Ore 12 - Berlusconi e l'establishment. E lo Stato dov'è?

altroL’ex direttore (di sinistra?!) del Corriere della Sera Piero Ottone scrive oggi su Republica de “La paura dei gruppi dirigenti”.

Ottone sostiene che “l’establishment italiano, cioè la classe dirigente nel suo insieme, ha accettato Silvio Berlusconi con arrendevolezza”. Perché?

“Perché ha paura. Sta zitto per prudenza, per ricevere premi, per evitare danni”. Ciò vale, evidentemente anche per i “servitori” dello Stato.

Prendiamo, come esempio, la vicenda della scuola pubblica di Adro (quella con i simboli della Lega) dove emerge la totale e colpevole assenza dello Stato. Per sbadataggine, insensibilità, menefreghismo, ossequiosità, ignoranza? O che cosa?

Il ministro Gelmini interviene, ma “consiglia” (la rimozione dei simboli) e “non impone”. Il sindaco leghista di Adro obbedisce solo a Umberto Bossi (non perché ministro, ma in quanto capo del suo stesso partito!). Il titolare del Viminale Maroni non vede e non sente o vede e sente legittimando i … “fuorilegge”. E i prefetti?

Nessuno più ricorda i … “bei tempi” quando il signor Prefetto applicava diligentemente le direttive del Viminale (a volte ... anticipandole) imponendo ai sindaci comunisti di ammainare la bandiera rossa dalla torre del municipio e censurando gli odg dei consigli comunali contro la guerra nel mondo?

Evidentemente oggi lo Stato è latitante, i ministri ricordano i gerarchi neri con i rispettivi “sottopancia” e “zerbini” di turno. E tutti gli altri? O condividono questo andazzo, o hanno paura di dire che non lo condividono.

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