Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Cisgiordania, nuovo attacco dei militanti di Hamas alla vigilia dei colloqui di pace. Mentre a Washington si intavolano colloqui di pace tra il premier israeliano Netanyahu e il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Mahmud Abbas (Abu Mazen), il convitato di pietra Hamas fa sentire la sua voce a distanza.

Oggi il movimento oltranzista palestinese, che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza, ha rivendicato un nuovo attacco in Cisgiordania, il secondo in due giorni. L’azione rivendicata dai militanti è stata condotta ieri a colpi di arma da fuoco lungo una strada nei pressi dell’insediamento di coloni ebrei di Kochav Hashachar. Il bilancio è di due coloni feriti e segue a distanza ravvicinata l'analogo attacco di martedì, in cui quattro coloni erano stati uccisi dagli islamisti di Hamas.

E' presto per parlare di escalation di violenza, ma è chiaro che i fatti degli ultimi giorni gettano un'ulteriore ombra sui colloqui che inizieranno oggi a Washington alle 10 (le 16 in Italia).

La rivendicazione di Hamas è stata secca. Abu Ubaida, Il portavoce dell’ala armata del movimento, ha affermato che “L’attacco era un messaggio per coloro che hanno assicurato al nemico sionista che non ci saranno più attacchi”.
Insomma, il vero destinatario del messaggio è l’Anp di Mahmud Abbas e il suo tentativo di dialogo con Israele. Ci chiediamo, a questo punto, che senso abbiano dei colloqui di pace che non coinvolgono in nessuna misura uno degli attori principali dello scenario.

Netanyahu può affermare pubblicamente che Abu Mazen è il partner per la pace, ma la verità è che si tratta di un partner con poco potere reale di negoziare. Piaccia o no, Hamas controlla una vasta parte di territorio e popolazione palestinese. Ha il potere per condizionare o interrompere il processo di pace e gode dell'appoggio internazionale dell'Iran, tramite Hezbollah e la Siria. E' un attore di primaria importanza a livello regionale, anche se per interposta persona. Ignorarlo non risolve il problema.

Con i suoi attacchi e le minacce di risveglio delle "cellule dormienti in Cisgiordania", Hamas ricorda ai capi di Stato riuniti a Washington che esiste e può colpire gli israeliani anche nei territori formalmente controllati dall’Anp. Viceversa l’Anp non è in grado di esercitare alcuna autorità a Gaza. E questo è il fattore determinante della sua debolezza nell'intavolare trattative di qualsiasi tipo.

I colloqui di Washington rischiano di apparire velleitari. Un’esercitazione retorica in cui Netanyahu potrà farsi bello davanti all’opinione pubblica internazionale per dire "Avete visto? Noi eravamo disposti a dialogare, ma sono i palestinesi che non vogliono.”

Da parte sua, Abu Mazen continuerà a trovarsi in una situazione imbarazzante. Quand’anche dovesse riuscire a ottenere il tanto sperato (quanto improbabile) blocco delle colonie in Cisgiordania, la sua autorità continuerebbe a valere poco o nulla. Le forze di sicurezza dell'Anp potranno anche arrestare militanti di Hamas, come hanno fatto ieri, ma Abbas continuerà ad esser un leader azzoppato e screditato davanti al suo stesso popolo.

Il fattore Hamas continuerebbe, insomma, a essere determinante. Sembra banale a dirsi, ma la pace si fa con il nemico. E questo nemico non prenderà parte alle trattative che avranno luogo oggi.

Se anche Netanyahu e Abu Mazen raggiungessero un qualche accordo con tanto di bella fotografia con stretta di mano tra le braccia di Barack Obama, il processo di pace rischierebbe di valere meno di niente. Ce lo ricordano gli attentati di ieri e dell'altro ieri: un vero e proprio smacco, una sanguinaria beffa di Hamas nei confronti dell'Anp e del "sindaco di Ramallah" Abu Mazen.

La soluzione per il conflitto israelo-palestinese passa per Damasco e Teheran. Finchè Siria e Iran non saranno coinvolti in un tentativo di mediazione, gli assetti regionali continueranno a rimanere turbolenti. E, nel frattempo, continueremo a vedere le belle immagini di capi di Stato nello studio ovale e sul prato della Casa Bianca alternate a quelle di vittime e attentati.

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