Medici per i Diritti Umani: Nei CIE violazioni dei diritti fondamentali


Oggi è stato presentato a Roma, dalla Onlus Medici per i Diritti Umani (Medu), il Rapporto Arcipelago Cie. L'indagine è stata compiuta nell'arco temporale di un anno (febbraio 2012-febbraio 2013), attraverso visite sistematiche negli undici Centri di Identificazione ed Espulsione presenti in Italia.

Il dossier, di oltre 200 pagine, si basa sul monitoraggio dei centri, sulle testimonianze dirette, degli stranieri e del personale interno, e sull'analisi di dati statistici. I rappresentanti di Medu hanno voluto sottolineare come lo studio svolto conduca ad una chiara conclusione:

I Centri sono inadeguati, dal punto di vista strutturale e funzionale, a tutelare la dignità e i diritti fondamentali dei migranti trattenuti, tra cui la salute e l'accesso alle cure

Molte sono le storie di vessazioni che emergono dal rapporto. Ci sentiamo in dovere di ricordarne qualcuna. A Gorizia un tunisino, affetto da una pesante forma depressiva, aggravata da atti di autolesionismo ripetuti e da un preoccupante stato di deperimento fisico, è rimasto nel centro quattordici mesi. Nel Cie di Torino, quaranta dei centoventi trattenuti totali sono in terapia ansiolitica: assumono farmaci pesanti senza controllo medico, generalmente impiegati nella terapia per il morbo di Parkinson e l'epilessia. Spesso l'uso di questi farmaci è destinato a pazienti tossico dipendenti. Infine dobbiamo rimarcare che elementi costanti di queste drammatiche storie di donne e di uomini sono condizioni igieniche malsane e il controllo capillare da parte della polizia.

I rappresentanti di Medu mettono in discussione anche il paradigma "ufficiale" che i Cie sarebbero uno strumento efficace per far fronte all'immigrazione clandestina:

L'insieme dei costi economici necessari ad assicurare la gestione, la sorveglianza, il mantenimento e la riparazione di queste strutture non appare commisurato ai modesti risultati conseguiti nell'effettivo contrasto dell'immigrazione irregolare

Ricordiamo che nel 2012 sono stati 7.944 i migranti trattenuti negli undici centri di identificazione ed espulsione italiani. Di questi solo la metà sono stati effettivamente rimpatriati con un tasso di efficacia (rimpatriati su trattenuti) del 50,54%. Inoltre, dopo il prolungamento dei tempi di trattenimento, nel 2011, da 6 a 18 mesi, le espulsioni sono aumentate solo del 2,3%. Infine nel 2012 sono stati 1.049 i migranti fuggiti dai Cie, il 33% in più rispetto al 2011.

Sulla vicenda Cie dovrebbe essere il Ministro degli interni, Angelino Alfano, a dare un segnale di inversione di rotta, cosa molto difficile dato il punto di vista sull'immigrazione del centro destra. L'atteso segnale appare ancora più remoto alla luce del rapporto sui centri di espulsione reso pubblico, dall'ex Ministro dell'Interno Cancellieri, lo scorso 19 aprile. Tuttavia continuare a tenere alta la pressione sulla politica e portare avanti campagne di sensibilizzazione ci appare non solo legittimo ma anche necessario.

In questo breve articolo si sono potuti toccare solo pochissimi aspetti che ineriscono al dispostivo Cie. Rimanere ancora indifferenti rispetto alla presenza di luoghi dove viene meno lo stato di diritto e vige quello di eccezione sono preoccupanti segnali di una democrazia fragile e di un paese che si sta impoverendo, non solo economicamente, ma anche culturalmente.

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