Terry Jones, il rogo del Corano e Obama: la libertà di espressione in USA

Terry Jones non si ferma: è di oggi la notizia che il pastore protestante non avrebbe rinunciato all’idea di bruciare pubblicamente il Corano. La notizia ha causato una nuova ondata di proteste: mondo musulmano, politici americani ed europei, cattolici ed ebrei:

"Il rogo del libro sacro dei musulmani è un atto moralmente ripugnante", ha detto un portavoce del Simon Wiesenthal Center.”

Tutto il mondo sembra indignato. “Fermate quel pastore!”, “Impeditegli di compiere quel gesto!”. Anche Barack Obama è intervenuto (qui sopra un video in cui il Presidente ricorda i valori di libertà religiosa e di tolleranza religiosa). Il problema è che il Primo Emendamento della Costituzione americana garantisce, tra le altre cose, la libertà di espressione.

"Il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto, o per limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini di riunirsi in forma pacifica e d'inoltrare petizioni al governo per la riparazione di ingiustizie.”

Infatti, negli Stati Uniti è permesso bruciare addirittura la “Stars and Stripes”, come ha più volte ricordato la Corte Suprema. Facendo un rapido paragone con l’Italia, esiste il reato di vilipendio alla bandiera (ricordate la storia di Umberto Bossi? “Io con la bandiera italiana mi pulisco il c…!”). Negli Stati Uniti invece no. Cosa vuol dire? Che in America non si hanno a cuore i simboli dello Stato? Ovviamente no, il discorso è più complesso.

Gli Stati Uniti sono stati fondati in nome della libertà. Pur con enormi problemi e contraddizioni (lo schiavismo, abolito solo molti anni dopo la Rivoluzione, la segregazione razziale, le enormi differenze tra ricchi e poveri, un rampantismo sociale che sfocia alcune volte in un egoismo sfrenato), la Costituzione americana garantisce a tutti i cittadini molti diritti. Uno di questi è la libertà di espressione: se un pastore protestante della Florida vuole bruciare il Corano, ha il diritto di farlo. E nessuno può impedirglielo, tant’è vero che il segretario alla Difesa, Bob Gates, ha dovuto chiamare il reverendo Jones per chiedergli (non ordinargli) di non mettere in atto i suoi propositi.

Il segretario alla Difesa ha dovuto compiere un atto di grande umiltà, ponendosi quasi al livello del semplice cittadino, per inoltare una richiesta del governo federale. Non ha mandato l’FBI o la Guardia Nazionale in Florida. Non avrebbe potuto farlo. Come ha ben spiegato Federico Rampini oggi su Repubblica, il governo federale è, di fatto, ostaggio di un fanatico religioso.

Il dibattito sembra simile a quello sorto in occasione delle leggi che, in varie parti del mondo, puniscono la negazione dell’Olocausto. Da una parte, c’è chi ricorda che le grandi tragedie della storia nascono dall’oblio, quando l’uomo perde la cognizione degli abissi in cui, nel corso dei secoli, è caduto. Dall’altra, si mette in evidenza il fatto che se si comincia a punire una persona per aver espresso idee “deviate”, fuori dal coro, controcorrente, lo spazio per la libertà individuale potrebbe restringersi di molto. Senza dimenticare, naturalmente, che mettere in discussione l’Olocausto come fatto storico è qualcosa di miserabile e ignobile.

Tornando agli Usa, tutta la storia può sembrare una follia. A ben vedere, però, è solo la conferma della solidità del Primo emendamento della Costituzione. La libertà di espressione è un diritto inviolabile, e va garantito a tutti.

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