Nel Pd si spartiscono il... "gatto" che non è (ancora) nel sacco

Mai (specie in politica) dire gatto finchè non ce l’hai nel sacco. Nel Pd, la nuova puntata della telenovela aperta stavolta da Walter Veltroni, ruota attorno a Silvio Berlusconi, dato per finito.

Nel senso che si è aperta la caccia sul nome (Bersani o un “papa straniero”?) di chi può guidare l’alternativa a Berlusconi.

Ma senza un progetto credibile e senza un partito unito, il Pd rischia di essere solo fonte di disorientamento e di nuove battaglie perse.

Al di là dei “malpancisti” di professione come Veltroni (che ha la vocazione al più deteriore fariseismo), il nodo del Pd resta politico: quale identità, quali alleanze.

Insomma, con un partito inchiodato attorno o sotto il 25%, il Pidì deve decidersi una buona volta da che parte stare, quale elettorato “agganciare”.

Con la fine del Pdl, ci sono milioni di elettori sfiduciati e smarriti, propensi verso l’astensionismo. Perché il Pd non impara a giocare a tutto campo e provare a pascolare nella vasta prateria dell’elettorato “moderato” berlusconiano in crisi?

Vendola? Di Pietro? I comunisti? Brava gente, ma amici utili solo per brindare alla propria … sconfitta.

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