Rassegna stampa estera: l'Italia tra Berlusconi, Fini e le elezioni anticipate


A più di un mese di distanza dall'espulsione di Gianfranco Fini e dei suoi sodali dal PdL, i riflettori della stampa estera rimangono saldamente puntati sulla crisi di governo data ormai per certa, e sull'eventualità sempre più probabile di una fine prematura della legislatura.

In Germania l'autorevole Suddeutsche Zeitung ha ad esempio titolato "Il sistema Berlusconi implode":

Berlusconi vacilla? Barcolla? Cosa accadrà nell’Italia “del dopo”? L’imprenditore milanese dei mezzi di comunicazione condiziona la politica del paese da oltre sedici anni. Anche negli anni in cui non hanno avuto le redini del governo in mano, lui e i suoi seguaci sono riusciti a condizionare il clima politico. Per non considerare poi che hanno governato ininterrottamente dal 1995 nelle regioni economicamente più forti come Lombardia e Veneto

Silvio Berlusconi e i suoi volevano creare un’”Italia moderna”, volevano dare il via a “una rivoluzione liberale”. Con slogans di questo tipo sono riusciti ad accaparrarsi parti consistentiel paese. Tra di loro c’erano anche intellettuali conservatori e liberali che, dopo la crisi finanziaria, la corruzione e la formazione del nuovo sistema partitico, hanno voluto prendere le distanze dalla cosiddetta Prima Repubblica e da una “politica vecchia”. Non hanno voluto riconoscersi nella visione vagamente socialdemocratica di un’opposizione della sinistra sempre più frammentata o delle idee cristiano-sociali di un’ala minoritaria degli ex-democristiani. Si temeva una nuova burocratizzazione e una “sindacalizzazione” della Repubblica. Si è osservata tuttavia con scetticismo la sempre più crescente influenza di oppositori piccolo-borghesi della globalizzazione, come la Lega Nord, sulla necessaria modernizzazione della politica. (..)il dibattito portato sinora avanti nello schieramento antiberlusconiano ora è avvertito anche dai liberali di destra. Questa discussione è stata stimolata soprattutto da nuovi libri di saggistica sul futuro sviluppo politico. Già titoli di alcuni libri anticipano il tenore del dibattito: “L’Italia senz’anima” di Massimo Fini, “Dopo di lui il diluvio” di Oliviero Beha o “Senza vergogna” di Marco Belpoliti.(..) Quasi tutti gli autori, che siano di destra o di sinistra, sono d’accordo che Berlusconi sia riuscito a spazzare via l’opposizione. Il Partito Democratico (PD), che ha tentato di mettere insieme le tradizioni comuniste, socialiste e cristiano-liberali è ormai una caricatura di partito. Senza identità, sembra incapace di sviluppare progetti per il futuro, per non parlare poi di farli rispettare. Nell’ultimo numero (5 / 2010) della rivista culturale Micromega il filosofo Paolo Flores D’Arcais, l’ex-comunista Nichi Vendola (Presidente Regionale della Puglia) e Luigi De Magistris di IDV provano a sviluppare delle strategie per il periodo “dopo Berlusconi e dopo il PD”, perché il sistema di Berlusconi è quasi sul punto di implodere.

Lo svizzero Le Temps considera "L'Italia di nuovo ingovernabile":

Le forti divisioni in seno alla destra potrebbero rapidamente rendere il paese ingovernabile. Cosciente della precarietà della sua maggioranza, il Cavaliere ha cambiato linea venerdì: o il parlamento accetta un nuovo programma di governo in quatto punti (riforma della giustizia, del fisco, del federalismo e del sostegno al Mezzogiorno), oppure si indicono nuove elezioni. Professore di scienze politiche all’Università degli Studi di Firenze, Roberto d’Alimonte, vicino alla destra, è convinto che ci saranno nuove elezioni: “L’opposizione è completamente disorganizzata. E anche se lo schieramento della sinistra ottenesse il 60% dei voti, è talmente diviso che [una tale vittoria] non basterà ad avere la maggioranza parlamentare. Per la sinistra, un voto immediato sarebbe un disastro. Silvio Berlusconi ne è consapevole e vuole approfittare di questo vantaggio.” La scelta non è priva di rischi. Se [ottenere] una maggioranza alla Camera bassa sembra decisamente facile, conquistare il Senato rischia di essere più complicato. Il Cavaliere potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione di Romano Prodi nel 2006: con un parlamento diviso.

