Terry Jones, internet e democrazia. A cosa serve la rete?


Internet è buono o cattivo? La domanda sembra stupida, e in effetti lo è (la rete non è né buona né cattiva, dipende dall’uso che si fa di questo strumento), ma dopo la vicenda del reverendo Terry Jones, il dibattito su Internet e democrazia si è acceso. Prima, Giulio Giorello sul Corriere, con un articolo intitolato “la follia senza filtri nella rete”, poi Ernesto Galli della Loggia, sempre sul Corriere della Sera:

“Si è già creato, infatti, e si allarga ogni giorno di più, un vasto spazio virtuale, un tecno-spazio planetario dove soprattutto le notizie, i movimenti di denaro e i rapporti interpersonali, sia scritti sia vocali, hanno assunto in pratica il carattere dell’immediatezza.

E così, stretto come in una tenaglia dentro una spazialità da un lato dominata dall’immediatezza e dall’altro caratterizzata dalla lontananza (perché le entità sovrastatali diventano sempre più estese, ndA), il regime democratico vede oltremodo indebolite le sue antiche possibilità di controllo”

Insomma, il problema sono “le leggi senza volto della tecnologia”, dice ancora Galli della Loggia. Forse si intende, aggiungiamo noi, la mancanza di controllo sulla rete. Ma il controllo di internet è una strada pericolosa da percorrere, perché il probabile arrivo è la censura, operata in Cina o in altri regimi non democratici. In questi paesi internet è il male perché è un potentissimo veicolo di idee “non conformi”, ma anche di notizie censurate o nascoste. Insomma, la rete è veicolo di libertà. Ricordate la rivolta in Iran?

Vittorio Zambardino scrive bene, su Repubblica.it

“[…] Due editoriali di fila, per la verità un po’ fumosi – soprattutto se si tiene conto che le due eccellenti firme hanno di solito uno stile chiarissimo – fanno un po’ pensare. Fanno pensare che ci sia una voglia di menare le mani sulla rete per motivi che poco hanno a che fare col tema. E che a questo fine si torcano forzosamente ottime competenze, costringendo uno dei più grandi filosofi della scienza viventi a definire internet un grande “Speaker Corner” (la metafora ha circa vent’anni).

E adombra, il filosofo, perfino l’esigenza di togliere di mezzo i motori di ricerca. Che tanto servono solo agli specialisti. E meno male che eravamo liberali… (ma mi sbaglio, il professor Giorello no, ha altre tradizioni alle spalle).”

Infine, ultimo spunto di riflessione. Zambardino dice: è vero, sono i media ad aver dato al reverendo Jones un’enorme pubblicità, però se anche il Papa e l’Onu si interessano alla vicenda, che colpa ne abbiamo?.

La teoria dell’agenda setting sembra contraddire quest’ultimo paragrafo. In sintesi: sono i media a “creare” la notizia, o meglio, la “notiziabilità” di un avvenimento. Un esempio? Proprio il reverendo Jones: un folle che diventa una celebrità perché fa una cosa non particolarmente nuova (proprio nei giorni scorsi negli Usa ci sono stati vari roghi del Corano, che hanno provocato disordini e uccisioni di cristiani in India), ma che i media decidono essere una “notizia”, anzi, “la notizia del giorno”.

Obama, il Papa, l’Onu, tutti a commentare e ad amplificare le idee deliranti del reverendo Jones. Quindi altra pubblicità, ulteriore diffusione su scala planetaria. Il resto è storia recentissima.

Foto | Flickr

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