Caos in Libia: ministro della Difesa si dimette, poi ritratta

E' caos in Libia, dove i gruppi armati da giorni assediano la sede del governo di Tripoli, chiedendo le dimissioni del premier.

Chieste le dimissioni del premier

Prima l'annuncio delle dimissioni, poi la marcia indietro. E' caos in Libia, dove i gruppi armati da giorni assediano la sede del governo di Tripoli, chiedendo le dimissioni del premier. Il ministro della Difesa Mohammed al-Bargathi aveva deciso di lasciare, accusando i miliziani di "attentare alla democrazia", salvo poi ricomparire davanti ai giornalisti: "Ho rinunciato alle dimissioni in seguito alle insistenze del capo del governo Ali Zeidan".

Il caos regna sovrano, comunque. In strada i gruppi armati che spingono per la fine della legislatura, nel palazzo del governo trattative e dubbi. Le contestazioni vanno avanti da mesi e non si sono placate neanche dopo l'approvazione della legge su "l'isolamento politico" che impone l'esclusione dagli incarichi pubblici di tutti i politici che siano stati coinvolti con il regime di Gheddafi.

Al-Bargathi, quando Gheddafi era al potere, era a capo delle forze aree della Libia. Ripreso da al Jazeera, il ministro così aveva parlato nel momento in cui si era dimesso: "Non potrò mai accettare che la politica sia praticata con il potere delle armi. Questo è un assalto contro la democrazia, quella stessa democrazia che ho giurato di difendere".

Le insistente del premier, un consiglio dei ministri particolarmente infuocato e alla fine Al-Bargathi ha desistito. Per ora. Ma la situazione fuori dal palazzo non pare migliorare. I miliziani di ex Tuwar (rivoluzionari) chiedono la testa del capo di governo. Nonostante domenica sia stata approvata la legge che mette in un angolo i collaborazionisti di Gheddafi.

Foto | © Getty Images

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