La Storia sono loro: Michele Sindona e il delitto Ambrosoli

Torniamo a parlare di personaggi legati alla P2. Oggi parliamo Michele Sindona e Giorgio Ambrosoli, l’eroe borghese la cui vicenda è stata raccontata dal bel libro di Corrado Stajano.

E’ il 1979 quando Giorgio Ambrosoli viene ucciso sul portone di casa, a Milano. L’esecuzione è eseguita con tre colpi di pistola sparati dal killer William J. Aricò. Il mandante è Michele Sindona, finanziere legato alla P2 e alla mafia, che avrebbe concluso la sua carriera nel 1986, bevendo una tazzina di caffè avvelenata mentre si trova dietro le sbarre del carcere di Voghera.

Perchè muore Ambrosoli?
Nel 1974 l’avvocato Giorgio Ambrosoli era stato nominato commissario liquidatore della Banca privata italiana di Michele Sindona, messa in liquidazione coatta su sentenza della magistratura di Milano. Gli scandali finanziari in cui Sindona aveva trascinato i suoi istituti di credito e le operazioni illegali in cui era coinvolto stavano venendo alla luce. Analizzando i conti della Banca privata italiana, Ambrosoli scopre tutto il marcio che si cela dietro l’attività del finanziere, considerato fino a pochi anni prima uno dei più brillanti uomini d’affari a livello internazionale.

Ma è un gioco troppo grande per un funzionario onesto come Giorgio Ambrosoli. Sindona ha amici influenti, rispettabili e meno rispettabili, e alcuni di questi amici sparano. Nel giro di pochi mesi, tra il 1978 e il 1979, Ambrosoli riceve minacce, telefonate anonime che gli dicono di lasciar perdere e non mettersi nei guai. L’ultima telefonata è la condanna a morte. La voce dall’altra parte della cornetta gli dà del “cornuto bastardo” che “merita di morire ammazzato”. E’ il gennaio del 1979. L’11 luglio il killer preme tre volte il grilletto. Ambrosoli ha 46 anni. Muore semplicemente perché, per fare il suo lavoro, ha finito col pestare i piedi a Sindona e toccato interessi troppo grandi. Questi sono i fatti. Ma per capire i fatti, bisogna fare un passo indietro e cominciare dall’inizio.

Chi è Michele Sindona e come costruisce la sua fortuna?
Classe 1920, Michele Sindona è stato uno dei più spregiudicati affaristi della recente storia italiana. Nato a Patti, in Sicilia, da una famiglia di modeste origini, Sindona esordisce giovanissimo come consulente tributario.

Nel 1946, pochi anni dopo la laurea in legge, apre a Milano uno studio di consulenza che, in pochi mesi, si afferma come il più noto e richiesto della città. La sua specialità? Trucchi per evadere il fisco, con particolare predilezione per l’utilizzo di conti cifrati in paradisi fiscali all’estero. Quello dei paradisi fiscali è uno stratagemma che utilizzerà anche per sé stesso, quando nel 1950 domicilia in Liechtenstein la Fasco Ag, la sua prima società.

La sua crescente fama lo porta, nel corso degli anni ’50, a diventare titolare dello studio di consulenza più importante d’Italia e stringere relazioni con personalità influenti del mondo politico, imprenditoriale e e della finanza vaticana. Nel 1960 la Fasco Ag acquista dallo Ior (Istituto per le opere religiose, la banca vaticana) il pacchetto di maggioranza della Banca privata finanziaria.

Quali sono i personaggi influenti che appoggiano l'ascesa di Sindona?
All’inizio degli anni ’60, Sindona entra in contatto con John Mc Caffery, rappresentante per l’ltalia della Hambros Bank Ltd ed ex dirigente del Soe (i servizi segreti britannici), attivo in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Mc Caffery è una figura chiave nella parabola finanziaria di Sindona: farà in modo che la Hambros acquisti una cospicua quota di capitale (il 24,5 per cento) della Banca privata finanziaria.

