La politica col pd minuscolo: Michele Serra sull'incerto futuro dell'opposizione (e del Paese)


La Prima Repubblica cercava di usare le posate a tavola. Questi mangiano con le mani, e ruttano con soddisfazione. In questa descrizione dei tempi che corrono, sapientemente composta dal genio di Michele Serra, c'è quasi tutto quello che deve essere detto sulla scena politica italiana del 2010. Il resto lo troviamo nell'intervista di Luca Telese al Serra medesimo, che il Fatto pubblica con il titolo Fa più politica don Ciotti in un giorno che il Pd in un anno.

L'analisi dell'estroso scrittore e giornalista sulla situazione del maggiore partito di opposizione (potremmo anche definirlo il più grande Partito democratico dell'occidente...) è severa ma giusta: Esiste soprattutto come bacino elettorale in cerca di un contenitore purchessia. Per me è semplicemente miracoloso che più di un quarto degli italiani continuino a votarlo per puro atto di fiducia, o di affetto per un’idea di “sinistra” sempre più labile e slabbrata.

Continuando a dissezionare il Partito democratico Michele Serra nota che Nel Pd, quando scorre il sangue, non si capisce mai bene per quale scopo, e in nome di quale linea politica. E alla fine l’inevitabile, crudele conclusione degli elettori è che ci si azzanna, in quel partito, solo per fini personali. Una osservazione che ci riporta all'eterno scontro D'Alema - Veltroni, fortunatamente riproposto anche in questo millennio, la cui origine e le cui motivazioni si perdono nella notte dei tempi, ma che rappresenta una delle poche certezze politiche del Pd. La domanda nasce spontanea: come andrà a finire?

La previsione di Serra è nefasta: Si voterà a primavera con questa stessa legge-merda, la sinistra non sarà ancora pronta (non è pronta, la sinistra, per antonomasia) e tutto sarà possibile, anche che rivinca Berlusconi e torni ancora più ostaggio di Bossi. In realtà una nuova affermazione del Pdl, visto il fronte di Accozzaglia democratica che dovrebbe affrontarlo, appare matematicamente certa. E c'è pure il dubbio che neppure pagando questo ulteriore tributo di sangue (politicamente parlando) riusciremo a liberarci di Veltroni e D'Alema.

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