La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2

Continuiamo a parlare dell’ascesa e caduta di Michele Sindona e degli scandali finanziari che hanno costellato la recente storia del nostro Paese. Giusto per ricordarci che, anche oggi, su entrambe le sponde del Tevere, c’è ben poco di nuovo sotto il sole. Lo scorso venerdì abbiamo parlato dell’inizio del crollo dell’impero finanziario di Sindona con il crac della Franklin National Bank, nel 1974.

E’ utile ricordare che l’anno precedente aveva avuto luogo l'affiliazione del banchiere siciliano alla Loggia P2. Quest'utima tenterà di utilizzare le proprie conoscenze e i propri affiliati nei posti di potere per fare da rete di protezione nei confronti di Sindona, specialmente quando la sua posizione giuridica risulterà irrimediabilmente compromessa. Inoltre, sarà il finanziere siciliano a chiudere il cerchio e presentare a Licio Gelli Roberto Calvi, altro personaggio chiave di uno dei più grandi scandali finanziari della storia italiana: il crac del Banco Ambrosiano. Ma andiamo con ordine e torniamo a quel 1974 in cui l’impero di Sindona inizia a sgretolarsi.

Come si conclude la vicenda della Franklin National Bank?
L’8 agosto 1974 Nixon è costretto a dimettersi a causa dello scandalo Watergate. Sindona, che ne aveva sostenuto la rielezione, perde così un fondamentale appoggio per il salvataggio della Franklin. Pochi giorni prima, dietro pressioni del Banco di Rotma sulla Banca d'Italia, avviene la fusione tra la Banca privata finanziaria e la Banca Unione. Nasce così la Banca privata italiana: ultimo disperato tentativo di Sindona di salvare i propri istituti di credito.
Ma, nel frattempo, altre banche del finanziere siciliano iniziano a chiudere: il 26 agosto è il turno della Banca Wollf, con sede in Germania.

Sono mesi frenetici in cui Sindona continua a volare tra Europa e Stati Uniti e, soprattutto, a chiedere soldi al Banco di Roma, istituto di credito allora a solida guida piduista. Ai primi di settembre, il Banco di Roma elabora un piano di salvataggio per rilevare la Banca privata: un piano che prevede però di scaricare ingenti passività sulla Banca d’Italia.

Tuttavia, il crollo è ormai inevitabile. In pochi giorni i correntisti ritirano 220 milioni dagli sportelli della Banca privata; anche altre banche sindoniane, come la Franklin e la svizzera Finabank, subiscono sorte analoga. In Italia, mentre prende piede un’accesa campagna stampa che chiede l’intervento della magistratura, la questione viene sollevata in tutta la sua gravità in Parlamento da Sandro Pertini, allora Presidente della Camera.

Il 27 settembre la Banca privata italiana viene messa in liquidazione coatta dalla Magistratura di Milano e Giorgio Ambrosoli è nominato commissario liquidatore. Pochi giorni dopo, il 3 ottobre, la Federal Reserve decreta l’insolvenza della Franklin: è la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.

Quali sono le conseguenze giudiziarie per Sindona?
Il 4 ottobre, la Procura di Milano emette due mandati di cattura nei confronti di Sindona con le accuse di “falsità in scritture contabili, false comunicazioni e illegale ripartizione degli utili”. E' solo la punta dell'iceberg in confronto a quello che si sarebbe scoperto negli anni successivi, analizzando i conti delle sue società.

Cosa fa Sindona in questo frangente?
Scappa. Da Ginevra, città in cui si era trasferito precedentemente, vola in vari paradisi fiscali e approda infine a New York. Nel frattempo, il 14 ottobre, le indagini sulla Banca privata portano a dichiararne, da parte del Tribunale di Milano, l’insolvenza. Per Sindona scatta un altro mandato di cattura. L’accusa questa volta è ben più pesante: bancarotta fraudolenta. Nel gennaio 1975 crolla l’ultimo tassello dell’impero bancario sindoniano: la Finabank di Ginevra, anche questa dichiarata insolvente.

Per Sindona è davvero la fine. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui la stampa Usa lo celebrava come il più brillante finanziere del mondo. Ora appare all’opinione pubblica internazionale per quello che è: un losco trafficante che ha utilizzato i capitali dei propri istituti di credito per finanziare operazioni dubbie, sporche e illecite.
Le dimensioni del crac sono astronomiche: un appunto riservato del Sid datato 13 gennaio 1975 parla di un buco stimato intorno ai 600-700 miliardi di lire e afferma che il Vaticano “con l’operazione Sindona ha perduto diverse centinaia di miliardi”.

Quando entra in azione la P2?
Quando il Ministero degli Esteri avvia la pratica di estradizione dagli Usa e il Tribunale di Milano conferma il mandato di cattura, iniziano a entrare in azione amici e soci di Sindona: mafia, massoneria e P2.

La P2 tenta di muoversi su due direttrici: far revocare la liquidazione coatta della Banca privata e impedire l’estradizione di Sindona. Si inizia così a parlare di una “congiura dei comunisti” che avrebbe provocato il crollo dell’impero finanziario di Sindona. Si delegittimano inoltre i magistrati milanesi, affermando che siano legati alla sinistra e organici al complotto. E un ritornello che a noi sa di già sentito, ma all'epoca era una vera novità; diciamo che la P2 ha sempre avuto il dono di saper precorrere i tempi. Ma i maneggi della Loggia di Gelli riescono solo a gettare un po’ di fango e intorbidare temporaneamente le acque. Contro Sindona pesa l’ostilità del grande vecchio della finanza italiana: Enrico Cuccia.

Qual è la svolta decisiva nelle indagini sul sistema finanziario di Sindona?
A fine 1975 Ambrosoli entra in possesso delle 4.000 azioni al portatore che formavano il capitale della Fasco Ag: la società capofila domiciliata in Liechtenstein che, nel momento di massimo sviluppo, era arrivata a controllare cinque banche e 125 società per azioni sparse in tutto il mondo, con beni valutati in circa 500 milioni di dollari al riparo in vari paradisi fiscali.

La Fasco è il cuore pulsante di tutta l’attività di Sindona. E’ il crocevia per cui sono passati i capitali che ha dirottato dalle proprie banche per finanziare operazioni occulte e il transito fondamentale per il riciclaggio di capitali mafiosi.
Sindona inizia ad attaccare Ambrosoli, accusandolo di appropriazione indebita delle azioni della Fasco Ag. E’ ovviamente un’accusa pretestuosa, ma è l’inizio delle ostilità nei confronti dell’avvocato milanese. Ostilità che termineranno pochi anni dopo con tre colpi di pistola sparati dal killer William J. Aricò.

Nel frattempo, P2, mafia e massoneria tentano in tutti i modi una corsa contro il tempo per salvare Sindona e distruggere la credibilità di chi sta indagando sui suoi illeciti finanziari. Nel disperato tentativo di rimanere a galla, Sindona tenta di aggrapparsi anche a un’altra conoscenza importante: l’allora Presidente del Consiglio: Giulio Andreotti.

Ve ne parleremo il prossimo sabato

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