La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2

Torniamo a parlare di Michele Sindona. La scorsa settimana vi avevamo raccontato della strepitosa ascesa del finanziere siciliano e dell’inizio dei suoi legami con lo Ior, la Banca Vaticana, nel corso degli anni Sessanta.

Che attività svolge Michele Sindona con l’appoggio di Mons. Marcinkus?
Lo Ior e il suo presidente Mons. Marcinkus diventano due tasselli fondamentali nella carriera di Sindona nel campo dell’esportazione di capitali e delle attività finanziarie illecite. E’ grazie a Marcinkus che lo Ior diventa azionista di molte banche del finanziere siciliano. Banche che, a loro volta, accolgono numerosi capitali provenienti del Vaticano.

Il modus operandi della coppia è semplice: lo Ior apriva un conto corrente con la banca italiana che voleva esportare soldi in nero. Il cliente della banca italiana depositava il denaro sul conto e lo Ior accreditava la somma all’estero, nella valuta e presso l’istituto di credito indicati dal cliente. Lo Ior tratteneva per sé una commissione poco più alta di quelle normalmente in uso all’epoca. Nelle parole dello stesso Sindona, la Banca d’Italia e altre istituzioni di controllo non avrebbero mai interferito in quello che era un vero e proprio “un delitto perfetto”.

Per capire la portata delle operazioni che potevano essere messe in campo, occorre ricordare che negli anni Sessanta il valore dei beni immobili e immobili del Vaticano era stimato in circa 5 mila milioni di dollari, di cui 3 mila amministrati dallo Ior.

Quando entra in gioco Roberto Calvi?
Al tandem Sindona – Marcinkus si aggiunge presto Roberto Calvi, che nel 1971 viene nominato direttore generale del Banco Ambrosiano. Lo stesso anno, Sindona, Calvi e lo Ior fondano la Cisalpine Overseas Bank con sede a Nassau, nelle Bahamas, altro rinomato paradiso fiscale.

Come si colloca Sindona nel panorama politico nazionale e internazionale?
Grazie ad operazioni di questo tipo, Sindona consolida la sua posizione diventando, al principio degli anni Settanta, il più potente banchiere privato italiano. Vanta legami personali con Papa Paolo VI e con Giulio Andreotti, con il Presidente Usa Richard Nixon e lo Scià di Persia, senza dimenticare le referenze di cui gode presso la Cia e la Massoneria internazionale. E, soprattutto, è in ottimi rapporti d’affari con la mafia italo-americana e le società che ne amministrano i capitali.

Tuttavia, si tratta di un colosso dai piedi di argilla. In spregio alla legge, Sindona utilizza infatti in maniera occulta i capitali delle proprie banche per finanziare operazioni spericolate, nuove acquisizioni e traffici illeciti. Un sistema basato su doppie e triple contabilità, bilanci truccati e trovate illegali che nascondono una situazione finanziaria tutt'altro che solida.

Quando iniziano ad emergere le prime ombre sulla fortuna di Sindona?
Nel 1972 Sindona aggiunge un altro tassello al suo impero finanziario acquisendo il pacchetto azionario di controllo della Franklin National Bank, una delle più importanti banche statunitensi: un’operazione da 40 milioni di dollari.

Ma sull’attività del banchiere siciliano iniziano ad addensarsi i primi consistenti sospetti. Nel 1972, quando Sindona avanza la richiesta di fondere la Banca privata finanziaria e la Banca unione in un unico istituto di credito, la Banca privata italiana, riceve un giudizio fortemente negativo a seguito di un’ispezione della Banca d’Italia.

Dal rapporto degli ispettori emergono numerose irregolarità come la tenuta di una seconda contabilità economica riservata, l’omissione di fatti di gestione e la presenza di una riserva obbligatoria inferiore al dovuto. Insomma, un porcaio a cui non affideresti nemmeno i risparmi del tuo peggior nemico.

A questo punto sarebbero dovuti scattare provvedimenti amministrativi e un’immediata inchiesta della magistratura. Ma il Governatore della Banca d’Italia decide di non intervenire e ritarda l’inoltro di un esposto alla magistratura. Presidente del Consiglio all’epoca dei fatti è Giulio Andreotti, la stessa persona che, un anno dopo, a New York, definirà il finanziere siciliano “benefattore della lira” davanti a un pubblico composto da numerosi banchieri americani, nel corso di un ricevimento all’Hotel St. Regis organizzato da Sindona.

L'astro del banchiere siciliano sembra poter brillare ancora a lungo. Nel 1974 viene addirittura premiato Uomo dell’Anno per l’anno precedente dall’Ambasciatore Usa John Volpe, nel corso di una cerimonia all’American Club di Roma.

Sindona si attiva anche nel campo della politica italiana: nel 1974 finanzia con 2 miliardi di lire “regolarmente versati” e in assoluta trasparenza le correnti Dc di Andreotti, Fanfani e Piccoli per sostenere la campagna referendaria sul divorzio. L’esito del referendum è fortemente negativo per la Dc. Anche se non c’è un legame diretto tra i due fatti, la parabola di Sindona inizia a entrare nella fase discendente.

Come inizia il crollo delle attività di Sindona?

Nel 1974, per via delle sempre più spericolate operazioni finanziare compiute dal banchiere, la Franklin inizia a registrare ingenti perdite, da cui non si risolleva neanche grazie a un prestito di 110 milioni di dollari erogato dalla Federal Reserve. Il titolo della banca sindoniana crolla in borsa e la Sec (equivalente Usa della Consob) decide di sospenderlo, bloccando i dividendi degli azionisti. Si verificano scene come quelle che abbiamo visto al principio dell'attuale crisi economica, con file di correntisti fuori dagli sportelli che, in due settimane, ritirano depositi per il valore di 325 milioni di dollari. Solo l’intervento della Fed riesce a salvare la banca dal totale fallimento.

Il Washington Post rivela i dettagli delle operazioni fasulle compiute dalla Franklin per gonfiare i bilanci e farli figurare in attivo. Prova a intervenire l'amico Richard Nixon, che però sarà presto definitivamente travolto dallo scandalo Watergate. Il Presidente Usa convoca un vertice con il Segretario del Tesoro e il vertice della Fed per elaborare la fusione della Franklin con un altro istituto in modo da salvarla dal crac.

Ma le notizie delle difficoltà della Franklin arrivano anche in Italia, causando il ribasso dei titoli delle società sindoniane quotate in borsa. I correntisti della Banca Unione e della Banca privata finanziaria iniziano a ritirare i loro depositi. Sindona riesce a ottenere un prestito da 100 milioni di dollari dal Banco di Roma, al cui vertice siede il piduista Giovanni Guidi.

Tuttavia, per Sindona è l'inizio della fine. A breve seguirà il commissariamento della Banca privata, con la scoperta di ulteriori pesanti irregolarità da parte del commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli.

L'affiliazione alla P2 sarà un ultimo disperato tentativo di trovare una rete di protezione per una caduta che si annuncia sempre più rovinosa. Un vortice di espedienti e tentativi del banchiere siciliano di rimanere a galla aggrappandosi ai suoi protettori politici e ai suoi legami con la mafia. Non mancheranno le accuse di un complotto dei comunisti e la messa in scena di un finto rapimento, ma di questo vi parleremo il prossimo venerdì.

  • shares
  • Mail
8 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO