Rassegna stampa estera: Berlusconi e il suo strano paese


Al di là della crisi del governo e dell'eterna querelle con Fini, la stampa straniera non ha certo smesso di occuparsi di quello che è il suo attore preferito nella politica italiana: il premier Silvio Berlusconi, con l'infinità catena di bizzarie che ad esso si accompagnano.

Così lo svedese Aftonbladet non si è fatto sfuggire l'ultima delle sue celebri gaffes:

Il primo ministro italiano sta combattendo contro la crisi economica e un governo diviso. Ma invece che parlare di cose noiose, in un discorso di domenica scorsa ha scelto di raccontare aneddoti e barzellette indecorose, secondo quanto scrive il Guardian. In una delle barzellette, i sostenitori di Hitler vengono a sapere che lui è ancora vivo e gli chiedono di tornare al potere. Hitler ci pensa un attimo e poi risponde: “Ritorno, ma ad una condizione… la prossima volta sarò cattivo.”

Fabio Evangelisti, segretario del partito Italia dei Valori, è indignato, e pretende che Berlusconi porga le sue scuse ad Israele e alla popolazione ebraica in Italia. Anche il leader del partito Antonio Di Pietro è critico: “Qui non si tratta di un problema politico o giuridico, bensì psichiatrico.” Durante il discorso Berlusconi ha anche parlato della crisi economica nel Paese e ha suggerito ai giovani italiani di sposare persone ricche. “Io ho una figlia disponibile al matrimonio”, scherza il presidente. Venerdì scorso Berlusconi ha fatto la sua ultima eccentrica esternazione durante una conferenza sulla democrazia in Russia, in cui ha sorpreso il pubblico raccontando di sentirsi perseguitato dai giudici italiani. Ne ha anche approfittato per dire che Vladimir Putin e il presidente russo Dmitrij Medvedev sono un “dono di Dio” alla Russia.

In Spagna El Pais si è concentrato su un'altra "frequentazione pericolosa" del Cavaliere: quella con il leader libico Gheddafi.

L’artefice della storica riconciliazione fra Tripoli e Roma è stato, curiosamente, un impresario franco-tunisino: il magnate e finanziere Tarak Ben Ammar, produttore di cinema e televisione, amico di Berlusconi e di Gheddafi e socio di entrambi i leader nella casa di produzione e distribuzione Quinta Communications, fondata nel 1990 da Ben Ammar. La compagnia libica Lafitrade possiede il 10% di Quinta Communications, mentre la principale società finanziaria del Cavaliere, Fininvest, ne possedeva, al termine del 2008, il 29,67% delle azioni. Dopo un aumento di capitale realizzato nel 2009, il gruppo di Berlusconi mantiene circa il 22% della compagnia. Due anni fa Quinta Communications e Mediaset acquistarono ciascuna il 25% della nuova televisione magrebina Nessma TV. Ben Ammar aveva allora spiegato che Nessma è di proprietà sua e di Berlusconi, al 25% ciascuno, e di due soci tunisini per il restante 50%. Gheddafi è entrato in Quinta Communications, ha chiarito Ben Ammar, “perché voleva produrre film sul mondo arabo”. Però l’impresa Gheddasconi, come l’ha battezzata La Repubblica, punta molto più in alto che alle coproduzioni. Ben Ammar, che è stato consigliere di Mediaset, è oggi socio e consigliere di Mediobanca (centro della galassia Berlusconi, dove siede Marina, la figlia maggiore del primo ministro italiano) e di Telecom e, grazie ai suoi buoni uffici, si è aggiunto al triangolo il fior fiore delle imprese italiane. Gli interscambi fra Italia e Libia sono esplosi con l’aiuto cruciale del finanziere Cesare Geronzi, attuale presidente di Generali, che anni fa aveva legittimato i fondi libici invitandoli ad entrare a far parte della Banca di Roma insieme a Fininvest. Questa settimana La Repubblica ha calcolato che l’ammontare totale degli scambi bilaterali è arrivato negli ultimi due anni a 40.000 milioni di euro. Il futuro promette di essere ancora più florido. In giugno Gheddafi ha promesso “priorità” alle imprese italiane su quelle degli altri paesi. E questa priorità sembra reciproca. (..) Si sa che il denaro non ha odore. Per questo il Colonnello si permette di dare lezioni di Corano alle veline berlusconiane e di soddisfare altri capricci che alimentano il suo ego da artista.

Il francese Le Monde ha cercato di spiegare ai suoi lettori quanto sia difficile, in Italia, "vivere senza Berlusconi":

Si può boicottare Berlusconi, vivere senza Berlusconi? Occorre dire che l’impresa non è facile. Se è facile denunciare l’onnipresenza del suo impero nell’economia italiana, è più difficile sottrarsene. Prendiamo il caso di un anti-Berlusconi puro e duro che, per niente al mondo vorrebbe contribuire al suo arricchimento. Chiamiamolo Signor Rossi. Per la televisione, è abbastanza semplice, il Signor Rossi dovrà evitare i tre canali del “Cavaliere” (Canale Cinque, Italia Uno e Rete Quattro). Il sacrificio non è enorme considerata la mediocrità dei programmi. Tuttavia dovrà usare con parsimonia le emittenti statali: la maggior parte dei suoi dirigenti è stata nominata dal capo del governo. Al cinema il Signor Rossi non andrà a vedere i film prodotti da Mediaset o distribuiti da Medusa. Per la stampa, eviterà “Il Giornale”, diretto dal fratello di Silvio Berlusconi. Il Signor Rossi farà a meno del settimanale Panorama, così come di una quarantina di riviste. In seguito la cosa si complica. Al Signor Rossi servirà l’attenzione minuziosa di un vegetariano che dà la caccia ai grassi animali. La Fininvest infatti possiede partecipazioni in due società italiane, Unicredit e Generali, che sono tra i più grandi investitori italiani. A cascata, queste partecipazioni collocano la Fininvest nel cuore dell’economia e dell’industria del Paese. Qualche esempio: se il Signor Rossi deve cambiare i pneumatici della sua auto o il proprio materasso, dovrà escludere la Pirelli. Per un conto bancario eviterà [il gruppo] Intesa San Paolo, di fatto la più grande banca al dettaglio italiana. Se prende l’autostrada, eviterà la tratta Milano Torino. Da amante del calcio, rinuncerà alle partite del Milan, di cui Berlusconi è proprietario e presidente. Si capisce così che la vita senza Berlusconi non è cosa facile in Italia.

In Germania Die Welt ha intervistato Claudio Magris, che ad una domanda sul "segreto della durata" del fenomeno politico Berlusconi ha risposto così:

A parte la sua incredibile capacità di giocare un unico gioco, un gioco nuovo con regole nuove o con nessuna regola, ci sono stati dei cambiamenti della società. Un fenomeno che non riguarda solo l’Italia. Io spero che l’Italia non sia di nuovo all’avanguardia in senso negativo, come un tempo lo fu con il fascismo. La classica borghesia e classe lavoratrice sono scomparse. Per milioni e milioni di elettori non contano più i valori che noi abbiamo sempre considerato validi. Nemmeno in maniera ipocrita. Un paio di mesi fa facendo zapping in tv ho pensato di aver visto un bravo attore comico, che – molto simile a Berlusconi – gli faceva una parodia quasi esagerata: tra un gruppo di belle giovani ragazze chiese ad una se fosse stata lei ad “avergli toccato il culo”. Ma era davvero lui. Quando qualcosa che mi sembra impensabile – e non per ragioni morali, come non è per ragioni morali che lei evita di sedersi di fronte a me in mutande – quando qualcosa del genere non rappresenta una specie di antipropaganda parodistica ma piuttosto si tratta di propaganda per qualcuno, allora non capisco più la realtà. Per questo motivo ho addirittura complessi di colpa. Non basta disprezzare certe cose. Mi avesse chiesto nel gennaio del 1994 se Silvio Berlusconi avrebbe mai potuto conquistare il potere, avrei riso. Mi sarebbe sembrato più probabile il colpo di stato di un generale. Questa fondamentale errore di valutazione è stato il nostro sbaglio

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