Il "Cesare" della P3 era Berlusconi? Parla Martino

p3martino berlusvoni cesareArcangelo Martino parla: e conferma quanto scrivevamo il 15 luglio scorso, quando scoppiò il dimenticato bubbone della P3. Il "Cesare" di cui si legge nelle intercettazioni è proprio Silvio Berlusconi, il "Vice Cesare" è Marcello dell'Utri.

Nel luglio scorso l'inchiesta Insider della Procura di Roma aveva scoperto «un’associazione per delinquere volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale» a farne parte nomi importanti, anche legati a vicende opache della Prima Repubblica.

C'erano Denis Verdini, coordinatore nazionale PdL, l'imprenditore e faccendiere Flavio Carboni, l’ex assessore socialista al Comune di Napoli Arcangelo Martino e un geometra, già giudice tributario, ovvero Pasquale Lombardi.

Vediamo dopo il salto cosa ha spiegato Martino...

Premessa. Malgrado Martino, unico tra gli arrestati, abbia iniziato a collaborare, resta in carcere. Nelle parole del giudice, le sue dichiarazioni sono

«solo parzialmente veritiere e in parte palesemente elusive, e quindi non dimostrano una chiara volontà di rompere radicalmente i rapporti con l'ambiente in cui appaiono maturate le condotte delittuose»

Secondo Giovanni Bianconi, che firma l'articolo con cui apre stamane il Corriere della Sera - unico quotidiano a quanto vedo, un bello scoop - ecco come stanno le cose:

Nel primo interrogatorio aveva negato perfino di aver pronunciato le frasi registrate dalle microspie, ma dopo quaranta giorni di galera ha cambiato idea e versione dei fatti. Arcangelo Martino - uno dei tre arrestati per la presunta associazione segreta di cui sono accusati, insieme a Flavio Carboni e Pasquale Lombardi anch'essi in carcere, gli esponenti del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino e Giacomo Caliendo - il 19 agosto ha fatto chiamare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e ha parlato del suo ruolo nel «gruppo di potere occulto» ipotizzato dai magistrati. Ammettendo che effettivamente nelle riunioni a casa Verdini si discuteva del destino del Lodo Alfano alla Corte costituzionale e della causa milionaria tra la Mondadori e lo Stato; spiegando che il nome in codice «Cesare» usato nelle telefonate indicava Silvio Berlusconi e il «vice-Cesare» era Dell'Utri; svelando una confidenza sulla compravendita dei voti in Senato per far cadere il governo Prodi, nella scorsa legislatura

L'inchiesta P3 portava alla luce principalmente tre ambiti in cui i "pensionati sfigati", come li definì Silvio Berlusconi, operavano. Tramite amicizie "pesanti", tentarono di influenzare le decisioni della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano:

Le riunioni della cricca non si sarebbero tenute in una bocciofila, bensì nell’abitazione romana di Denis Verdini: incontri volti a manipolare la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano: gli andò male, così a naso. Ma secondo l’indagine ci provarono, e le amicizie dei pensionati erano abbastanza influenti, se con loro si trovavano durante queste riunioni personaggi del calibro di Marcello dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e anche il capo degli ispettori del Ministero della Giustizia Arcibaldo Miller

Poi ci fu l'operazione di dossieraggio contro Stefano Caldoro - e in favore di Nicola Cosentino - diffamato con "veline" che raccontano di frequentazioni non accettabili per un candidato PdL

«Io sono dell’idea che andiamo là e gli diamo un aut aut, diciamo voi siete con noi o contro di noi. Ti piace?». «Va bene, va bene». «Perché poi l’innamorato dei ricchioncelli è accompagnato dal papà…». «È questo il problema, hai capito eh…». «Se non si comportano bene con te, noi gli andiamo a dire: non ci chiamate più e andate a fare in culo». «Va bene». (…)

L’associazione segreta incomincia a diffondere la voce dei falsi incontri di Caldoro con i trans. Nick ’O Americano incontra Martino e l’assessore Sica al casello di Caserta Nord. Seguono telefonate che i magistrati ritengono rivelatrici «del carattere ricattatorio dell’operazione».

Il dossier contro Caldoro inizia a circolare. Cosentino però non è soddisfatto dell’eco che riscuote: «Io penso che sarebbe opportuno che queste cose venissero evidenziate in un modo diciamo meno, meno…». Martino: «E vabbè, ma questo prima o poi qualcuno lo farà, e non saremo né io e né tu»


Terzo ambito in cui i tre operavano, gli appalti per l'eolico in Sardegna. Ecco cosa si leggeva a riguardo su l'Unità l'otto luglio scorso, poco dopo gli arresti

Secondo gli inquirenti, attorno all'eolico sardo si sarebbe sviluppato un “sistema gelatinoso” manovrato da Carboni e mirato a ottenere appoggi politici per favorire imprenditori interessati alla realizzazione di parchi eolici in Sardegna, affievolendo i lacci e lacciuoli burocratici imposti dalla normativa. E non è un mistero che nell'agosto del 2009 la Giunta Cappellacci fece cadere effettivamente quasi tutti i vincoli per gli impianti eolici fissati dalla precedente Giunta Soru dando il via, di fatto, a un far west del vento su cui fece marcia indietro solo nel marzo 2010 con una delibera di stop assoluto, quando e perché, probabilmente, la “cricca” aveva annusato l'odore dell'inchiesta

Alla luce di queste ultime dichiarazioni ai giudici di Martino, come non collegare quanto detto poche ore fa in Russia da Silvio Berlusconi - in mezzo a un delirante elogio di Putin... - a proposito della magistratura. Un disco rotto, sono sempre le stesse cose, le riporto solo per dovere di cronaca:

Il premier è tornato ad attaccare la magistratura "che in Italia ha un potere senza limiti" e che mette a rischio "la governabilità". "La magistratura - scandisce Berlusconi- ha ritenuto di poter ancora svolgere una sua opera, mettendo sotto accusa, con accuse assolutamente inventate, i protagonisti della vita politica e quindi mettendo a rischio la governabilità del Paese"

Foto | Flickr

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