Intervista. Polisblog incontra Francesco Piccinini, direttore di Agora Vox Italia


Agora Vox Italia, negli stessi giorni in cui la stampa scioperava contro la legge bavaglio zittendosi (paradossalmente), proponeva ai propri lettori una serie di punti di vista introvabili sui media tradizionali.

A quasi due mesi da quell’evento abbiamo deciso di incontrare Francesco Piccinini (direttore di Agora Vox Italia) per capire come la rete, che con lui si confronta, ha risposto ai dubbi innescati da Gianfranco Fini negli ultimi mesi.

La spaccatura che si è verificata nel Popolo della Libertà crede che potrebbe far terminare prima del previsto la legislatura in corso?

Non credo che il Governo avrà vita lunga. Il “particulare” gucciardiniano attraverso cui analizziamo gli eventi nostrani ci fa ritenere che i governi resistano o cadano unicamente a causa di dinamiche nazionali.

La spaccatura di Fini non è che il riflesso interno di una morsa internazionale che mira a mettere la parola fine al “berlusconismo”. Sebbene le parole del Presidente del Consiglio vadano sempre prese con le pinze, egli non era distante dalla realtà quando affermava che esiste una “manovra internazionale” contro di lui.

Il cambio di Presidente oltreoceano non gli ha giovato. L’attuale amministrazione USA non vede di buon occhio la sua vicinanza a Putin e Gheddafi. Tale vicinanza ha leso la sua, già labile, credibilità internazionale. Non è un caso che anche gli altri leader europei a lui vicini in passato, non ultimo Sarkozy, evitino apparizioni al suo fianco.

In più, nel corso della famosa cena a casa di Vespa, sembra che anche il Vaticano abbia “scaricato” il Premier (non è un caso la tempistica con cui Panorama ha pubblicato l’inchiesta sui preti gay).

A quanto detto finora si aggiunge un motivo strettamente economico-politico. A settembre ci sarà l’asta per i restanti 52 miliardi di titoli di Stato; ad oggi, grazie a Tremonti, sono stati piazzati già 315 miliardi tra Bot, Btp e Ctz con relativa facilità sul mercato estero ed è sceso lo spread con i titoli tedeschi.

L’asta è stata facile, come ha affermato anche Maria Cannata, dirigente generale del Tesoro a capo del dipartimento sul debito: «il collocamento dei titoli è proseguito normalmente in un contesto di mercato tutt’altro che normale».

L’attuale Ministro del Tesoro sta tenendo il timone economico italiano, a stretto contatto con Mario Draghi e il Quirinale (i cui richiami ad evitare elezioni in autunno guardano a queste scadenze fondamentali per evitare la bancarotta del paese). Un asse economico, quello con Draghi, che va avanti sin dai tempi del Britannia e che ha trovato, ora, una sponda politica a destra con Fini (a sinistra c’è D’Alema).

Un asse che ha garantito che i titoli, anche quelli decennali in scadenza ora, ritrovassero subito degli acquirenti stranieri nonostante il momento di crisi. Allora ci sarebbe da chiedersi se sia solo un caso che le persone che stanno prendendo le distanze dal Premier: Fini, Draghi e la Marcegaglia esplicitamente, Tremonti con un prolungato silenzio, siano tutti membri dell’Aspen Institute. Gli stessi Tremonti e Draghi sono indicati come possibili “Presidenti tecnici” per guidare il paese oltre l’autunno. E’ un solo un caso?

Cosa pensa la community di Agora Vox Italia di quanto sta accadendo al Governo di Silvio Berlusconi?

Come sempre su AgoraVox ci sono opinioni diverse. In molti sperano nella caduta del Governo ma c’è molto scetticismo verso Fini e la tenuta del suo gruppo, c’è chi è vicino alle posizioni di FareFuturo, chi ne è scettico e chi crede nell’ennesimo colpo di coda del Premier.

Il minimo comune denominatore, in questa fase, è la difesa delle prerogative di Napolitano e dell’iter costituzionale in caso di caduta del Governo. L’opposizione della nostra community, ad un’eventuale deriva verso una “Costituzione materiale”, è nettissima. Nessuno, o quasi, pensa che sia legittimo venire meno al dettame costituzionale.

In ogni caso il dibattito è molto vivace e i blogger italiani che si occupano con puntualità di politica (da Fabio Chiusi all’89, da Daw a NonLeggerlo) sono attivissimi, così come il resto della community, in questi momenti concitati.

Diversamente dai suoi colleghi della carta stampata nel giorno in cui si scioperava contro la legge Bavaglio lei, con il suo gruppo di lavoro, ha pubblicato opinioni di illustri pensatori. L’informazione on-line in Italia deve ancora emanciparsi? Perché?

L’idea è stata che l’unica attualità fosse la libertà d’espressione. Piuttosto che lasciare una pagina bianca abbiamo preferito dare spazio agli uomini e alle donne d’Italia che, quotidianamente, si mettono in gioco per il paese, abbandonando, per un giorno il racconto della stretta attualità. Tre magistrati: Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia e Raffaele Cantone hanno espresso il proprio punto di vista sulla lotta alla criminalità e le conseguenze, nefaste, della legge sulle intercettazioni.

Ascanio Celestini, Giulio Cavalli, Tiziano Scarpa e Sergio Nazzaro hanno ritratto la condizione attuale del nostro paese. Pino Maniaci ci ha parlato di mafia e libertà d’informazione. Vittorio Zambardino si è espresso, liberamente, sui giornalisti anch’essi corporazione, uniti solo davanti a rischi economici. E infine i blogger ci hanno dato il loro punto di vista sulla legge e sul comma ammazza-blog.

Alcuni, a torto, ci hanno accusato di essere dei crumiri: assurdo. E’ assurda questa logica dicotomica. E’ un modo di vedere e vivere l’Italia che uccide il dialogo, la crescita. Sembra di assistere a tifoserie che si scontrano sulle curve mentre i giocatori decidono il risultato nello spogliatoio. Le conseguenze sono culturalmente devastanti: tutto si riassume in un essere pro o contro (e non solo in politica). Se si critica La Repubblica o Il Fatto Quotidiano si diventa berlusconiani; se si critica Berlusconi si è comunisti.

Noi di AgoraVox vogliamo semplicemente rivendicare la libertà di avere un’opinione e poter dialogare serenamente con chi la pensa in maniera differente. Trent’anni di televisione urlata, di politici che interrompono l’interlocutore, trent’anni di “maleducazione televisiva” hanno prodotto un’Italia che non sa più dialogare.

Eravamo, e lo siamo ancora, fortemente critici nei confronti del decreto sulle intercettazioni e abbiamo, semplicemente, fatto sciopero in una maniera “differente”, oserei dire “diversa”. Ma il diverso ha sempre fatto paura perché non è ascrivibile nel “pensiero unico”.

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