Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Turchia, associazioni per i diritti umani chiedono di processare gli autori del golpe del 1980. Tempo di resa dei conti per i militari turchi? Il sì al referendum di domenica 12 settembre al pacchetto di modifiche alla Costituzione golpista del 1980 potrebbe rappresentare l’inizio della fine per l’élite militare che, dal 1924, controlla ininterrottamente la vita politica del Paese.

Vi abbiamo già parlato su queste pagine del braccio di ferro sempre più dichiarato tra il premier turco Erdogan e il blocco kemalista che vede nell’esercito il custode della laicità dello stato e dell’assetto dato alla Turchia dal padre della patria Kemal Ataturk.

Le modifiche alla Costituzione sancite dal referendum di domenica sono un altro punto a favore di Erdogan e del suo partito islamico moderato Akp (Giustizia e sviluppo) e aprono la strada a una radicale revisione della Costituzione. Il deputato dell’Akp Huseyin Celik ha dichiarato che il suo partito intende procedere all’elaborazione di una nuova Carta dopo le elezioni del 2011.

Come è stato già sottolineato da altre testate, le novità più dirompenti introdotte dalle modifiche votate domenica riguardano la possibilità di processare i generali responsabili del golpe del 1980. Da domenica è stato infatti abrogato l’articolo che impediva le azioni legali contro l'ex generale Kenan Evren e gli altri autori del colpo di Stato.

Diverse associazioni turche per i diritti umani hanno già indetto una petizione per incriminare Evren. Ieri sono state raccolte firme ad Ankara, Istanbul e Smirne. La richiesta è che la magistratura apra un’inchiesta sull'ex generale per crimini contro l’umanità.

Dopo il golpe del 1980 decine di persone furono giustiziate e centinaia scomparirono nel nulla. Molti furono i casi di tortura e di persone morte mentre si trovavano in prigionia.

Medio Oriente: Israele/Palestina, Hillary Clinton chiede un proroga del blocco delle colonie. Proseguono i tentativi di negoziati diretti. Oggi, a Sharm el Sheik, inizia il secondo round di trattative tra Israle e l’Autorità nazionale palestinese, con la mediazione degli Stati Uniti. Ieri, mentre raggiungeva l’Egitto, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha auspicato una proroga della moratoria sulla costruzione di nuovi insediamenti di coloni israeliani in Cisgiordania.

Il blocco attualmente in vigore scade il 26 settembre. Il Presidente dell’Anp Mahmud Abbas ha già dichiarato di essere pronto ad abbandonare i negoziati se, dopo quella data, dovesse cominciare la costruzione di nuovi insediamenti.

“I palestinesi chiedono che dopo il 26 settembre ci sia crescita zero in Cisgiordania e questo non accadrà” ha dichiarato domenica il Premier israeliano Netanyahu, nel corso di una riunione con Tony Blair, rappresentante quartetto per il Medio Oriente (Usa, Russia, Unione Europea e Onu.

Netanyahu ha aggiunto che Israele non potrà continuare con la moratoria. Sempre domenica, nel corso di una riunione del Governo, il Primo ministro israeliano ha lasciato tuttavia intravedere una possibilità di compromesso. Netanyahu ha dichiarato di non sapere se ci sarà un congelamento complessivo delle costruzioni, ma di non sapere nemmeno se sia necessario costruire tutte e 20.000 le unità abitative previste. Molto probabilmente, il Premier israeliano tenterà di strappare, nel corso dei negoziati, il placet a una ripresa “ragionata” degli insediamenti, presentando la riduzione delle nuove costruzioni come una grossa rinuncia.

Per il momento, la posizione del principale mediatore, gli Stati Uniti, sembra essere netta. “Gli Stati Uniti” ha dichiarato ieri la Clinton ai giornalisti “ritengono che la moratoria dovrebbe essere prolungata”. Le affermazioni del Segretario di Stato riflettono le posizioni del Presidente Barack Obama e si inseriscono nel tentativo Usa di trovare una mediazione al conflitto israelo - palestinese.

La Clinton ha proseguito affermando che devono essere compiuti sforzi sia da Netanyahu che da Abbas per superare l'ostacolo rappresentato dal termine dell’attuale moratoria. “Ci sono obblighi da entrambe le parti” ha dichiarato “per assicurare che questi negoziati continuino”

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