Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Capodanno ebraico e fine del Ramadan sotto mille incognite. Oggi è Rosh Hashanah, il capodanno ebraico. Quest’anno la ricorrenza coincide con la festività islamica di Eid Al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. Ma la storia ci ricorda che oggi è anche il decimo anniversario della seconda Intifada, scoppiata nel 2000 dopo l'ormai storica passeggiata di Ariel Sharon sulla spianata delle moschee.

Nel timore di possibili attacchi terroristici, le autorità israeliane hanno chiuso i varchi con la Cisgiordania, con un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza. E’ infatti ancora fresco il ricordo degli attentati compiuti la scorsa settimana da militanti di Hamas contro le auto di coloni israeliani nei pressi di Hebron e Ramallah.

Nel frattempo, dovrebbero proseguire i negoziati diretti tra Israele e Autorità nazionale palestinese, avviati a Washington la scorsa settimana. Il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha in programma di tenere un secondo ciclo di colloqui in Egitto il 14 e 15 settembre e ha affermato che potrebbe trattarsi dell’ultima chance per raggiungere la pace nella regione. Le questioni fondamentali rimangono i confini, gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania e i rifugiati palestinesi. Il presidente dell’Anp, Mahmud Abbas ha ribadito di essere pronto ad abbandonare i negoziati se Israele ricomincerà a costruire insediamenti nella West Bank dopo il termine della moratoria (26 settembre).

In questo scenario continua a farsi sentire Hamas, il grande assente dei negoziati. Il movimento islamista ha intimato all’Autorità nazionale palestinese di rilasciare i propri militanti. L’Anp aveva infatti confermato di aver incarcerato sette membri di Hamas sospettati di essere coinvolti negli attentati della scorsa settimana. Hamas ha minacciato che, se i propri attivisti non saranno liberati, l’Anp rischierà di diventare uno dei bersagli del movimento fondamentalista.

Fawzi Barhoum, il portavoce di Hamas, definisce gli arresti una “campagna criminale”, “in diretta collaborazione con il nemico”. Il movimento islamista ha infatti duramente criticato i negoziati diretti avviati a Washington, accusando di fatto l’Anp di intelligenza con il nemico. In merito al presunto collaborazionismo dell’Anp, Barhoum ha aggiunto che questo “accrescerà la determinazione di Hamas nel continuare la resistenza e intensificare i nostri duri attacchi contro il nemico sionista.”

Al di là delle minacce di rito ad Israele, Hamas ha riservato le parole più pesanti all’Anp e a Fatah, il partito che attualmente la amministra. In una dichiarazione, pubblicata ieri sul sito web dell’ala militare del movimento islamista, si legge: “Ci rivolgiamo a voi, milizie di Fatah, perché impariate da quello che è successo a Gaza prima che il popolo vi respinga. Sapete bene che le mani che hanno colpito il cuore del nemico sono anche capaci di colpire voi.”

Siamo a un ulteriore punto di non ritorno nella già complicata situazione mediorientale? Dopo gli scontri a fuoco seguiti alle elezioni del 2006, che avevano portato Hamas al controllo di Gaza e Fatah a quello della Cisgiordania, le due parti si erano finora limitati a incarcerare a vicenda i rispettivi militanti.

Il giorno che Hamas dovesse iniziare a colpire con attentati terroristici o azioni militari anche obiettivi dell’Anp, il livello di caos nella regione aumenterebbe ulteriormente e le già fragili possibilità di dialogo rischierebbero di essere spazzate via. Con tanti saluti a chi crede ancora nella possibilità di uno Stato palestinese.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO