Scelti dai lettori: Gheddafi & Berlusconi, quando ognuno ha gli amici che si merita

scelti dai lettori berlu gheddafi

Tanti suggerimenti questa settimana per la rubrica scelti dai lettori, tante buone idee: in questa puntata approfondiremo quello che è stato un po' il tema che dominato le prime pagine dei giornali negli ultimi giorni, la visita di Muammar Gheddafi a Roma e il suo incontro con Silvio Berlusconi.

Un'amicizia, quella tra il leader libico e il premier, che cela naturalmente ben altro. Non fatevi ipnotizzare dalle dichiarazioni roboanti di Gheddafi, "L'Europa sia islamica", o "Dateci cinque miliardi o invadiamo l'Europa", sono scemenze, c'è qualcuno che ci crede? O che crede che qualcuno lo ascolti?

Gheddafi fa quel che vuole dalle nostre parti - deliranti rappresentazioni con i berberi, tende piantate a Villa Pamphili, e incontri con hostess folgorate dal Corano comprese - per ben altri motivi...


gheddusconi visita altro anno

Perché Berlusconi e Gheddafi si trovano così bene l'uno con l'altro? Perché entrambi, prendendo il potere in modalità estremamente differenti, e pur rifacendosi a due estetiche lontane - ma non opposte - sono due dei leader spettacolari di questo tempo. Populisti, demagogici, sprezzanti delle regole basilari della convivenza civile: ma affascinanti.

Carismatici, lontani dal grigiore dei paludati membri della Commissione UE alla Giustizia che stanno anche a perder tempo a valutare come "sovrastimata" la cifra di cinque miliardi di euro richiesta dal leader libico a Roma per fermare l'immigrazione dalle coste africane.

“La richiesta è esagerata, sicuramente sproporzionata”, spiega Matthew Newman, portavoce del commissario Ue alla Giustizia, Diritti fondamentali e cittadinanza Viviane Reding.

Lo scambio che per il leader libico era equo per l’Ue è piuttosto gonfiato perché, spiega Newman, “per ottenere dei risultati sul fronte della cooperazione nella lotta all’immigrazione clandestina basta molto meno”. Il flusso dei clandestini che Gheddafi ha usato come una sorta di arma di ricatto può essere fermato lo stesso, tenendosi il caro gruzzoletto chiesto dal libico.

Comunque a Bruxelles quello di Gheddafi è stato depurato, almeno nell’interpretazione, dalla parte più teatrale e per ora le minacce-show sono state prese in considerazione, ma senza particolare allarme, anche perché l’Ue ha investito 15 milioni di euro per i rapporti bilaterali con Tripoli e in vista c’è un’altra tranche di spesa da 25 milioni


Da applausi un corsivo uscito in UK su The Independent, citato da APCom:

"Forse il colonnello Gheddafi, attualmente 68enne, medita di andare in pensione in Italia? La visita del tiranno libico, ieri culminata in un incontro con Silvio Berlusconi e in uno show dei 27 cavalieri berberi che si è portato dietro, è stata la quarta nell'ex potenza coloniale in poco più di un anno (...) Così diversi in tante cose, per esempio nelle opinioni sulla religione e la chirurgia plastica, i due leader si sono certamente dimostrati rivoluzionari nel loro uso delle pagliacciate come arma di distrazione di massa. Ieri hanno celebrato la loro convivialità con una cena dedicata all'amicizia italo-libica. La natura della conversazione, ahinoi, rimane ignota"

Ignota, certo. Proviamo a immaginare quali possano essere stati i temi: immigrazione? Ma certo... se ne sarà parlato. Ma più che dell'immigrazione, penso abbiano parlato di soldi. Perché di quello parla il Trattato di Bengasi dal quale discendono ancora oggi gli ottimi rapporti diplomatici tra Italia e Libia.

Tra 2008 e 2010, quasi 40 miliardi di euro sono stati scambiati tra Italia e Libia:

* la banca centrale libica e la Lybian Investment Authority (fondo sovrano) hanno investito 2,5 miliardi di euro per acquisire circa il 7% di Unicredit, divenendo il primo azionista del primo gruppo bancario italiano
* il 7,5% detenuto da Lafico nel capitale azionario della Juventus ne fanno il quinto investitore per dimensioni sulla borsa di Milano
* l'1% dell'ENI è stato acquisito dai libici, che hanno allungano di 25 anni le concessioni energetiche, in cambio di investimenti Eni per 28 miliardi
* Lafitrade, insieme a Fininvest, controllano il 10% di Quinta Communications, società di Tarak Ben Ammar
* Cesare Geronzi, patron di Generali, ha accolto anni fa la Libia, assieme a Fininvest, nel patto di società di Banca di Roma (poi Capitalia), così come in banca Ubae
* il 14,8% di Retelit, società di telecomunicazioni, è controllato dalle finanziarie libiche.

I petrodollari di Gheddafi hanno permesso a Berlusconi di approfondire il proprio controllo sulla finanza privata italiana, in specie su Mediobanca:

* Unicredit, ora con primo azionista libico, è il primo azionista di Mediobanca
* Fininvest e Mediolanum ne controllano direttamente il 5,5%
* il 10-15% è controllato da Ben Ammar tramite un pool di azionisti francesi;
* un'ulteriore quota fa riferimento alle Generali di Cesare Geronzi

Il trattato di Bengasi del 2008 ha inoltre aperto le porte a commesse da distribuire tra gli investitori italiani:

* 2,3 miliardi di euro per la costruzione dei 1.700 chilometri dell'autostrada costiera libica
* costruzione di un centro congressi (Impregilo) e commesse di elicotteri (Finmeccanica) e segnalamento ferroviario (Ansaldo) sono stati affidati a ditte italiane


Ecco; queste cifre direi che riportano abbastanza bene il motivo per cui abbiamo lasciato abbeverare i cavalli berberi - altro che i cosacchi... - non in San Pietro, ma al galoppatoio della Caserma Salvo d'Acquisto. Un'amicizia di vecchia data cementata da collante universale: il denaro. In cui rientra anche un altro affare ventilato tempo fa e poi smentito: il Milan, da vendere proprio a fondi libici.

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