Letta, “panchina” già a rischio? E’ il Cav a imporre la sua musica!

Nella migliore tradizione della classica “commedia all’italiana” il premier (Letta), il contropremier (Berlusconi), le “spalle” (Alfano ed Epifani), la claque (il pubblico pagante), tutti recitano la parte assegnata dal copione e ognuno cerca di fregare la scena all’altro. Il regista (Giorgio Napolitano) guarda deluso, dal Colle, una scena annunciata, che dalla farsa può tramutarsi presto in tragedia.

Su tutti svetta Silvio Berlusconi, di fatto il vero “promoter” di questo show da baraccone che si consuma sulla pelle degli italiani e mette alla berlina nel mondo il Belpaese. A che gioco giochiamo? E’ evidente che il neo premier Letta – che pur proviene dagli oratori parrocchiani – non sa nulla di partite di calcio, né tanto meno sa qual è, nella squadra, il ruolo del “mister”.

Se è vero – come è vero -che il “proprietario” (Napolitano) della compagine ha imposto Letta premier (confermato poi dall’assemblea dei … soci dell’Azienda, cioè del Parlamento), lo stesso Letta ha il diritto-dovere di dirigere la squadra a suo insindacabile giudizio. Così succede nello sport: applausi e benefits se ci sono i risultati positivi, fischi e defenestrazione se la squadra non gira e perde.

Qui siamo messi ancor peggio, già alle prime sgambature pre-campionato e tutto è al limite dello sfascio. Si litiga non nello spogliatoio del dopo partita, ma addirittura nel pullmino che porta la squadra verso lo stadio (l’abbazia toscana). E non su una questione di lana caprina, ma su un nodo cruciale: giocatori importanti intendono tirare il pallone nella porta della propria squadra!

Pensare che l’accordo (?) raggiunto sul dopo Brescia fra Letta e Alfano – sotto dettatura da parte del Cav, via telefonino – possa reggere è pura illusione. Anche perché Letta non ha sciolto la sostanza politica del nodo, limitandosi a richiamare i suoi ministri indisciplinati alla forma (“No ministri in piazza e in tv, fino alle amministrative di fine maggio. Se no tutti a casa!”). Più che un ultimatum pare – non sembri irriverente - l’abbaiare dei … cani da pagliaio, i quali tacciono con le orecchie basse appena sentono l’odore del bastone del padrone. Tant’è che Alfano, portavoce del Cav a tempo pieno e vice premier e titolare del Viminale per hobby, ribatte altezzoso: “Il Pdl non abbassa le sue bandiere e resta con Berlusconi”.

In questo quadro il neo segretario del Pd Epifani pare il vaso di coccio fra vasi di ferro, un due di denari quando comanda l’asso di bastoni.

Dall’abbazia Letta uscirà con un pugno di mosche, perché è a Palazzo Grazioli (e ad Arcore) che si decide, con la spregiudicatezza e l’asprezza di un Berlusconi che si tiene ben stretto l’interruttore che tiene in vita l’esecutivo. Letta, e non solo lui, confida in Napolitano. Ma la corda già tesa, come potrà resistere ai prossimi strattoni di Berlusconi?

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