L'ultimo editoriale di Mizolini dopo il discorso di Fini a Mirabello: elezioni!

Perché negarlo? Augusto Minzolini regala sempre grosse soddisfazioni. Il suo ultimo editoriale, trasmesso ieri sera, si occupa del discorso di Fini a Mirabello e delle conseguenze che ci saranno sul piano istituzionale. Ecco alcuni highlights.

1. “Dopo un’estate politica rovente, si rischia di avere un’autunno esplosivo, ed è proprio quello di cui il paese non ha bisogno. C’è una maggioranza politica che forse non è più tale, c’è una confusione di ruoli estremamente rischiosa a livello istituzionale, c’è un tatticismo esasperato che rende inutile ogni possibile chiarimento.”

Insomma, il problema è Fini, che fa tatticismo (perché il riferimento è al Presidente della Camera, come spiegheremo meglio dopo), che rende inutile ogni possibile chiarimento, mentre da parte di Bossi e Berlusconi ci sarebbe la volontà di ricomporre lo strappo. Chiamandolo, nel migliore dei casi, traditore, è ovvio.

2. “Al di là delle battaglie verbali c’è bisogno innanzitutto di chiarezza. Il Paese deve sapere se il governo ha una maggioranza reale […] o invece, se c’è, tra quelli che dicono di sostenere l’esecutivo, chi con infingimenti ed esasperanti trattative spera di trasformarlo in un governicchio da logorare nel tempo.”

Insomma, ancora una volta la responsabilità è dei finiani, che con “infingimenti” ed “esasperanti trattative” non si sono piegati, dopo averlo fatto moltissime volte peraltro, ai voleri del Capo. Come si fa a non apprezzare a pieno l’ennesimo tentativo di salvare B. dai processi? Ingrati e vigliacchi.

3.Tanto vale prendere atto subito che non si può andare avanti. Sarà il Capo dello Stato a verificare se c’è in Parlamento una maggioranza alternativa oppure no, ben sapendo, questo va detto, che se si mette insieme una maggioranza diversa da quella uscita dalle elezioni si dà vita ad un ribaltone, cioè si permette a chi ha perso le ultime elezioni di governare, magari solo per offrirgli l’opportunità di cambiare la legge elettorale.

Sì, perché è difficile che una maggioranza messa insieme per andare avanti qualche mese possa assumersi la responsabilità di riforme o manovre economiche severe, prima di andare a votare.”

Piccolissimo problema: quello che Minzolini chiama “ribaltone” (ovviamente riprendendolo da Silvio B, vi ricordate il 1994-1995?) è qualcosa di assolutamente normale in una Repubblica parlamentare come la nostra, in cui non c’è l’obbligo di avere in Parlamento dall’inizio alla fine della legislatura la stessa maggioranza. Può sembrare una cosa vecchia, da Prima Repubblica, una cosa che ricorda complotti e inganni, ma esiste.

Strano che Minzolini non lo sappia…

4. “L’idea di andare al voto al più presto va valutata con attenzione. Potrebbe essere alla fine l’unico modo per fare chiarezza. In fondo, dare la parola agli elettori non è una maledizione, ma il sale della democrazia.”

Ora attenti, diventa sempre più difficile. Fini traditore, quindi niente maggioranza uguale a quella post elezioni 2008, quindi niente governicchio che sarebbe anche un tradimento della volontà degli elettori. Quindi ritorno alle urne. Piccolo problema: se si votasse con questa legge elettorale, il mitico Porcellum, noi non voteremmo nessuno. Le segreterie dei partiti ci proporrebbero dei nomi, da accettare o rifiutare.

Ancora: Minzolini si richiama alla parola “popolo”, tratta dal Dizionario di Arcore: il popolo è sovrano, nessuno (Quirinale, magistratura, pentiti di mafia, leggi antitrust) può ostacolare la volontà degli elettori. Tranne che nel 1996 e nel 2006, quando vinse Prodi e quando Berlusconi parlò di brogli, milioni di voti rubati, i soliti comunisti professionisti dell’inganno. Insomma, quando votano per lui gli elettori sono bravi, quando lo puniscono ci sono dei brogli. Semplice, vero?

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