Gianfranco Fini dà l'addio alla politica e a Fli: tutti gli errori del "salvatore della destra"

Dalla "terza gamba" del Governo Berlusconi, all'alleanza con Casini e Rutelli, alla decisione di non dimettersi da presidente della Camera. In che modo l'uomo che doveva portare la destra oltre il berlusconismo ha buttato tutto all'aria.

Nei giorni del celeberrimo "che mi fai mi cacci?" rivolto a Berlusconi il 22 aprile 2010 e del discorso di Mirabello del 5 settembre dello stesso anno, Gianfranco Fini aveva il vento in poppa. La rottura con Berlusconi era completa. E la sua idea di una destra repubblicana, laica, giustizialista, aperta sui temi dei diritti civili e dell'immigrazione sembrava vincente. Il mondo della destra, e non solo, guardava a lui come all'uomo che avrebbe portato quell'area politica oltre il berlusconismo.

Sembra passato un secolo, sono passati circa tre anni. Dopo la debacle elettorale, Fini ha annunciato le sue dimissioni da presidente di Futuro e Libertà per l'Italia, lasciando un partito ridotto alla completa irrilevanza politica, distrutto dall'alleanza con Monti e Casini, superato anche dai Fratelli d'Italia e dalla Destra, abbandonato da tutti. Cos'è successo? Come ha fatto Fini a sprecare così in malo modo la sua chance di "salvare la destra"? Un ruolo l'ha giocato la campagna de Il Giornale sulla casa di Montecarlo, certo, ma la stragrande maggioranza degli errori sono imputabili allo stesso Fini e sono tutti politici.

I più importanti sono stati errori strategici. Quello che si chiedeva a Fini era di rimettere in piedi una destra orgogliosa di esserlo, non nascosta dietro il berlusconismo, ma moderna e avanzata. Nel momento in cui Fli non ragionava di poltrone, alleanze, ecc. i sondaggi la davano attorno all'8%, un risultato non eccezionale, ma importante. Che non sarebbe che potuto aumentare. A quel punto, mentre Fli sembrava avere il "momentum" dalla sua parte, l'errore decisivo: l'alleanza con Casini e Rutelli.

Che senso aveva? Come si poteva pensare di far rinascere la destra alleandosi con gli ex democristiani e un ex leader del centrosinistra? Il tutto aveva chiaramente un'ottica governativa. Un'ottica governativa talmente smaccata da togliere qualsiasi entusiasmo ai sostenitori. Dalla destra ci si spostava al centro, sposandosi con i primi disponibili al solo scopo di mettere in piedi un Terzo Polo che, forse, avrebbe potuto raccogliere le ceneri del Pdl. Ma così Fini si è giocato un aspetto fondamentale: il supporto entusiastico dei militanti.

Nel periodo in cui Fini era in guerra con Berlusconi, si sentivano attorno al personaggio delle vibrazioni particolari, tanto che anche in mondi lontani dalla destra c'erano dei tentennamenti verso Fli. Dopo il discorso di Mirabello queste vibrazioni si erano fatte fortissime. È bastato allearsi con Casini e Rutelli e tutto questo è scomparso. Non sarebbe stato meglio restare a destra dello schieramento, a destra del Pdl ma portando avanti le proprie bandiere? Come fai a dichiararti laico e poi andare con l'Udc, dichiararti di destra e poi andare con Rutelli?

Sarebbe stato meglio tenere la barra dritta, continuare a svuotare il Pdl raccogliendone il voto dei delusi, rinunciare a un'alleanza con ambizioni governative per puntare a un progetto più su lunga scadenza, che certificasse la convinzione di Fini e dei suoi di portare avanti le loro battaglie senza compromessi. Anche se questo avesse significato restare soli e all'opposizione per un po' di tempo. Che sarebbe successo se Fli fosse ancora stata forte quando Berlusconi e il Pdl erano in crisi nera?

Tutto invece è stato vanificato dalla nascita del Terzo Polo, momento in cui è iniziata incessante la parabola discendente di Gianfranco Fini, certificato con il timbro nel momento in cui si è deciso di imbarcare quel Mario Monti che rendeva Fli una costola di un centro liberista in cui la destra repubblicana non c'entrava più nulla.

Ma ci sono stati anche una serie di errori tattici. Quello più grave è stato il primo: il gruppo parlamentare di Fli nasce il 30 luglio 2010, non un gruppo gigante, ma comunque consistente e soprattutto con grandi potenzialità d'espansione. Sul momento Fini parla di Fli come della "terza gamba" della maggioranza, ma è evidente che con il Pdl i rapporti sono finiti. Il 29 settembre, però, Fli vota la fiducia a Berlusconi, dimostrandosi indispensabile e facendo così capire al Cavaliere che senza di loro il Governo cade. Eh già, ma allora perché non farlo cadere in quel momento, il Governo?

Berlusconi capisce che i tempi sono duri e passa alla campagna acquisti. Siccome ormai è chiaro che Fini andrà con Casini e Rutelli e l'entusiasmo sta già venendo meno la missione del Cavaliere è facilitata. Si arriva a quel 14 dicembre 2010 - otto mesi dopo il "che fai mi cacci?" e tre mesi dopo il discorso di Mirabello - in cui finalmente si prova a sfiduciare Berlusconi. Fallendo. Una sconfitta gigante per Fini, che però qualche chance di rimettersi in piedi ce l'ha ancora. Dovrebbe dimettersi da presidente della Camera, lavorare per il suo partito, iniziare a fare campagna elettorale. Insomma, metterci la faccia al 100%. E invece, non si capisce perché, Fini decide che restare presidente della Camera è troppo importante, nonostante tutti i limiti che questo pone alla sua azione politica. Così, gradualmente, l'aura di Fini inizia a venir meno.

Quando Berlusconi finalmente si dimette, ma per fare spazio a Monti, ormai l'attenzione è tutta spostata sui tecnici, su Beppe Grillo, sulle primarie del Pd. Fini e Futuro e Libertà sopravvivono solo nella speranza di lanciare la candidatura di Monti alle prossime elezioni politiche. Mossa che riesce, ma si risolverà in un gigantesco flop. Anche perché ormai tutto sembra solo una gigantesca manovra politica. Che niente c'entra con le speranze che Fini aveva saputo suscitare.

In definitiva, dove ha sbagliato Fini? Nel tentennare quando aveva il vento in poppa, sicuramente. Nel non dimettersi da presidente della Camera, anche. Ma soprattutto nel fare un'alleanza del tutto politicante quando la gente di destra chiedeva da lui la Politica con la p maiuscola.

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