L'argentino Pagina 12 vede già "il rettilineo finale del berlusconismo":

Berlusconi “capitalista, ladro e contro i migranti”. L’africano che attraversa con un cappello in mano le viuzze che portano a piazza Navona conquista l’adesione immediata dei commercianti italiani che fumano una sigaretta sulla porta d’ingresso dei loro negozi. In un quartiere meno turistico di Roma, una frase così avrebbe probabilmente incontrato ancor più approvazione. L’Italia affronta il rettilineo finale del berlusconismo. Il Cavaliere ha perso consenso e forza nel gestire casi inauditi di corruzione. Ha perso anche chi, per anni, è stato il suo miglior alleato, Gianfranco Fini, (..)Per molti italiani negli anni compresi tra il 1994 ed il 2010 si è verificato molto più che un ritorno agli anni ’80. I nomi delle cosche mafiose di quella epoca tornano a circolare, riattualizzati sotto la sigla P3. Questa loggia non sarebbe altro che il seguito della loggia massonica P2 creata negli anni ’80 con uomini politici e membri dei servizi di sicurezza dello Stato, che venne accusata di creare uno Stato dentro lo Stato. Negli ultimi due mesi Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia, è diventato il terzo membro del governo a dover lasciare l’incarico a causa della sua implicazione in casi di corruzione. (..) Berlusconi e i suoi colonnelli gridano la sua innocenza e accusano i magistrati e la stampa di praticare una “caccia alle streghe”. Però gli scandali si accumulano ad un ritmo vertiginoso. (..) Senza dubbio, l’Italia si ritrova in una mare di fatti evidenti: la corruzione e l’inflitrazione delle reti mafiose nell’apparato dello Stato sono una eredità riattualizzata dal berlusconismo. Il conflitto di interessi è un fatto costante, e in un modo o nell’altro, conduce sempre alle attività del presidente del Consiglio.La torta è grande e va divisa tra vari amici, che si tratti di assegnazioni di gare d’appalto per la ricostruzione de L’Aquila, dei lavori per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unita d’Italia, dello sviluppo dell’energia eolica in Sardegna o, ancor peggio, della profonda ramificazione della mafia calabrese, la ´Ndrangheta, in Lombardia. (..) Di fronte alla nuova ondata di scandali che travolgono i suoi alleati e sfiorano la sua persona, Berlusconi utilizza le parole che aveva già usato nel 2009 quando la sua vita privata divenne di dominio pubblico per le dichiarazioni di una prostituta. Il Cavaliere aveva parlato di “campagna sporca”, di “tentativo di colpo di Stato”, di “tentativo di destabilizzazione”, di “manipolazioni politiche” e di “giudici comprati dall’opposizione”. In meno di tre anni la popolarità del fallito unificatore è in caduta libera, passando dal 60% del 2008 all’attuale 40%. L’Italia si è abituata alla corruzione e ai quotidiani tentativi del potere nell’approvare leggi che coprano tutto con il silenzio. (..) L’Italia ha perdonato molte cose a Berlusconi, come corruzione e scandali sessuali. Questa volta non sembra disposta a lasciar correre il fatto che il presidente non sia riuscito ad unificare e a mettere in ordine il paese. La tragedia italiana è tornata a ripetersi con la solita puntualità.

In Svezia lo Sydsvenskan si è concentrato sul ruolo degli scandali in questa fase turbolenta della vita politica:

Tra le alte sfere del potere c’è il caos, e i politici fanno uso di metodi raffinati per terrorizzarsi a vicenda. Le minacce di rendere pubbliche delle verità scomode sono il trucco preferito dei politici italiani, quando si tratta di lotte per il potere ai massimi livelli. I dossier, le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, e le informazioni su affari poco trasparenti possono diventare pericolosi per una carriera politica, come la stretta mortale di un pitone. La battaglia è tra Silvio Berlusconi e il suo primo e principale alleato politico, il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini. (..) Da questa settimana la battaglia ha raggiunto il suo culmine. Fini si è staccato dal partito, portando con sé un numero di parlamentari sufficiente da mettere a rischio la maggioranza di governo. Verranno indette elezioni anticipate? È finita la favola politica di Berlusconi? Entrambe le domande sono attuali e importanti. Immediatamente la stampa fedele a Berlusconi è andata a ripescare ogni possibile bassezza di cui Gianfranco Fini si è occupato in segreto, tra cui un losco affare immobiliare, tutte cose a cui gli italiani sono molto sensibili.Ora Fini e i suoi uomini rispondono, minacciando con rivelazioni su Berlusconi. Cosa si cela dietro l’amicizia col presidente russo Vladimir Putin e col dittatore libico Muammar Gheddafi? E perché è così incrediblmente ansioso di introdurre la legge che proibisce ai media di pubblicare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche? È una situazione bollente. Il simbolico pitone è ormai al collo del parlamento. Da quale boccone inizierà, Berlusconi o Fini?

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