Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Africa occidentale: schiavitù sulle navi che pescano per il mercato europeo. Il filmato che lo testimonia è disponibile sul sito del quotidiano britannico Guardian ed è stato girato dall’ Environmental Justice Foundation, un’organizzazione ambientalista che stava investigando sulla pesca di frodo in Africa.

Gli attivisti che hanno ispezionato i pescherecci, al largo delle coste dell'Africa occidentale, hanno potuto constatare una situazione ancora più grave del previsto, con equipaggi composti per lo più da lavoratori africani ridotti praticamente in schiavitù.

L’EJF ha potuto constatare numerose violazioni dei diritti umani: lavoro forzato, violenze, confisca dei documenti, revoca del salario, mancanza di acqua pulita, incarcerazioni, obbligo di rimanere a bordo per mesi e, in alcuni casi, per anni. Una situazione che rende appropriata la definizione di schiavitù per gli standard delle Nazioni Unite. Il tutto in condizioni di igiene disastrose sia per gli uomini che per la conservazione del pescato.

La maggior parte dei membri degli equipaggi proveniva da Dakar, in Senegal. Altri erano stati reclutati all’estero da agenti, perlopiù in zone rurali della Cina, del Vietnam e di altri Paesi asiatici.

Negli ultimi quattro anni, l’organizzazione aveva scoperto diverse imbarcazioni che operavano senza licenze appropriate in acque interdette alla pesca al largo della Sierra Leone e della Guinea. I pescherecci riportavano numeri di registrazione europei, a indicare che avevano il permesso di esportare il pescato nei Paesi dell’UE e che, in teoria, rispondevano ai severi standard imposti dall'Unione in materia di igiene.


Medio Oriente: Iran, blogger condannato a vent’anni di carcere.
“Collaborazionismo con stati nemici, azione di propaganda contro il sistema di governo islamico, promozione di piccoli gruppi controrivoluzionari, gestione di siti web osceni e insulti alle figure religiose islamiche”. E’ la lista di accuse che è costata una condanna vent’anni di carcere (diciannove e mezzo, per la precisione) a Hossein Derakhshan, trentacinquenne attivista dalla doppia nazionalità iraniana e canadese, considerato il più famoso blogger del Paese.

La notizia del suo arresto è stata diramata dal sito semi-ufficiale Mashregh, che ha riportato come Derakhshan sia stato anche interdetto per cinque anni dall’attività giornalistica e dall’adesione a qualsiasi tipo di partito politico. Il blogger, che era stato arrestato nel novembre 2008, aveva scritto per anni su numerosi argomenti politici tra cui la libertà di espressione e le relazioni tra Iran e Israele.

Aveva fatto scalpore un suo viaggio del 2006 in Israele (in cui era riuscito ad accedere grazie al passaporto canadese), che aveva documentato quotidianamente sul suo blog con reportage in farsi e in inglese: un caso assolutamente unico per un blogger iraniano.

Per chiedere la liberazione di Derakhshan è possibile firmare una petizione online sul sito del Fatto Quotidiano, che ha dedicato un interessante approfondimento alla vicenda.

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