Per Berlusconi i problemi della maggioranza sono soltanto questioni "aziendali"

Berlusconi

Il contesto nel quale sono state rese le ultime esternazioni del Presidente del Consiglio ha qualcosa di simbolico: il Forum sulla democrazia in Russia. Qui il Cavaliere ha manifestato tutta la sua estraneità (per non dire insofferenza) nei confronti dei principi basilari della democrazia medesima.

Tra le altre cose, egli ha dichiarato che le accuse "inventate" dalla magistratura mettono a rischio la "governabilità del Paese", che gli attacchi di Fini e dei finiani sono solo "piccole questioni di professionisti della politica che vogliono avere la loro aziendina", che in Italia purtroppo i governi sono "fragili" a causa di un'architettura costituzionale che impone all'esecutivo di sottoporre all'approvazione del Parlamento tutta la propria attività e che ciò deriva dal fatto che i padri costituenti, essendo molto preoccupati di un ritorno al regime fascista, "ripartirono il potere tra le assemblee parlamentari, il capo dello Stato e la Corte costituzionale". Il che determinerebbe, a suo dire, "enormi difficoltà".

Cominciamo da quest'ultima affermazione. Posto che le assemblee parlamentari sono organi di indirizzo politico liberamente e democraticamente eletti dal popolo e che il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale esercitano, invece, funzioni di controllo e di garanzia, la preoccupazione dei costituenti fu più che legittima, poiché ispirata dall'esigenza di assicurare il rispetto del principio di separazione dei poteri.

Un principio di matrice liberale, che non serviva (e non serve) soltanto ad arginare i rischi di rinascita del regime fascista (esperienza storica irripetibile nelle sue specifiche fattezze), ma a prevenire ogni forma di degenerazione autoritaria del sistema politico-istituzionale democratico.

Per il Cavaliere l'attribuzione delle competenze costituzionali a tali organi sarebbe stata determinata da un'ormai anacronistica paura del fascismo. Ma, in realtà, la divisione dei poteri è un cardine della cultura politica liberale e non è un caso che essa viene espressamente negata nei regimi comunisti in favore dell'opposto principio dell'unità del potere statale.

L'attacco indiscriminato al potere giudiziario e al dissenso dei finiani, ridotto a mera rivendicazione di un potere di carattere "aziendalistico", completano un quadro dalle tinte fosche.

Dinanzi ad un simile scenario ed alle affermazioni dello stesso Berlusconi sulla "natura" e sulla "volontà democratica" di Putin e di Medvedev e sul cammino verso la compiuta democrazia che la Russia starebbe compiendo (Stato che viene comunemente considerato dagli esperti come una pura e semplice "democrazia di facciata"), sorge spontaneo un interrogativo: ma come si fa a sostenere ancora che quest'uomo sia un liberale?

Foto | Flickr.it

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