Sarkozy, l'Europa e la questione Rom


Il presidente francese Nicolas Sarkozy, dopo essersi dichiarato un "vero amico" di Silvio Berlusconi, meriterebbe ogni genere di critica. Ma... Ma l'ultima polemica sullo smantellamento dei campi Rom in Francia sembra un attacco poco comprensibile. Al di là delle beghe nazionali e degli scontri tra Francia, Germania e commissari europei, non si capisce cosa ci sia di sconvolgente in un presidente che dichiara Vogliamo assolutamente smontare qualsiasi tipo di struttura illegale clandestina.

Un po' come un magistrato che annunciasse pubblicamente di voler punire crimini e attività illegali. Si tratta in realtà di una banale riaffermazione del ruolo stesso di un Governo: preoccuparsi del rispetto delle leggi e della tenuta sociale del proprio paese (non badate all'Italia, che in materia ha altre tradizioni...). Sarebbe stato ben più grave se Sarkò avesse annunciato di voler tollerare e accettare la presenza di campi illegali, chiunque ne siano gli abitanti.

Dopo gli attacchi ricevuti, la Francia si sentirà piccata nella sua grandeur e il discorso Rom passerà in secondo piano, subissato dalle polemiche sul ruolo dei commissari europei, che tante critiche ricevettero anche dal nostro premier. E invece si tratta di una questione che andrebbe analizzata meglio, fuori dagli isterismi razzisti ma anche senza il piagnucoloso buonismo che considera buoni e bravi tutti coloro che scelgono di vivere nelle roulotte mantenendo abitudini e approcci culturali su cui ci sarebbe molto da dire.

Foto | Flickr

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