Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: ucciso un palestinese a Gerusalemme est mentre a New York ripartono i negoziati. Continua lo stallo sui negoziati diretti tra Israele e Autorità nazionale palestinese. Il secondo round di colloqui, tenutosi a Sharm el Sheik la scorsa settimana, non ha prodotto apparenti risultati.

Anche se il mediatore Usa George Mitchell ha affermato che ci sarebbero stati "dei progressi", entrambe le parti rimangono per il momento arroccate sulle proprie posizioni. Il premier israeliano Netanyahu dichiara di non essere disponibile a prorogare la tanto discussa moratoria degli insediamenti in Cisgiordania, ma parla tutt'al più di limitare le nuove costruzioni. Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmud Abbas rimane fermo nel ribadire di essere pronto ad abbandonare i colloqui se la proroga della moratoria non sarà concessa.

La questione degli insediamenti è il vero cardine dei negoziati diretti in corso dal 2 settembre e il cui terzo round è iniziato ieri a New York. Le cosiddette “colonie” israeliane coprono quasi il 42% della Cisgiordania con una presenza di 430.000 coloni in rapporto a circa 2.5 milioni di palestinesi. Per approfondire la questione, rimandiamo un precedente post che abbiamo dedicato quest'estate all'argomento.

Ieri, i mediatori del Quartetto per la pace in Medio oriente (Onu, Usa, Unione Europea e Russia), riuniti a New York, hanno invitato Israele a prorogare la moratoria degli insediamenti. Secondo i mediatori, il blocco ha infatti sortito effetti positivi.

Dal canto suo, Israele continua a mostrare di non voler sentire su questo argomento. Il vice ministro degli esteri Danny Ayalon, ha semplicemente negato che l’argomento costituisca un problema, affermando che i negoziati dovrebbero invece concentrarsi sulla questione dei confini tra Israele e Anp.

Ma, al di là delle ipocrisie in sede internazionale, Tel Aviv è ben consapevole dell’importanza della questione per la stabilità della area e per la propria sicurezza. Ieri, il Capo di Stato Maggiore delle Forze armate israeliane Gabi Ashkenazi ha riferito dinanzi al Comitato per gli affari esteri e la difesa della Knesset (il parlamento israeliano) come un’eventuale fallimento dei negoziati potrebbe riaccendere la violenza in Cisgiordania. L’ufficiale ha affermato che non ci sarebbe però il rischio di una rivolta su larga scala sul modello della seconda intifada del 2000.

E' tuttavia di stamane la notizia di scontri tra palestinesi e coloni israeliani a Silwan, un sobborgo di Gerusalemme est, in cui un palestinese di 32 anni è stato ucciso da una guardia privata israeliana.

Rapporto Goldstone: l'Onu critica Israele e Hamas per aver raccolto prove insufficienti. Mentre a Washington proseguono i negoziati tra Israele e Autorità nazionale palestinese, un comitato delle Nazioni Unite ha criticato Israele e Hamas per non essere riuscite a fornire prove credibili in merito alle violazioni del diritto internazionale contestate a entrambe le parti nel corso dell’Operazione Piombo fuso a Gaza nel 2008-2009.

Il bilancio della guerra lampo (22 giorni) di Tel Aviv contro il regime di Hamas è, secondo fonti delle Nazioni Unite, di circa 1400 vittime da parte palestinese e 13 da parte israeliana.

Nell'autunno 2009, l'ormai celebre rapporto Goldstone delle Nazioni Unite aveva evidenziato crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale di entrambe le parti, definendo però spropositata la reazione militare di Israele che aveva bombardato e invaso la Striscia di Gaza, in risposta ai lanci di razzi Qassam da parte dei militanti di Hamas. Il rapporto aveva dato a Israele e al movimento islamico sei mesi di tempo per condurre indagini fondate in merito alle accuse.

Il comitato dell'Onu, che si è pronunciato ieri, ha riferito che Israele si è limitato a mettere sotto inchiesta ufficiali di basso rango, senza interrogare gli alti ufficiali che, secondo il rapporto, si sarebbero resi responsabili di violazioni dei diritti umani.

Le critiche delle Nazioni Unite non hanno risparmiato Hamas: il movimento islamico non avrebbe infatti compiuto sforzi seri per approfondire le accuse sollevate dal rapporto Goldstone. Secondo il comitato, le inchieste condotte da Hamas sono incomplete o inosservanti degli standard internazionali.

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