Fini, Storace, Bossi e Berlusconi. Chi è veramente di destra?


Dei fatti abbiamo discorso più volte. Dopo la svolta di Mirabello evidentemente non c'è più possibilità di dialogo tra Fini e il Pdl e anche se nella riunione di Arcore Berlusconi nicchiava di fronte al pressing di Bossi, si andrà certamente a elezioni anticipate. Quando? Presumibilmente a metà novembre o giù di lì.

Ma l'elettore di destra, che in questo paese ha una forza numerica preponderante, perlomeno a giudicare dai risultati degli ultimi anni, da chi si sente maggiormente rappresentato? Prendiamo un attimo in esame i 3 maggiori leader dell'area che un tempo si sarebbe definita conservatrice, più il capo della Destra Francesco Storace, escludendo tutte le forze fasciste o parafasciste che di destra non hanno neanche l'ombra (parlo di Forza Nuova e compagnia bella).

Partendo proprio da Storace, oseremmo dire che il suo partito di destra ha solo il nome e poco più. Vero che cavalca alcune idee care ai liberali come la sicurezza, ma fondamentalmente si richiama ai valori del vecchio Msi post-fascista e filorepubblichino che ha sempre guardato con sospetto al sistema capitalista e mantiene una vecchia serie di pregiudizi sull'atlantismo, il ruolo dell'America, la questione israelo-palestinese eccetera. Per questa ragione non ha nessuna possibilità di crescita e non rappresenterà mai il ceto liberalborghese.

Fini. Parte anche lui dall'Msi e dal "Mussolini più grande statista del secolo". Poi abiura, così come per altre questioni come le posizioni sul sionismo e soprattutto il voto agli immigrati. Cosa gli rimane di destra? Il concetto di patria, forse? Valori superati di cui ai liberali non frega nulla. Invece la maniacale insistenza sui diritti agli immigrati (senza doveri) gli ha alienato qualunque simpatia nel campo conservatore. Qualche calcolo deve averlo sbagliato, visto che le simpatie guadagnate a sinistra alla fine gli porteranno zero voti, mentre sull'altro versante è ormai in uggia a tutti. Come detto in precedenza, un antiberlusconiano di destra (ce ne sono parecchi) preferirà sempre Di Pietro o la Lega alla proposta di Futuro e Libertà.

Rimangono Bossi e Berlusconi, per un'alleanza che Fini ha rinsaldato ulteriormente con le ultime uscite ferraresi. Al popolo liberale di Berlusconi piace la fattività e il continuo richiamo all'anticomunismo. Fa niente se sembrano concetti superati, il loro fascino lo hanno sempre, così come il loro motivo di esistere di fronte a certo trombonismo della sinistra. Quello che non piace è la dilagante immoralità nelle file del partito. Vedi Scajola, le questioni legali irrisolte dello stesso Cavaliere, la figura ambigua dell'avvocato Ghedini e altri casi nella penombra come le vicende di Denis Verdini e via dicendo.

La Lega Nord è attualmente il partito più forte dell'arco di centro-destra. Non sempre è stato coerente (anche qui vedi ambiguità sulle quote latte e sull'abolizione delle province per fare due esempi) ma lo è comunque più degli altri. Maroni, Castelli e Zaia sono figure granitiche e compensano la debolezza (spiace dirlo) del leader Bossi, troppo spesso appiattito sulle posizioni di Berlusconi, e un certo attaccamento ai valori del cattolicesimo, tollerabile solo in funzione antislamica, ma decisamente stucchevole e antimoderno.

Per questi motivi la nostra previsione per novembre è che Fini se corre da solo venga spazzato via, rimanendo ben al di sotto della soglia del 5% (probabilmente tra il 2 e il 3). Anche Berlusconi potrebbe perdere qualche consenso, regalandolo alla Lega e non è escluso che qualche transfuga del Pdl vada a ingrossare le file di Idv e Udc. Questo se ognuno corre per conto proprio. Se Casini si allea con Fini invece tutto potrebbe cambiare, portando quasi certamente all'ingovernabilità del paese.

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