Rassegna stampa estera: l'Italia, la Mafia e gli sprechi del Meridione


Tra gli argomenti che regolarmente attirano l'attenzione dei media stranieri, c'è quel prodotto di esportazione per eccellenza che è la criminalità organizzata italiana. Il francese L'Express, ad esempio, non ha mancato di raccontare la storia dei messaggi inviati ai boss attraverso "Quelli che il Calcio":

Il regime di carcere duro imposto ai mafiosi in prigione li ha obbligati a utilizzare tutta la loro immaginazione per comunicare con l’esterno. Così, i bambini fanno spesso da messaggeri. La ‘Ndrangheta aveva addirittura acquistato una radio privata per trasmettere canzoni con messaggi in codice. Un senatore italiano, Carlo Vizzini ha chiesto che la giustizia faccia luce sull’autorizzazione concessa ai prigionieri di guardare la trasmissione «Quelli che il Calcio»: “Non capisco come mai dei prigionieri sottoposti a così strette condizioni di sorveglianza possano guardare trasmissioni in cui può partecipare il pubblico”. I responsabili del programma hanno dichiarato di essere totalmente estranei alla faccenda.

Lo svizzero Le Temps si è interessato alla penetrazione della 'ndrangheta nella confederazione elvetica, intervistando a questo proposito Francesco Forgione, giornalista ed ex-presidente della commissione parlamentare antimafia:

La ‘Ndrangheta si è installata un po’ ovunque nel mondo, seguendo i flussi migratori italiani. I clan calabresi sono arrivati in alcune regioni della Svizzera sin dalla fine degli anni 1950. Ma questa presenza si è fortemente affermata nel corso degli ultimi anni per questa organizzazione criminale, che è diventata estremamente potente e che vede nella Svizzera un terreno privilegiato per il riciclaggio del denaro sporco. Nonostante ciò, a differenza della mafia siciliana o ancora della Camorra napoletana, la ‘Ndrangheta ha dato il via ad un vero e proprio processo di colonizzazione, impiantando delle ‘ndrine (ovvero delle famiglie) sul territorio svizzero, cioè delle vere e proprie teste di ponte dell’organizzazione. (..)In Svizzera, il pizzo è richiesto solo a certi imprenditori o commercianti italiani che conoscono la cultura dell’omertà. Se la ‘Ndrangheta si è installata massicciamente in Lombardia e tenendo sotto controllo una parte del territorio, è perché si tratta della regione più ricca della penisola, ma anche a causa della vicinanza della Svizzera, che gioca il ruolo di luogo di riciclaggio preferito.

Sempre il quotidiano svizzero di lingua francese ha cercato di spiegare ai suoi lettori perchè "In Basilicata, due terzi dell’acqua pubblica vengono rubati":

Su questa collina di fronte a Potenza, il capoluogo assopito di questa regione del Mezzogiorno stretta tra Puglia e Calabria, le piccole case popolari costruite su vecchie fattorie costeggiano qualche villa moderna, alcune delle quali, si dice in città, sarebbero dotate di piscina. Un buon numero di queste costruzioni sono abusive, senza permesso di costruire. Il quartiere del Bandito, così chiamato in memoria dei briganti che, circa un secolo e mezzo fa, vi si erano accampati prima di attaccare i Piemontesi venuti per unificare l’Italia, ha conosciuto il suo splendore dopo il terremoto del 1980, che distrusse una parte della città. “Bisognava ricostruire”, spiega l’ingegner Michele Folino, specialista dei problemi idrici. “Per incoraggiare la ripresa dell’attività economica attraverso l’edilizia, la gente è stata autorizzata a costruire un po’ dappertutto”. E in qualunque modo. Senza un piano urbanistico né veri e propri controlli. Con, in fin dei conti, dei bilanci idrici che collocano la Basilicata, come l’Italia in generale, tra le zone in Europa con il maggior spreco di acqua. Lo scorso mese, un rapporto del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche consegnato al parlamento italiano stimava la perdita totale di acqua al 37% a livello nazionale. Forti di questa constatazione, la Confindustria e il governo Berlusconi hanno scelto di continuare nel processo di privatizzazione delle società pubbliche di gestione delle risorse idriche, provocando, nel corso degli ultimi mesi, un’enorme mobilitazione di cittadini che vogliono organizzare un referendum popolare per bloccare questi progetti. Questi ultimi considerano l’acqua un diritto fondamentale e temono che la privatizzazione di un mercato che rappresenta 8 miliardi di euro susciti gli appetiti dei grandi gruppi mondiali, con degli aumenti indiscriminati delle tariffe

In Francia l'autorevole Le Monde si è concentrato sui "42 milioni di euro di aiuti nazionali ed europei rubati in Italia":

La polizia italiana ha annunciato, giovedì 5 agosto, il sequestro di beni per circa 700 milioni di euro (società, beni immobiliari e veicoli) e l’arresto di cinque persone sospettate di frode ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. “Abbiamo sequestrato 700 milioni di euro, cioè il valore stimato delle sette società incriminate”, ha precisato un responsabile della Guardia di Finanza in Calabria. [I contributi per] i primi aiuti ottenuto dallo Stato italiano e dall’Unione Europea serviva come copertura per tutte le sovvenzioni ottenute in seguito, e veniva presentato come la quota versata direttamente dall’imprenditore”, ha aggiunto il finanziere, senza essere in grado di precisare il l’ammontare della frode ai danni dello Stato e dell’UE. Un comunicato della Guardia di Finanza stima il totale complessivo dei finanziamenti pubblici” ricevuti illegalmente dal 2001 a circa 42 milioni di euro. In sostanza, i cinque imprenditori sotto accusa avevano ottenuto illegalmente il denaro dallo Stato italiano e dall’Unione Europea, per poi reinvestirlo di fatto in società produttrici di olive ed olio di oliva. I beni sequestrati comprendono sette società produttrici di olive e olio di oliva, numerosi terreni agricoli per una superficie totale di 3000 ettari, due alberghi, 65 appartamenti e 15 veicoli.

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