Consenso di massa: Berlusconi e il ricorso alla tv

berlu consenso tv tvStamane, in prima pagina del Corriere, leggo un titolo: "Berlusconi vuole fare un intervento in tv sui processi ingiusti". Mi sono suonate varie campanelle.

Lo scenario che lo preoccupa è noto: senza uno scudo giudiziario ulteriore, se la Consulta a dicembre boccerà le norme sul legittimo impedimento, il capo del governo sarà «nudo» di fronte ai processi che lo riguardano, primo fra tutti quello sul caso David Mills, la cui sentenza potrebbe arrivare in primavera

la prima: chi decreta che siano ingiusti? Poi ho pensato al motivo per il quale tale diritto gli dovrebbe essere accordato. Sarebbe sulla tv pubblica? Ah già: l'ha appaltata nei luoghi chiave ai suoi uomini.

Oppure sulle sue tre tv private? Sarebbe più logico, sono sue. Ma il motivo per il quale lui dovrebbe avere più diritti di altri a una difesa senza contraddittorio? Mah: allora anch'io avrei un sacco di cose per cui difendermi in tv, penso anche voi. Il tutto alla faccia di quello spauracchio dimenticato che è il conflitto di interessi.

L'altra campanella che è suonata mi ha riportato ai tempi del Lodo Alfano, anche in quel periodo Silvio Berlusconi minacciava non tanto il ricorso alle urne, ma il ricorso a uno strumento ben più importante per costruire il consenso: il tubo catodico. Perché sa benissimo che è da lì che passa il vero consenso delle masse, non dai giornali né dai libri.

Il consenso passa dall'acquisto di Zlatan Ibrahimovic - centravanti svedese finito al Milan negli ultimi giorni - per lisciare il pelo ai tifosi, il consenso passa dalla tv commerciale e dai telegiornali, soprattutto dallo svago di massa. Che svaga, distrae, e toglie il pensiero dalla tristissima contingenza di un Paese con ben poco futuro. Panem et circenses, niente di nuovo da qualche millennio a oggi: il problema è che non impariamo mai...

Se ripenso alla querelle tra gli autori Mondadori di quest'estate, cui veniva richiesto di andarsene da Segrate, bé, viene da ridere. I libri e i quotidiani, per la costruzione del consenso contano ben poco: possono essere la miccia scatenante i giornali, nel caso in cui abbiano alle spalle altre corazzate in grado di tirare loro la volata. E in Italia a oggi c'è solo la tv, il web è residuale.

Pensate al Caso Dino Boffo: partito da Il Giornale, riempì per alcuni giorni i palinsesti, o specularmente, al Caso d'Addario - la prima intervista apparve sul Corriere.

Foto | Flickr

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