Scelti dai lettori: Roberto Cota e la parentopoli piemontese

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Proposte ambiziose, quelle che ho letto nei commenti del post in cui vi chiedevamo di scegliere un argomento per la rubrica scelti dai lettori. Molto interessante - ma davvero troppo complesso - quello sulla generazione dei baby boomers in Italia e in Usa: in ogni caso lo terremo buono per una prossima puntata.

Per questa volta invece, approfondiremo un tema che ci ha segnalato whatever, più collegato alla cronaca degli ultimi giorni: la presunta "parentopoli" piemontese in cui sarebbe coinvolto Roberto Cota. Più che su Cota direttamente però, la riflessione di allarga: su un certo clientelismo cui la Lega Nord non è affatto immune.

E i nomi naturalmente vengono in mente fin troppo facilmente: ma cerchiamo di non uscire dal seminato e vediamo di cosa parliamo, quando parliamo di "parentopoli" piemontese...

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Meglio partire, per una volta, dall'epilogo. L'altroieri gira in alcuni siti - la trovate su Giornalettismo per esempio - una smentita di Roberto Cota. Una smentita che però sembra anche una excusatio, in questo caso decisamente petita, sopratutto quando spiega di non avere i poteri necessari per cambiare le cose.

Nei giorni scorsi alcuni organi di informazione hanno genericamente associato il sottoscritto ad una ‘parentopoli’ piemontese. Su questo vorrei fare alcune doverose ed importanti precisazioni . Vorrei innanzitutto far presente che non ho parenti nel mio staff in Regione, neanche alla lontana. Per legge ho avuto la possibilità di scegliere un gruppo di collaboratori esterni che ho sempre selezionato in base al rapporto fiduciario e alla loro capacità professionale e che peraltro lavoravano per me anche in precedenza, alcuni addirittura da oltre dieci anni.

Quanto alla situazione riguardante i consiglieri regionali, su alcuni dei quali oggi come in passato esistono situazioni veramente inopportune, preciso che il Consiglio Regionale è un organismo indipendente ed esterno, ed il presidente della Regione non ha alcun tipo di responsabilità o potere sulle scelte degli eletti in Consiglio: è come se si addebitassero al Presidente del Consiglio comportamenti di deputati e senatori o le scelte organizzative delle rispettive Camere. Per quanto riguarda la Giunta, invece, ribadisco che non ci sono casi di parenti assunti: esiste il caso della moglie di un assessore che ha vinto regolarmente un concorso dodici anni fa e cinque anni prima di conoscere il marito. Associarmi quindi a questi argomenti rappresenta un’inaccettabile strumentalizzazione che non rende giustizia al comportamento che ho sempre tenuto da quando faccio politica. Detto questo, nella giornata di ieri ho scritto una lettera al presidente del Consiglio Regionale per invitarlo a varare delle direttive precise per evitare che in futuro il comportamento di alcuni possa infangare ingiustamente tutta la Regione Piemonte.

Roberto Cota Presidente Regione Piemonte


Che cosa aveva portato il governatore che aveva sfilato la poltrona a Mercedes Bresso a una smentita del genere? Giovedì 9 settembre scorso esce sul Riformista un pezzo di Tommaso Labate, in cui si traccia una "mappa" delle parentele in Regione. I nomi sono tanti: ed è sempre difficile capire se siano coincidenze o meno, se ci sia del merito o della semplice cooptazione per legami di sangue o vincoli di altro tipo.

(...) se il capogruppo della Lega nord Mario Carossa avesse voglia di scambiare due chiacchiere con la figlia Michela, non avrebbe che da percorrere trecento metri a piedi. È la distanza che separa Palazzo Lascaris, dove ha sede il Consiglio regionale, da piazza Castello, dove c'è il Palazzo della Regione (...)

La signora Paola Ambrogio, moglie dell'assessore all'Ambiente Roberto Ravello, lavora alla segreteria dell'assessore regionale ai Trasporti William Casoni. Le funzioni? «Attività di direttiva istruttoria complessa a supporto dell'Assessore nelle materie delegate» (...)

La sorella del pidiellino Francesco Toselli, Maria Cristina, lavora al gruppo del Popolo delle libertà. Poche scrivanie più in là c'è Daniela Rasello in Greco, figlia del consigliere regionale Rosanna Costa, anch'essa del Pdl. Non è tutto: insieme alla sorella di Toselli e alla figlia di Costa lavora anche Giovanna Armosino. Un caso di omonimia? Tutt'altro, visto che si tratta della sorella della più nota Maria Teresa, presidente della provincia di Asti nonché deputata nazionale del partito berlusconiano (...)

