un sistema governato in base al processo democratico è destinata a fallire. A quanto pare, è impossibile trovare una regola di questo tipo.

D'altro canto, i difetti della regola maggioritaria sono troppo gravi perché si possa non tenerne conto; essi ci costringono a considerare con estremo scetticismo l'affermazione secondo cui il processo democratico richiede necessariamente la regola maggioritaria. Siamo però autorizzati a essere altrettanto scettici sulle asserzioni secondo cui un'alternativa sarebbe chiaramente superiore alla regola maggioritaria, o più compatibile con il processo democratico e con i suoi valori; anche tutte le alternative alla regola maggioritaria, infati, sono gravemente lacunose.

Possiamo quindi ragionevolmente concludere che i giudizi riguardanti la regola migliore per prendere decisioni collettive debbono essere formulati solo dopo un'attenta valutazione delle probabili circostanze in cui tali decisioni verranno prese. Questa conclusione è compatibile con l'esperienza effettiva di diversi paesi democratici, in cui è stata adottata una grande varietà di regole e procedure.

Adottando o respingendo la regola maggioritaria, i popoli dei paesi democratici non hanno necessariamente violato il processo democratico o i valori che lo giustificano. In condizioni diverse, infatti, il processo democratico può essere adeguatamente portato avanti adottando regole diverse per prendere decisioni collettive".

Robert A. Dahl, La democrazia e i suoi critici (1990), trad. it., Editori Riuniti, Roma 2005, pp. 240-242.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO