Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Libano, il premier Saad Hariri: “La Siria non ha ucciso mio padre” Il Primo ministro libanese ci ha ripensato. Se nel 2005 accusava la Siria di aver organizzato l’attentato che aveva causato la morte del padre e allora premier Rafiq Hariri, oggi afferma che sono stati commessi degli errori “che hanno danneggiato il popolo siriano e le relazioni tra i due Paesi”.

Occorre ricordare che, nel 2005, l’ondata di indignazione popolare ed internazionale seguita all’omicidio di Hariri (un attentato dinamitardo nelle strade di Beirut che aveva causato altri 22 morti) aveva costretto la Siria, da tutti considerata responsabile, a ritirare le truppe che da quasi trent’anni manteneva di stanza nel Paese dei cedri.

E’ chiaro, quindi, che le dichiarazioni del figlio e attuale premier Saad Hariri, pubblicate ieri ieri dal giornale Asharq al-Awsat, suonino quantomeno curiose. “A un certo punto abbiamo commesso degli errori ed accusato la Siria di aver ucciso il premier.” Ha affermato il Primo ministro libanese “Era un’accusa politica, e questa accusa politica è finita”

Capita a tutti di sbagliarsi. Ma i maligni potranno pensare che non sia casuale questo ripensamento di Hariri proprio mentre le relazioni tra Beirut e Damasco si fanno sempre più strette e il premier libanese continua a incontrare con frequenza il Presidente siriano Assad, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi su queste pagine.

A questo punto viene da chiedersi chi abbia davvero ucciso Rafiq Hariri. Sulla vicenda sta facendo luce una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, che aveva inizialmente accusato la Siria dell’attentato. Secondo i media, il procuratore delle Nazioni Unite starebbe però per incriminare alcuni militanti di Hezbollah. Considerato che il movimento islamista sciita siede nel Governo libanese con alcuni ministri ed è fortemente appoggiato dalla Siria, risulta difficile credere che la verità possa essere raggiunta in tempi brevi.

Medio Oriente, Israele: numerosi adolescenti pensano che gli arabi non debbano avere uguali diritti. Lo rivela un sondaggio preparato appositamente per la conferenza "Education in the Digital Age", che si è tenuta ieri ad Haifa. Il campione selezionato dai sondaggisti è rappresentativo di adolescenti israeliani di età compresa tra i 15 e i 18 anni.

Non intendiamo dare giudizi in questa sede, ma ci limitiamo a riportare i semplici numeri. Il 60% degli intervistati ha affermato che gli arabi israeliani non godono di uguali diritti in Israele; di questa percentuale, il 59% ritiene che gli arabi questi diritti non dovrebbero proprio averli.

Alla domanda se vorrebbero trovarsi in una classe con studenti con particolari problematiche, il 32% ha risposto di no. Le risposte negative sono diventate il 50%, quando è stato chiesto agli intervistati se vorrebbero stare in classe con studenti arabi.

Il 96% degli intervistati desidera tuttavia che Israele sia uno Stato ebraico e democratico; il 27% sostiene, però, che gli oppositori dovrebbero essere processati e il 41% si dichiara favorevole a revocare loro la cittadinanza.

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