Il capogruppo dei «Pensionati con Cota» Michele Giovine, al centro dell'indagine penale sulle firme false per la presentazione della (sua) lista alle ultime elezioni, ha alle dirette dipendenze del (suo) gruppo la sorella Sabrina (...)

Il responsabile dell'Ufficio Comunicazione di Cota si chiama Giuseppe Cortese. Il responsabile dell'Ufficio Comunicazione di Giordano, invece, è una donna e risponde al nome di Isabella Arnoldi. Piccola, piccolissima, curiosità: Giuseppe Cortese e Isabella Arnoldi sono marito e moglie


In effetti le cose sono un po' più complicate di così. Vuoi perché alla fine, chi fa politica attiva, i militanti, non è che siano un esercito senza fine: e soprattutto non vengono cooptati nelle posizioni di potere nel partito per merito. Raramente è così: più spesso giocano anche altri fattori, simpatie, appoggi, strategie, rivalità.

I partiti stessi, nei loro organigrammi, sono l'antitesi della meritocrazia, salvo alcune lodevoli eccezioni. Qualcuno potrebbe forse spiegarmi per quale motivo una volta conquistata la poltrona dovrebbero comportarsi in maniera diversa. Chiaro che no: continueranno a fare esattamente come prima.

Sulla vicenda piemontese, molte delle affermazioni uscite sul Riformista vengono smentite in un pezzo di Paola Setti su Il Giornale, dove parla anche Roberto Cota;

«In giunta non ci sono parenti assunti - spiega Cota -. Quanto al mio staff, per legge ho avuto la possibilità di scegliere un gruppo di collaboratori esterni che ho selezionato in base al rapporto fiduciario e alla loro capacità professionale e che peraltro lavoravano per me in precedenza, alcuni da oltre dieci anni, ma neppure un parente alla lontana». Il che non significa, avverte, che in consiglio non ci siano «situazioni veramente inopportune»

Nel pezzo si spiega come molti dei "parenti" citati nel pezzo del Riformista, fossero da tempo in quelle posizioni, ben prima che un leghista governasse il Piemonte. E quindi dov'è lo scandalo? Per come la vedo, ce n'è tanto quanto in qualunque altro consiglio regionale. Gli scandali veri sono altrove, visto che anche tra le camicie verdi qualcuno inizia a parlare di questione morale, un punto ben più grave di qualche parente infilato in ufficio.

Il 15 settembre scorso esce su VareseNews, una lettera firmata "Sara, ex leghista delusa", che riassume un sentimento che forse inizia a serpeggiare tra chi credeva di far parte di un movimento pressoché rivoluzionario, secessionista, ma ora integralmente assimilato da quella Roma Ladrona che prometteva di non perdonare.

Egregio direttore,

mi permetta di mettere in fila alcune notizie delle ultime settimane: il presidente del Consiglio regionale del Friuli Edouard Ballaman (Lega nord) che se ne va in vacanza (e in molti altri posti privati) con l'auto blu; il presidente dell'Azienda trasporti di Verona Gianluigi Soardi (Lega nord) indagato per una vicenda di rimborsi spese "allegri" e per l'utilizzo della carta di credito aziendale e di un'auto dell'Actv; botte da orbi nella Lega friulana; commissariamenti in quella emiliana; amministratori leghisti (Biasin, ex sindaco di Silea) indagati per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Sicuramente ne dimentico molte altre...

Mi pare, tuttavia, che già queste significative notizie siano sufficienti a porre, con molta serietà, un problema sempre più ineludibile anche per i leghisti varesini e varesotti.

Fino a quando sarà possibile ignorare questi preoccupanti episodi per una formazione politica che ha fatto del suo essere "diversa" una bandiera?

Anche perché a tutto questo malcostume padano che, ultimamente, emerge un po’ troppo spesso per essere liquidato come il classico sassolino nell’occhio, si aggiunge la tendenza sempre più evidente ad insediare i propri esponenti su qualsiasi poltrona, sedia, strapuntino pubblico assicuri loro uno straccio di potere e una qualche prebenda.

Anche se i prescelti, in molti casi (vedi, ad esempio, il figlio di Bossi, pluribocciato alla maturità e subito consigliere regionale a diecimila euro al mese), non meriterebbero riconoscimenti pubblici ma di andare a zappare i campi.

Certo mi si può rispondere che questo vizio lo hanno tutti i partiti da sempre, ma la Lega, per chi ci ha creduto veramente come me, non era forse nata come "diversa"?


Sempre sulla questione morale leghista, vi consiglio anche pezzo uscito sul Fatto di oggi a firma Gianni Barbacetto, in cui si segnalano una serie di casi di malcostume padano. Sul sito del Fatto non c'è ancora, o non l'ho trovato, ma potete leggerlo sul blog di ma se ghe pensu.

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