Tra le amicizie di Sindona rientrano uomini legati ai servizi segreti atlantici e agli ambienti mafiosi italo-americani. Oltre a Mc Caffery, il finanziere di Patti entra in contatto con John Mc Cone, allora ai vertici della Cia, e Willam Harvy, capo stazione della Cia a Roma. Al principio degli anni '60, negli Stati Uniti, Sindona conosce Nixon, allora avversario di Kennedy nelle elezioni presidenziali, con il quale condivide un acceso anticomunismo.

Ricostruire tutti i passaggi finanziari che portano Sindona ad affermarsi come finanziere a livello internazionale rischierebbe di essere troppo lungo per questa sede. Ci basterà ricordare che tramite la figura dell’affarista italo-americano Daniel A. Porco, Sindona riesce a ottenere che la banca statunitense Continental Illinois National Bank acquisti il 24,5 per cento di capitale della Banca privata finanziaria.

Il patrimonio di Sindona nei primi anni ’60 è immenso. Acquisisce nuove banche come la Banca di Messina, la Banca Unione e la Finabank di Ginevra e arriva ad entrare in rapporti societari con la Bank of America e la Banque de Paris. Nel 1964, il patrimonio immobiliare libero da ipoteche della società sindoniana Fasco Ag è stimato in circa 50 milioni di dollari.

Negli Stati Uniti, il finanziere siciliano è celebrato come “uno dei più geniali uomini d’affari del mondo”. Riviste come Time, Business Week e Fortune gli dedicano articoli entusiastici. In Italia, il banchiere Enrico Cuccia lo definisce, con maggior lungimiranza e senso della realtà, “un falsificatore di bilanci”.

Per tutti gli anni ’60 Sindona crea società domiciliate nei paradisi fiscali esteri (dal Liechtenstein alle Bahamas) e collegate col sistema delle scatole cinesi. Nel giro di capitali manovrati da Sindona rientra anche il riciclaggio di denaro sporco.

Nel 1969 avviene l’incontro con un'altra figura chiave: Roberto Calvi, il vicedirettore del Banco Ambrosiano che finirà la sua carriera nel 1982, impiccato al Ponte dei Frati Neri di Londra dopo il crac del Banco Ambrosiano. Anche Calvi usufruisce delle consulenze di Sindona per creare istituti finanziari in Lussemburgo, nelle Bahamas e in Costarica.

Ma uno degli incontri più importanti per Sindona è quello con Giulio Andreotti, che nel 1969 partecipa all’inaugurazione, nei pressi di Frosinone, della fabbrica di valige Patty, di proprietà del finanziere siciliano. Da quel primo incontro, la figura di Andreotti tornerà più volte nella vicenda di Sindona, come avremo modo di raccontare. Secondo quanto riferirà sei anni dopo il giornalista Mino Pecorelli, all'inaugurazione della Patty era presente anche Monsignor Marcinkus, alto prelato statunitense che troveremo tra le figure di punta del crac dell’Ambrosiano.

Nel 1968 Marcinkus viene nominato dal Papa presidente dell’Ufficio amministrativo dello Ior. Nel corso degli anni ’60, i legami di Sindona con il Vaticano si sono intanto intensificati; nel 1968 il finanziere di Patti svolge il ruolo di consigliere per la liquidazione di numerose proprietà immobiliari della Chiesa in Italia, spostandone i capitali sul mercato internazionale.

E la P2?
Già, la P2. L’altro “incontro della vita” di Sindona è con Licio Gelli, che gli viene presentato nel 1975 dal Capo del Sid (Servizio informazioni difesa, i servizi segreti militari), il piduista Vito Miceli. Nel frattempo, la parabola di Sindona aveva iniziato la sua discesa con la bancarotta dei suoi istituti di credito. L’anno prima, la sua Banca privata italiana era stata messa in liquidazione coatta e Giorgio Ambrosoli aveva iniziato a svolgere il suo lavoro di commissario liquidatore.

Il seguito il prossimo venerdì

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO