La polarizzazione politica in Italia: Berlusconi e Bossi moderati?


Alexander Stille, giornalista e docente alla scuola di giornalismo della Columbia University, ha scritto qualche giorno fa un post sul suo blog intitolato “Irrazionalità e polarizzazione”. In sintesi, negli ultimi anni si è assistito ad una concentrazione delle opinioni e delle posizioni politiche agli estremi dell’asse destra-sinistra. Il post di Stille si riferisce (essendo americano) agli Stati Uniti:

“Venticinque anni di ricerca dimostrano, secondo Shapiro (Robert Shapiro, professore di Scienze Politiche alla Columbia University, ndr), un profondo mutamento nell’opinione pubblica americana, sempre più orientata verso una polarizzazione politica e quindi verso posizioni più estreme. […]“La classe politica è molto più ideologica e polarizzata – sostiene Shapiro – e poi c’è la polarizzazione del pubblico e la polarizzazione dei media.”

Ecco, femiamoci qua. Mentre il post di Stille parla dei problemi americani, proviamo ad analizzare la situazione in Italia.

Classe politica polarizzata. Prima Repubblica: i politici cercavano di sembrare moderati (escludendo naturalmente partiti come Democrazia Proletaria o alcune frange del MSI), le tribune politiche (reperto storico) erano piacevoli incontri se paragonati ad una puntata di Ballarò. In generale, la Democrazia Cristiana cercava di non apparire estremista, ed esistevano forti correnti nel PCI moderate ( i miglioristi ad esempio, di cui faceva parte anche Giorgio Napolitano). Seconda Repubblica: Berlusconi che insulta tutti ("coglioni", "utili idioti", ecc), Bossi e la Lega che attaccano (dagli anni ’80 ad oggi): terroni, democristiani, socialisti, Berlusconi, immigrati, musulmani, ancora terroni. Il cambiamento della legge elettorale (da proporzionale a quasi maggioritaria) ha prodotto la formazione di due blocchi: centrodestra e centrosinistra. Questo non è necessariamente un male, ovviamente. Il discrimine è capire se la creazione di due blocchi politici ha ridotto il "consociativismo" (volgarmente: l'inciucio, il mettersi sempre d'accordo sottobanco).

Se poi la polarizzazione corrisponde ad una “diversa educazione”, abbiamo gli insulti di tutti contro tutti (da D’Alema fino a Berlusconi), le simpatiche battute a sfondo sessuale di Silvio, Bossi che ormai comunica solo con pernacchie e dita medie.

Media polarizzati. Mentre fino al 1992 la Rai cercava di mantenere un certo equilibrio, anche attraverso la lottizzazione (si arriverà alla lottizzazione non solo degli spazi in tv, ma anche delle reti televisive: Rai1 alla DC, Rai2 al PSI, Rai3 al PCI), nella Seconda Repubblica tra uno Sgarbi che urla e strepita (su Youtube esiste una vasta antologia dedicata al nostro Vittorio), un Fede innamorato perso di B, un Minzolini che fa tutto tranne giornalismo, le cose sono un po’ cambiate.

Infine, pubblico polarizzato. Qui il discorso si fa più complesso, ma il progressivo svuotamento del centro (in cui credono ormai solo Casini e Buttiglione) e lo schieramento degli elettori verso posizioni più definite a destra e a sinistra sembra riflettere un abbandono, per parte degli elettori, delle posizioni moderate. E in fondo, Di Pietro, Berlusconi, Bossi e i post-comunisti sono tutto tranne che moderati.

Conclusione? Torniamo all’articolo di Stille e alla politica americana.

“Non sono molto ottimista per quanto riguarda il cambiamento nei media – aggiunge [Shapiro]– e per questo ritengo che il cambiamento, se mai avverrà, lo può produrre solo il mondo politico. Nel 2008 tutte e due partiti hanno scelto il loro candidato più moderato, Obama per i democratici e John McCain per i repubblicani. Ma con la scelta di Sarah Palin c’è stata una svolta: dal centro agli estremi”. Sarà mai possibile tornare indietro?”

Già. Il mondo politico italiano riuscirà a tornare indietro?

Foto | Flickr

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