Intervista: Mario Baldassarri a Polisblog “In autunno ci vuole una manovra per la crescita”

E' la 'mente' economica dei cosiddetti finiani. Dal suo scranno di presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, Mario Baldassarri fa da tempo il controcanto al Tremonti rigorista. E insiste nel chiedere una politica di crescita, occupazione e redistribuzione accanto a quella – prioritaria per il 'Divo Giulio' – di controllo ferreo dei conti pubblici.

Chi non ricorda la sua proposta di un anno fa? Una contromanovra da 35miliardi di tagli e sgravi che puntava a rivoluzionare la finanziaria del governo. Non se ne fece nulla, ma ancora oggi il Fini-pensiero sui temi dell'economia rispecchia in pieno le posizioni dell'ex viceministro delle Finanze.

Che a Polisblog.it dice: “Elezioni a novembre o a marzo? Di sicuro per il bilancio dello Stato è meglio avere un governo solido e autorevole che governa”.

L'Fmi fa sapere che la crescita italiana resta troppo lenta e gli allarmi lanciati nei giorni scorsi dal Wall Street Journal tengono i mercati internazionali in apprensione. La domanda interna americana ristagna, la disoccupazione resta su alti livelli in Usa e in Europa e il rischio di un 'double dip' appare tutt'altro che scongiurato. Inoltre, continua ad allargarsi il differenziale tra i titoli tedeschi e quelli dei Paesi mediterranei. Malgrado ciò, Tremonti insiste nel rassicurare: non servirà alcuna manovra correttiva e la prossima legge di stabilità sarà solo tabellare. Baldassarri, però, ritorna sul solito mantra: “Lo dico da tanto tempo: servirebbe eccome una nuova manovra. Ma non aggiuntiva, bensì fatta per la crescita e l'occupazione”.

Presidente, malgrado il deficit italiano sia sostanzialmente sotto controllo, non si può dire che siamo fuori pericolo.
A livello internazionale ci sono tre paradossi che non fanno presagire nulla di buono”.

Cioè?
Primo: la cosiddetta ripresa poggia sugli stessi squilibri di quella precedente, ossia sul deficit americano e sull'avanzo cinese. Le due economie che tirano di più, Cina e Germania, basano tutto sulle esportazioni. Ma quanto può durare quest'andazzo se chi deve comprare non ce la fa? Secondo: quel sistema bancario e finanziario, connivente con le società di rating, che ha creato la bolla, oggi si erge a giudice arbitro degli stati sovrani che si sono indebitati per salvare le banche stesse. Terzo: l'Ue non esiste a livello di governance unica dell'economia. Noi subiamo il costo dell'Europa burocratica e farraginosa, ma subiamo anche l'assenza degli Stati Uniti d'Europa”.

Insomma, gli stati nazionali non bastano.
Gli stati nazionali, Italia compresa, fanno politiche nazionali. Ma non concorrono a fare la politica europea. Quest'ultima è demandata a organismi tecnico-burocratici autoreferenti come la Bce”.

Però la Banca centrale europea è l'unico organismo veramente federale che ha saputo intervenire prontamente durante la crisi.
Sì, tuttavia il suo unico interesse è il controllo dell'inflazione. Si cura poco della crescita e del cambio. Francoforte ha lasciato apprezzare l'euro, ma ogni 10 centesimi di apprezzamento sul dollaro equivalgono a mezzo punto di crescita persa dall'Europa, anche a parità di condizioni”.

Lei insiste sulla crescita da stimolare tramite la detassazione. Dunque condividerà l'ipotesi che circola di azzerare l'Irap per le regioni virtuose con il federalismo fiscale.
Ho proposto da tempo in Senato di togliere il monte-salari dalla base imponibile Irap. Così, tanto per iniziare. È un'imposta che può essere azzerata, recuperando le risorse compensative attraverso il taglio degli sprechi e della spesa pubblica”.

Presidente, il suo ruolo nella Bicamerale sull'attuazione del federalismo fiscale potrebbe essere decisivo negli equilibri tra i finiani e il resto della maggioranza. E il tema chiave è quello dei costi standard per la sanità regionale.
Proprio nell'ufficio di presidenza di ieri è stato messo a punto un calendario delle questioni sul tavolo: la prossima settimana lavoreremo al decreto su Roma Capitale e successivamente proprio ai fabbisogni standard. Faremo anche un seminario tecnico allargato, anzi pubblico, su queste tematiche per il 7-8 ottobre”.

Un'intesa sul federalismo potrebbe salvare maggioranza e governo?
Il federalismo serve a tutto il Paese. Responsabilizza gli enti locali e permette ai cittadini di controllare dove finiscono i loro soldi. Naturalmente deve essere equo e deve servire a unire la nazione”.

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