Il Pdl non c'è più. L'epitaffio di Fini spalanca la porta a elezioni anticipate

La lunga attesa è terminata, e chi sperava in un terremoto politico è stato accontentato. Con un discorso iper-aggressivo Gianfranco Fini ha posto una pietra tombale sul partito di maggioranza, pur non arrivando allo strappo definitivo. Molto furbescamente. Fli ha promesso un appoggio esterno al Governo, nella speranza che siano gli stessi vertici del Pdl a "macchiarsi" del reato di separazione dal Presidente della Camera.

Innumerevoli le bordate sparate da Fini: contro la Gelmini per la riforma scolastica, contro Bondi per i tagli alla cultura, contro Frattini per l'accoglienza a Gheddafi, contro la Lega perché il suo federalismo non è solidale e la Padania non esiste... Casini gongolava ritrovando nel vecchio amico un futuro alleato sulle sue stesse identiche posizioni.

Di Pietro invece lo attaccava frontalmente e con un argomento incontrastabile: se parli così (cioè da dipietrista nè più nè meno) perché non te ne vai invece di continuare ad appoggiare il Governo? Rimane in effetti da capire anche perché un elettore sulle posizioni del Fini odierno dovrebbe preferire il Gianfranco al leader dell'Italia dei Valori, che le stesse cose le dice da molti più anni.

Si è parlato anche dell'attacco mediatico senza precedenti, ma ovviamente senza fornire risposte di alcun genere. Nè sulla casa di Montecarlo, nè sui contratti Rai alla famiglia Tuliani. Insomma, un immobile di Alleanza Nazionale è finito nelle mani del fratello della moglie dell'ex-leader del partito per una cifra risibile e ancora il leader succitato non si è sentito in dovere di giustificare la cosa. Piuttosto grave, direi.

Per il resto prepariamoci a elezioni autunnali, l'unica cosa seria che ci resta da fare.

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