Scelti dai lettori: il discorso di Fini e la destra europea da costruire

scelti lettori fini berlu mirabello

Ancora tante buone idee, nei vostri commenti per la rubrica scelti dai lettori: ma il tema centrale della settimana, è uno e uno solo. Ovvero, il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello di domenica scorsa. Ora che le acque si sono calmate e abbiamo avuto qualche giorno per rifletterci, che cosa possiamo dire sul tema?

Credo molto. Anche perché in settimana si è letto, detto, scritto tutto e il contrario di tutto: val la pena di fare il punto della situazione anche per quanto riguarda le elezioni anticipate, colossale spada di Damocle che malgrado le ultime dichiarazioni continua a pendere sul governo. Insomma, è stata una settimana movimentata, come piace a noi.

Al solito, tutto dopo il salto.

fini mirabello storia lunga

Con il discorso di domenica scorsa a Mirabello, Gianfranco Fini ha tracciato una linea a terra. Più o meno, è come se avesse detto: io sono di qua, voi, PdL, berluscones, idolatri del magnate di Arcore, siete dall'altra. Che facciamo adesso, visto che dei miei voti avete bisogno?

Certo, una semplificazione, le posizioni sono in realtà più sfumate, per quanto di rottura. Rottura poi... rileggiamo quanto detto Fini sul legittimo impedimento, e gli scudi per impedire a Silvio Berlusconi di essere processato. Ecco le testuali parole di Fini:


Nessuno, nessuno troverà mai una mia dichiarazione o una dichiarazione di qualcuno di Fli, contrarie al Lodo Alfano o al legittimo impedimento, perché noi siamo convintissimi del fatto che occorre risolvere una questione: quella del diritto che Berlusconi ha di governare senza che ci sia l'interferenza o il tentativo da parte di segmenti iper-politicizzati di metterlo fuori gioco. Ma bisogna rovesciare l'approccio alla questione, bisogna finirla di affidare a quel simpatico "Dottor Stranamore" che e' l'onorevole Ghedini il compito di trovare una soluzione con il risultato che la soluzione non si trova mai il problema finisce per incancrenirsi ancor piu'

Il vero scontro, era sul processo breve. Ecco, non mi sembra proprio una posizione "contro". La rottura è in altri punti: Fini contesta, stra-giustamente, il cesarismo, di Silvio Berlusconi e il suo desiderio di gestire in maniera padronale, ma da padrone della ferriera, non da padrone illuminato, il partito di cui lui è co-fondatore.

Il PdL è la fusione di due partiti: uno di plastica, personalistico, leaderistico fino al parossismo cioè Forza Italia nato nel 1994 in pochi mesi, un altro, pur con una storia discutibile, ma con una storia alle spalle, cioè Alleanza Nazionale. AN, cioè l'erede del MSI, della destra post fascista almirantiana. Discutibile, ma lì una storia c'era.

Impossibile che andassero d'accordo. Proseguiamo nel discorso di Fini, perché un punto interessante, e sul quale Gianfranco Fini è stato travolto l'estate scorsa è la famosa casa di Montecarlo. Una scemenza che mostra perfettamente il "metodo Boffo" come istituzionalizzazione della manganellata mediatica.

Sarebbe stato bello vedere delle campagne altrettanto inferocite dei giornali direttamente collegati al premier, che so, per quanto riguarda i conflitti di interessi di Denis Verdini e del Credito Fiorentino. Bankitalia a metà agosto accusò il coordinatore PdL - per farvi un'idea della vicenda: rileggete quanto scritto sulla P3 - di un conflitto di interessi da 60 milioni di euro

Gli accertamenti ispettivi della Banca d’Italia presso il Credito Cooperativo Fiorentino (Ccf) svolti dal 25 febbraio al 21 maggio scorsi hanno evidenziato ”gravi carenze” degli organi aziendali, con ”totale accentramento dei poteri” sulla figura dell’allora presidente Denis Verdini (coordinatore nazionale del Pdl) ed ”estesi profili” di potenziale ”conflitto di interessi” dello stesso Verdini con quelli della banca, per affidamenti pari a 60,5 milioni di euro

Il Giornale, Libero e Panorama pressoché non pervenuti. Pervenutissime invece le copertine di Panorama con "I Tulianos" ricalcate sulla grafica della serie tv "I Sopranos". A proposito di squadrismo mediatico e conflitto di interessi: fa schifo, ma non c'è da sorprendersi. Quale giornale attacca frontalmente il proprio editore?

