Ore 12 - Voto sì, voto no. E l'Italia va, ultimo vagone del treno della ripresa ...

altroNon è vero che nel caos prodotto dalla crisi del Pdl, in questo teatrino indecoroso prodotto dalla destra Made in Italy, non ci sia niente di chiaro.

Le minacce di Bossi (di fare cadere il governo e andare subito al voto) annunciate e poi ritirate, i timori di Berlusconi (impegnato a “comprare” deputati per controbilanciare il forfait dei finiani), l’insostenibile leggerezza della maggioranza che fu, la latitanza del governo, delineano quello che sarà il quadro delle prossime settimane.

Il Paese sarà in uno stato di completa ingovernabilità. Nessuno, né il governo e né le opposizioni, (tutti impegnati a salvaguardare le proprie posizioni di partito e personali), faranno qualcosa che serve all’Italia.

Idem per i sindacati, in guerra fra loro. Aumenteranno i conflitti, più o meno spontanei, con imprevedibili colpi di coda del radicalismo, che farà danni nel campo “amico” della sinistra riformista e non in quello “nemico” della destra.

Dilagheranno la sfiducia, l’indifferenza, le sacche di rabbiosa impotenza.

Altrettanto chiara è l’agonia finale del berlusconismo. Lo sa bene per primo il principale protagonista, cioè il premier. Che, anch’egli deluso e confuso, strattonato, non sa più che pesci pigliare.

Così va in Italia. Dove davvero va, non ci vorrà molto per scoprirlo. Intanto si “scopre” (dati Ocse) che siamo l’ultimo vagone del treno della ripresa. Appunto.

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