Giulio Andreotti è morto

Giulio Andreotti, il senatore a vita nato il 14 gennaio 1919 si è spento oggi all'età di 94 anni. Lo riferiscono le agenzie in questi minuti.

Il senatore a vita Giulio Andreotti è morto oggi all'età di 94 anni. Il sette volte presidente del Consiglio, sempre presente in parlamento dal 1945 in avanti, deteneva diversi record da autentico decano della politica italiana. Era stato per 8 volte ministro della Difesa, 5 volte ministro degli Esteri, tre ministro delle Partecipazioni Statali, due volte delle Finanze.

Da qualche tempo viveva ai margini della scena politica che aveva letteralmente dominato per 50 anni, anche se in molti amavano attribuirgli un ruolo nell'ombra anche nei più recenti intrighi di palazzo. Nel 2006, insieme agli altri sei senatori a vita, sostenne il secondo governo Prodi fra le proteste del centrodestra e fu proprio la sua decisione di astenersi nel febbraio 2008 a dare il via alla crisi della maggioranza di centrosinistra già traballante e fiaccata dall'intensa campagna acquisti condotta da Berlusconi.

L'interpretazione comune della sua decisione (va ricordato come avesse annunciato un voto favorevole) venne legata ad un sabotaggio condotto su pressione del Vaticano che non gradiva il disegno di legge sulle unioni civili, nemmeno nella formula dei DICO immaginati da Rosy Bindi, che il parlamento avrebbe dovuto discutere dopo l'approvazione del governo.

La sua figura, inevitabilmente legata all'essenza stessa della "Prima Repubblica", non era finita travolta come quella di altri protagonisti di quel periodo storico. Andreotti era un personaggio ecumenico, odiato, amato, non venne sfiorato dalla Tangentopoli che decapitò la Democrazia Cristiana di cui lui era fra i leader più potenti e rispettati. Finì piuttosto nel mirino dei pentiti, il processo per concorso esterno in associazione mafiosa si concluse con una sentenza d'Appello (poi confermata in Cassazione) che di fatto delineò una "concreta collaborazione" fra Andreotti e Cosa Nostra anche al di là degli episodi favolistici (il famoso "bacio con Totò Riina). La stessa sentenza fu un capolavoro di diplomazia, il reato era "ravvisabile", ma soltanto fino al 1980 quindi Andreotti non venne perseguito per fatti ormai caduti in prescrizione.

L'ex leader della Democrazia Cristiana era un simbolo del nostro paese, era divenuto un'icona recitando come comparsa in un popolare film di Alberto Sordi e divenendo protagonista della grottesca rappresentazione ne Il Divo di Paolo Sorrentino. Il presunto custode "di tutti i segreti della Repubblica" lascia gli italiani a bocca asciutta, dalla sua bocca nessuno ha mai saputo nulla e a questo punto è tardi per sperare in una redenzione finale. Le sue verità, i retroscena di 50 anni di Repubblica, lo seguiranno nell'eterno riposo.

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