Nessuno. Ma pochi hanno dei bersagli così chiari da colpire e un editore presidente del consiglio. Questa è l'anomalia italiana che per quanto mi riguarda squalifica automaticamente l'informazione politica di Mediaset, Panorama, o de Il Giornale. Ecco le esatte parole di Fini:

Si va avanti senza farci intimidire da quello che e' stato il "metodo Boffo" messo in campo da alcuni giornali che dovrebbero essere, pensate un po', il biglietto d'amore del partito dell'amore; noi non ci facciamo intimidire perché di intimidazioni ne abbiamo vissute ben altre. Non ci facciamo intimidire da campagne paranoiche e patetiche

Credo non lo si potrebbe dire meglio: campagne paranoiche e patetiche. Certo, nel discorso di Fini a Mirabello c'è anche stato ampio spazio all'arte retorica, che quello che un tempo era definito come "Il delfino di Almirante" maneggia alla perfezione. Per esempio, per quanto riguarda la recente visita di Gheddafi a Roma:

E' stato uno spettacolo poco decoroso quello con cui e' stato accolto un personaggio che non può insegnare nulla ne' nel rispetto della donne ne' nella dignità della persona umana. Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della 'real politik', ma non può portare a una sorta di genuflessione nei confronti di chi può ergersi a maestro o punto di riferimento

retorica certo, ma credo condivisibile, anche se nella scorsa puntata di "scelti dai lettori" vi abbiamo mostrato quanti e quali siano gli interessi in gioco tra Italia e Libia. Proseguiamo sul discorso di Fini, passando ad analizzare il trattamento ricevuto da alcuni ex "generali" di AN, passati nelle armate di Arcore.

Facciamo i nomi, ma li sapete tutti: Ignazio La Russa, in primis, e Maurizio Gasparri. Sdoganati proprio da Fini, cui come remore sono stati attaccati, per poi passare sul ventre di un altro squalo, cioè Silvio Berlusconi, lo squalo più grosso.

Qualche colonnello ha cambiato generale e forse è già pronto a cambiarlo ancora

anche qui, stoccata e arte retorica. Insinua il sospetto: hanno cambiato casacca, la potrebbero cambiare ancora. Quale indosserebbero? Non è dato saperlo: ma il sasso è gettato nello stagno: ricordatevi sempre che non c'è quasi nulla di casuale in discorsi del genere, ogni parola, ogni sillaba, ogni virgola, è pesata e vuol dire qualcosa.

Il punto più duro, e che più ha fatto infuriare Silvio Berlusconi però, è quello in cui lo si taccia di stalinismo. Ed è vero. Ecco di nuovo le esatte parole:

Non c'è stata nessuna fuoriuscita, o scissione né alcun atteggiamento demonitorio verso il Pdl, ma c'è stata la mia estromissione dal partito con un atto illiberale e autoritario. Forse a suggerire questa decisione nei confronti di chi aveva contribuito a fondare il partito e' stato qualcuno che ha tratto ispirazioni dal libro nero del comunismo" e la sua cacciata dal partito è paragonabile "alle peggiori pagine dello stalinismo. E' stata una brutale repressione incompatibile con un partito che si definisce liberale

Difficilmente contestabile. Berlusconi ha una concezione stalinista del consenso, fortuna che è nato nel secolo scorso: chissà cosa avrebbe combinato se fosse nato ottant'anni prima. E' davvero singolare, come notava Vittorio Zucconi anni fa, che il partito più illiberale si chiami Popolo della Libertà, che il giornale della coalizione più disunita dell'agone politico si chiami l'Unità. Se volete farvi un'altra risata: quando Zucconi scriveva questo, eravamo in piena epoca di Unione. Anche lì: nomen tutt'altro che omen.

Oggi sul Venerdì di Repubblica, Curzio Maltese commenta "Fini e l'illusione di una destra senza manganello". E amaro, constata qualcosa su cui mi trovo perfettamente d'accordo:

il problema è che milioni di italiani, non hanno mai smesso di essere fascisti. Si spiega così il bisogno eterno dell'uomo forte, il populismo dominante in politica, le leggi razziali come risposta all'immigrazione. L'autoritarismo e la fede nel caudillo sono il tratto prevalente dell'elettorato di destra in Italia. Non più di quello di sinistra, che ha superato l'eredità del comunismo molto meglio (...) la verità è che quanto Fini va dicendo da mesi o anni su temi come la laicità o la legalità, come sulla giustizia o sull'immigrazione, è del tutto simile alla posizione di una Merkel e di un Cameron. Il fatto che questo suoni "di sinistra" o "comunista" a milioni di italiani di destra chiarisce il grado di regressione imposto dal berlusconismo

Difficile negarlo.

  • shares
  • Mail
9 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO